Canzoni

Una canzone per la domenica (186). Nata dalla guerra, contro la guerra

di Franco Zecca

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In occasione del 10° anniversario della morte di Dalla, e con una guerra in corso, una canzone quasi obbligata…

Ho sentito parecchio tempo fa, da Lucio Dalla in persona durante un’intervista, che una sua canzone, Henna – l’ispirazione originale, almeno -, gli è venuta una notte mentre era in mare con la sua barca, nell’alto Adriatico, a nord delle Tremiti.
Forse era ancora con la sua prima barca, Catarro, che abbiamo visto anche a Ponza.

Da una panne della sua barca, a Napoli, la leggenda narra che sia nata Caruso, un’altra sua canzone famosa che è dell’86; Henna è del ’93, e le guerre nei Balcani sono cominciate nel ’91: probabile che fosse proprio Catarro.
Ebbene, raccontava Lucio, che stava per mare ed era notte – com’è profondo il mare… – vedeva in lontananza dei bagliori, e sentiva dei tuoni… Ma non era un temporale. Non c’erano temporali in arrivo, lo sapeva bene. Erano i rumori e i lampi di una guerra lontana, o forse anche il rombo di aerei che andavano a bombardare quella terra martoriata (1).

Noi che siamo andati per mare lo sappiamo cosa si prova quando si è soli nella notte… e quanti pensieri possono venire. A lui, perché era Lucio Dalla, venne l’idea, solo un abbozzo di idea, parole e musica, di questa canzone.

È un’immagine questa, che deve aver lavorato dentro di me, tanto che questa storia l’ho raccontata, la sanno anche i miei figli.
Ed è una canzone importante per Dalla.

Una particolarità del brano Henna (2), pubblicata nell’omonimo disco del 1993, è sicuramente la consuetudine di Lucio Dalla, di aprire sempre i concerti con questa preghiera, recitata dal compagno del cantautore emiliano Marco Alemanno. Queste parole hanno fatto per anni da apripista ai concerti, un immaginario che riflette il ripudio della guerra e della violenza, della frenesia della morte.
Il dolore diventa un simbolo che non si può ignorare, come quando canta: – Troppo sangue qua e là sotto i cieli di lucide stelle, nei silenzi dell’immensità. Ma chissà se cambierà oh non so, se in questo futuro nero buio forse c’è qualcosa che ci cambierà. Io credo che il dolore è il dolore che ci cambierà.
Una speranza, una piccola finestra sul mondo, per Dalla rimane sempre aperta, dove l’amore ci riavvicina alla natura e alla sua bellezza:
– Va bene io credo nell’amore, l’amore che si muove dal cuore che ti esce dalle mani e che cammina sotto i tuoi piedi, l’amore misterioso anche dei cani e degli altri fratelli animali. Delle piante che sembra che ti sorridono, anche quando ti chini per portarle via (Vincenzo Nasto, da https://music.fanpage.it/ )

Qui di seguito la canzone da Youtube, in una versione live  al Teatro Camploy Verona 2010. Nello spettacolo c’è anche Francesco De Gregori che si vede mentre Dalla canta –  fa capuzzella – in due occasioni, ma non partecipa alla presentazione

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Henna

Adesso basta sangue ma non vedi
Non stiamo nemmeno più in piedi, un po’ di pietà
Invece tu invece fumi con grande tranquillità
Così sta a me, a me che debbo parlare fidarmi di te

Domani domani domani chi lo sa che domani sarà
Oh oh oh chi non lo so quale Dio ci sarà
Io parlo e parlo solo per me
Va bene io credo nell’amore
L’amore che si muove dal cuore
Che ti esce dalle mani e che cammina sotto i tuoi piedi
L’amore misterioso anche dei cani
E degli altri fratelli animali
Delle piante che sembra che ti sorridono
Anche quando ti chini per portarle via
L’amore silenzioso dei pesci che ci aspettano nel mare
L’amore di chi ci ama e non ci vuol lasciare

Ok ok lo so che capisci ma sono io che non capisco cosa dici
Troppo sangue qua e là sotto i cieli di lucide stelle
Nei silenzi dell’immensità
Ma chissà se cambierà oh non so
Se in questo futuro nero buio
Forse c’è qualcosa che ci cambierà
Io credo che il dolore è il dolore che ci cambierà
Oh ma oh il dolore che ci cambierà

E dopo chi lo sa se ancora ci vedremo e dentro quale città
Brutta fredda buia stretta o brutta come questa
Sotto un cielo senza pietà
Ma io ti cercherò anche da così lontano ti telefonerò
In una sera buia sporca fredda
Brutta come questa
Forse ti chiamerò perché vedi

Io credo che l’amore è l’amore che ci salverà
Vedi io credo che l’amore è l’amore che ci salverà
Vedi io credo che l’amore è l’amore che ci salverà


Note

(1) – Racconta un certo Gian85, in un commento trovato sul web, sotto la canzone di YouTube presentata qui: “Mi permetto nel mio piccolo di dire che è la canzone contro la guerra dei balcani in tutti sensi… ero piccolo quando vedevo passare aerei partire da Pratica di Mare ed andare a bombardare …ho un sentimento interno verso questa canzone che pochi potranno capire”.

(2)HennaLawsonia inermis (L., 1753), nota col nome comune di henna o più spesso col corrispondente francese henné, è un arbusto spinoso appartenente alla Famiglia delle Lythraceae. Non so se ci sia una correlazione diretta con il nome della pianta… lo ipotizzo io, in base al significato benaugurante che ha, tra le popolazioni orientali (in India per esempio) e anche nord-africane, tingersi le palme delle mani, i piedi e altre parti del corpi con la tintura di henné

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