Esteri

La guerra non si farà, perché i bambini non la vogliono

proposto da Giuseppe Mazzella di Rurillo

La guerra non si farà perché i bambini non la vogliono. La Cina può mettere la pace

C’è un libro poco noto ed oggi praticamente introvabile.
É l’ultimo libro di Curzio Malaparte e non è un romanzo o la realtà romanzata di Malaparte come “Kaput” o “La pelle”.

É l’ultimo viaggio di Malaparte prima di morire. É una raccolta incompiuta dei suoi reportage per il settimanale “Tempo”. Si intitola: “Io, in Russia e in Cina”.
Il titolo non l’ha scelto lui ma chi fece la bella prefazione, Vigorelli credo, perché scrivo senza avere il libro sottomano letto oltre 50 anni fa. Il libro è degli anni ’60. Il viaggio di Malaparte in Russia ed in Cina é del 1956.
Malaparte scrive della sua ammirazione per i cinesi per come curano i bambini. Rimane colpito dalle attenzioni e dalle cure dei cinesi per i bambini. Ammira un Ospedale Pediatrico accanto a quello dove è ricoverato perché è colpito dal cancro.
Esterna la sua ammirazione al pediatra cinese che dice: “La forza del mondo è la bontà”. E ancora: “La guerra non si farà perché i bambini non la vogliono”.
Si era nel 1956, in piena guerra fredda. La Cina Popolare non era riconosciuta dagli USA e dall’Occidente. Il mondo viveva sul filo del rasoio. Ma il dottore cinese era sicuro che non ci sarebbe stata guerra “perché i bambini non la vogliono”. Nessuno avrebbe fatto del male ad un bambino.

Spero che qualcuno dei potenti in Cina oggi abbia ricordo della commozione di Malaparte – ed aggiungo la mia – per i bambini e convinca Putin a fare la pace.
Per i bambini.
G. M. d. R.

Curzio Malaparte

In condivisione con Ischia News & Eventi – 8 marzo 2022
Immagine di copertina, Ukraine, da Avaaz.org

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Integrazione del 9 marzo 2022 (cfr. Commento della Redazione)

7 Comments

7 Comments

  1. vincenzo

    8 Marzo 2022 at 17:57

    Bisognerebbe dirlo ai bambini americani, che lo gridassero ai loro presidenti: Basta fare guerre!

  2. Tano Pirrone

    8 Marzo 2022 at 19:13

    I bambini sono bambini. E basta. Non sono cinesi, americani, siciliani o ucraini. Sono bambini. Solo dopo la perdita dell’innocenza diventano ucraini, siciliani, americani, cinesi. Negli anni 80 sono stato diverse volte in Cina ed ho potuto conoscere bene costumi, abitudini… cultura. I bambini erano adorati ma senza melassa all’italiana. Si poteva avere un solo figlio, per limitare l’aumento della popolazione. La campagna ebbe un successo ma con grandi drammi nella Cina oscura delle campagne. Oggi la Cina è la prima potenza mondiale, qualunque cosa pensino gli americani, e quei bambini di cui Malaparte scrisse, e così bene Giancarlo Vigorelli a suo tempo prefece, oggi guidano la Cina e metteranno le toppe sul culo di un Occidente con le vergogne esposte malamente. I fattori sono diversi e complessi, ma sicuramente prioritariamente sono individuabili nella cultura maoista fortemente diffusa e realizzata e nella cultura confuciana. Le due cose nel tempo soverchiano i liberismi affamatori e le confessionalità bugiarde. Aspettiamo con ansia un intervento dei bambini cinesi per buttare acqua sul fuoco innescato dai bambini scemi occidentali.
    Devo ricordare con gratitudine il prefatore, grande critico letterario e giornalista di vaglia, uomo con le palle, disse no al fascismo, fu presidente dell’Istituto Luce e in qualità di segretario generale della Comunità europea degli scrittori nel giugno 1967 intervenne nel dibattito intorno ad una significativa lettera scritta da Alexander Solzenicyn ai membri del IV Congresso degli scrittori dell’URSS, dichiarando il proprio sostegno all’autore.

  3. Piero Vigorelli

    8 Marzo 2022 at 21:17

    Ringrazio di cuore Tano Pirrone per il suo ricordo di mio padre.
    Nel luglio del 1964 si tenne a Leningrado il primo congresso della Comes (Comunità Europea degli Scrittori). Mio padre pretese e ottenne da Kruscev di poter andare nella dacia dov’era recluso Solzenicyn. E’ stato il primo passo per la fine dell’ostracismo nei confronti dell’autore dell’Arcipelago Gulag.
    Non così, purtroppo, anni dopo, per la liberazione degli scrittori russi Siniavsky e Daniel. Nulla da fare, nonostante alcuni viaggi di papà a Mosca.
    Tornato in Italia, mio padre dichiarò chiusa l’esperienza della Comes.

    P.S. Ero presente al congresso di Leningrado, il mio “viaggio premio” per aver passato la Maturità a pieni voti. Ho conosciuto molti scrittori dell’Est e dell’Ovest, un’amicizia che con alcuni è durata per anni. E ho capito che per molti scrittori dell’Europa comunista la libertà era, semplicemente, avere un passaporto.

  4. Sandro Russo

    8 Marzo 2022 at 23:32

    Mi dispiace tarpare le speranze di Giuseppe e di quanti ci hanno creduto, ma temo proprio che a salvare la pace non saranno i bambini cinesi.
    La Cina, forse per essere così diversa da noi, è stata sempre mitizzata troppo – e citata a sproposito – dagli occidentali; massimamente da parte di una certa ala della sinistra, che se ne era letteralmente innamorata.
    Basterebbe dare una scorsa alla vastissima filmografia sulla Cina, da parte dei registi europei (massimamente italiani e francesi) per confermare l’entità della passione.
    I registi cinesi – a parte i film celebrativi o su commissione – ne fanno invece un ritratto meno (o per nulla) entusiasmante,
    Consiglierei di vedere per credere, un film emblematico, Vivere! di Zhāng Yìmóu, del 1994 (dal romanzo omonimo di Yu Hua (è emblematico come la scheda di Wikipedia relativa a questo scrittore, rechi in epigrafe la frase: “Ho scritto dell’odio, non potendo scrivere dell’amore”).
    Per una ulteriore angolazione posso riferire della mia esperienza di viaggio – un mese intero a fine 1995 – inizi ’96) nelle tre Cine:
    Hong-Kong, giusto in tempo prima che passasse formalmente alla Cina (1997) dopo il lungo protettorato britannico;
    La Cina Popolare. Che ha preso il tempo maggiore del viaggio in itinerari non turistici (da Canton fino a Shangai (non sono stato a Pechino, niente città proibita, grande muraglia né esercito di terracotta);
    – l’ultima settimana a Taipei, capitale di Taiwan (anche conosciuta come Cina nazionalista).

    Ebbene la mia impressione complessiva è stata quella di un popolo “senza cuore”, mercantile e utilitaristico. Perfino nei templi andavano a chiedere denaro e fortuna arrotolando a forma di sigaretta banconote di piccolo taglio. Un popolo così annichilito dalle vessazioni subite nei secoli e dalla lotta per la sopravvivenza da aver perduto empatia e compassione (pietas). La loro crudeltà – più precisamente: indifferenza nei confronti del dolore degli altri, degli animali in particolare – mi ha fatto una profonda impressione.

    Nel mio reportage di viaggio riporto tutte queste cose… grande capacità di lavoro e di sacrificio, sviluppo esplosivo; anche grande storia e cultura alle spalle ma, al presente, perdita della humanitas, che sarà pure un concetto occidentale, ma a loro è proprio sconosciuto.
    Dal mio viaggio tempo è passato, ma da quello che ho visto e sentito in proposito (ormai ho le antenne ricettive) le cose sotto questi aspetti sono solo peggiorate da allora.
    La posizione della dirigenza cinese sulla guerra in corso, non lascia presagire niente di buono… altro che i bambini cinesi ci salveranno!

    Il mio viaggio è raccontato in quattro puntate. Digitare: – Aiuto mi sono perso in Cina – nel riquadro CERCA NEL SITO, in Frontespizio.
    Qui il primo articolo:
    https://www.ponzaracconta.it/2016/10/29/viaggi-5-aiuto-mi-sono-perso-in-cina/

  5. Tano Pirrone

    8 Marzo 2022 at 23:47

    Per Vigorelli
    I bambini nati nei primi decenni dello scorso secolo (come mio padre, nel 1907 e suo padre nel 1913) furono ragazzi nel ventennio, subirono la guerra, ricostruirono l’Italia furono decisivi per assicurare una lunga pace che oggi generazioni successive non sanno più assicurare. Lo fecero perché sapevano che quando il risultato della battaglia è incerto, sacrificare gli eserciti è stupido e perdente in ogni caso. Seppero mediare e condurre al meglio possibile il mondo fino a questi anni 2000, in cui la trebisonda sembra perduta. Che strano, caro Vigorelli, non ho mai usato la locuzione “perdere la trebisonda”; mi è venuto istintivo scriverla, poi mi sono fermato e sono andato a cercare su Wikipedia. Ecco il risultato: «All’origine vi sarebbe il fatto che la città di Trebisonda (dal Greco Tραπεζοῦς (Trapezous), oggi Trabzon), affacciata sul Mar Nero, nell’antichità fu una sorta di faro per tutti i naviganti che viaggiavano sulla rotta tra Europa e Medio Oriente. Nell’antichità, prima gli elleni e i romani, poi i genovesi, commerciavano con i colchidi (in seguito chiamati Lazica). A quel tempo Trebisonda era un porto molto importante per fare una pausa e trovare la strada per i Colchidi. Perdere Trebisonda avrebbe significato perdere la Colchide.»
    Vorrà dire qualcosa?

  6. Tano Pirrone

    9 Marzo 2022 at 11:53

    Quasi tutto vero (gli occhi guardano dove la mente li punta), caro Sandro, ma nelle loro banconote non hanno scritto “In God We Trust”! Almeno quello…

  7. La Redazione

    9 Marzo 2022 at 16:21

    Piero Vigorelli ha inviato stanotte l’immagine di copertina del libro di Malaparte (Vallecchi ed., 1958) e il frontespizio della lunga prefazione (25 pagine) fatta dal padre, Giancarlo Vigorelli.
    Pubblichiamo le immagini in calce all’articolo di base.

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