Editoriale

Epìcrisi 358. I propinqui e i remoti

di Tano Pirrone

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La precedente Epicrisi di Enzo Di Fazio (n° 357 del 30 gennaio), come di solito bella, piana e completa, si chiudeva con la notizia della rielezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica. Non era, egli notava, il mio sogno “impossibile” (I had a dream), ma corrispondeva a pieno alla scelta da me auspicata.

«Farò del mio meglio» ha detto Sergio Mattarella ad una delegazione di parlamentari salita al Colle per chiedere di dare la sua disponibilità alla rielezione.
In questa frase è racchiusa tutta la personalità del Capo dello Stato, di sentirsi, perché lo è, radicalmente, servitore dello Stato, cui la coscienza morale obbliga di anteporre l’interesse supremo della Repubblica ai suoi interessi personali. Sembra nel vile mondo di oggi di parlare di favole: invece, bisogna prendere atto che, ancora oggi, ci sono persone, gruppi, movimenti, che credono in questo principio e che ne fanno, nella loro prassi politica, bandiera non ammainabile.

A ottant’anni si dovrebbe avere tutto il diritto di riposarsi, o quanto meno di sottrarsi a situazioni eccessive di stress, ma la responsabilità – a cui la stragrande maggioranza del Parlamento e, certamente, del popolo italiano, hanno richiamato Mattarella -, non era delegabile, purtroppo, dispiace dirlo.

L’accoppiata Mattarella – Draghi è oggi in presenza di pesanti emergenze (pandemia, crisi sociale ed economica, crisi energetica e ambientale, crisi politica internazionale e crisi istituzionale) affrontate con ottimi risultati e per cui ci sono programmi ben precisi.
Coppia collaudata, dunque, e maggioranza che deve comprendere che non ci sono altre soluzioni, cercando di evitare fughe e furbizie qualunquiste.

Un plauso alla Redazione che il giorno 4 ha pubblicato per intero il discorso di insediamento, in cui le tre parole più ripetute sono state: dignità (18 volte), Italia (14) e Paese (11). Il Presidente è stato interrotto da applausi 55 volte, e in diversi passaggi da tutta l’aula (compresa, cioè, l’opposizione governativa). Trentotto minuti di durata e 55 interruzioni; alla fine una standing ovation di 4 minuti e 25 secondi, come alla Scala in occasione dell’inaugurazione della stagione lirica.
Ho seguito tutta la cerimonia e devo riconoscere che mi sono emozionato e mi sono sentito orgoglioso di essere membro di questa comunità nazionale e anello -pur debole e trascurabile – della catena di dignità che Mattarella ha chiaramente esposto.

Non è – lecitamente – d’accordo tal Vincenzo, apponente un commento nichilista, che in altri tempi e in altre situazioni avrebbe attratto la mia vis polemica, facendomi rimbeccare punto per punto. Aggiungo soltanto la nota critica che questa settimana tocchiamo apice e fondo (discorso e commento) proprio nel caso citato. Non c’è molto da aspettarsi, d’altronde, né di meglio: basta leggere i colloqui fra il nostro e Mariano De Luca. Verso la fine del primo colloquio, dopo che lui ha parlato tanto bene di una Amministrazione del passato, sornione Mariano gli dice: «Vincenzo, ma tu quell’amministrazione l’hai avversata! Io mettevo in giro manifesti che tu scrivevi!». È così ha fatto per tutte (per quel che ne so, io foresto). È stato sempre contrario, anche se c’erano suoi amici dentro! È chiaro che è ‘tarato’ per la distruzione, non per costruire. Poi lui si arrampica sugli specchi, per rispondere…

Tiremm innanz, restando però propìnqui, ché i due colloqui citati prendono di petto l’approccio ponzese all’amministrazione locale della cosa pubblica, alla ricerca di nuove soluzioni per il tempo presente e futuro.


Dell’Amministrazione dell’Isola e della “Politica” (Si parva licet compónere magnis), trattano anche la nota redazionale Il cimitero di Ponza non trova pace e la risposta dell’Amministrazione: sembra tutto chiarito, ma, secondo me, gatta ci cova! Nello stesso ambito politico-amministrativo rientra a mio avviso il bel pezzo di Francesco De Luca, che messo sotto l’etichetta di “Ambiente e natura”, dovrebbe stare su “Politica e nostalgia”: «Parliamo, Silverio e io, e ci accaloriamo. Ci teniamo volutamente lontani da considerazioni politiche, così come da giudizi personali. Rimaniamo ristretti nell’ambito del ricordo. Qui già fa freddo se poi ci avveleniamo l’animo, finisce che il Covid supera le barriere degli anticorpi vaccinali. Noi siamo di una certa età…».
Forse sta qui la forma dello Start per tornare a parlare di politica e a farla, con urgenza e scrupolo, ché i tempi sono scaduti e la campanella suona per tutti noi, senza esclusione.


I “vecchi” (i veterani, se volete!) sono chiamati a scendere in agone per primi, rinviando sine die i rancori e le memorie acide; devono farlo per i loro nipoti e i loro figli (e per loro stessi e per il loro padri!). Sono molti i sentieri che portano alla stessa meta; scegliere con calma e senza pregiudizi quello più sicuro è compito dei veterani, su cui sempre e comunque grava la responsabilità del destino della loro comunità… Mattarella docet! Gravitano attorno a questo asse, congruamente, il siparietto di Francesco De Luca (Chi ascende e chi discende) e la lettera aperta di Danilo D’Amico, che reclama alle forze della ragione da lui rappresentate il diritto di essere Maggioranza e Opposizione, Carne e Pesce, Montagna e Marina, Maschio e Femmina, Corto e Lungo, Duro e Mollo, Alto e Basso, Dolce e Amaro, Bello e Brutto.

Coi peli delle braccia ben dritti mi dirigo verso i territori circonvicini, da cui giungono echi di varie attività: Casamicciola, il cui tremore non cenna a scemare, l’agro pontino e i suoi vini che sgorgano copiosi e che han nel Biancolella delle Antiche Cantine Migliaccio di Ponza un’avanguardia di tutto rispetto; sinergie tra Procida e Ventotene, dove, òhi òhi, precipita la giunta sul limitar della volata finale: indiziato il Che fare per i fondi Pnrr: cominciare dai fondi non conviene quasi mai! L’altra piatto della bilancia riceve l’annuncio che l’ex complesso alberghiero Marina di Castellone, confiscato dieci anni fa alle ecomafie è ora nelle disponibilità del Comune di Formia: cinicamente mi aspetto che se ne faccia un buon uso, che pesi poco o punto sulle tasche dei contribuenti e che serva in qualche modo a spostare in avanti il gioco strano e tortuoso della crescita comune.

Omaggio: due articoli hanno ricordato il voto alle donne (leggi qui e qui), che prima erano considerate non capaci di intendere e di volere, di scegliere i loro rappresentanti, di dire la loro, anche e prima di tutto su questo. Erano altri tempi, lotte e arretramenti hanno costellato questi decenni; la battaglia ancora infuria e cadono nelle prime linee (spessissimo le loro case e per mano dei loro prossimi), ma un sorso di soddisfacente orgoglio bisogna pur berlo: ben tre donne sono oggi al comando dell’Europa: Christine Lagarde alla Bce, Ursula von der Leyen alla Commissione e adesso (in sostituzione del nostro carissimo David Sassoli) la maltese Roberta Metsola al Parlamento. È importante, forse decisivo, ma non basta. La battaglia si combatte dovunque, casa per casa, ufficio per ufficio… tutti siamo chiamati a parteciparvi attivamente, salvando le donne salveremo tutti.

A proposito di donne, abbiamo parlato di Monica e del suo addio. Non la vedevamo più da oltre vent’anni, e di lei ricorderemo sempre la sua bellezza senza tempo e le mille immagini di donne libere e forti che la sua grandezza di attrice ha scolpito nella nostra memoria collettiva. Scomparsa nella nebbia imperscrutabile di una malattia senza ritorno è rimasta viva nei nostri cuori, come Monica, come Maria Luisa Ceccarelli, come Claudia, Valentina, Vittoria, Giuliana, Dolores, Modesty Blaise, Assunta, Raffaella, Adelaide, Nini Tirabusciò, Floria Tosca, Teresa, Dea fino a Margherita, sua ultima maschera nel film da lei scritto e diretto “Scandalo segreto”. Aspettaci, Monica, che al termine della nostra avventura, ti raggiungeremo per essere più felici e meno soli.

Dici donne e senti libri: dall’Alice nel Paese delle Meraviglie autobiograficamente tirato fuori dal cilindro dalla nostra carissima amica MacPath, che in forma di coniglio bianco firma l’omaggio del mai abbastanza lodato libro del chiacchierato Lewis Carroll (chiacchierato, non nel senso verdoniano del Feroci di Gallo Cedrone, ma ben peggio). Frusciano le pagine e seguendo ad occhi chiusi l’invito c’infiliamo nei due articoli di Pasquale Scarpati (acuto ed originale come sempre, di gran mestiere: leggi qui e qui) e ci ficchiamo con prepotenza nel bell’articolo del Russo di Ferro: Il senso della scrittura… e della lettura, cui ho contribuito con un piccolo ma sentito commento.

Imperdibile, come l’ultimo arrivato sui banconi di Ponzaracconta: tutto pescato nel mare di Napoli col peschereccio Horcynus Orca, al comando del capitano Arrigo, Stefano D’Arrigo da Alì Terme (l’Alì Marina della mia infanzia).

In coda, perché non si dimentichino facilmente e per sottrarli ad ogni zefirello di polemica, ho lasciato i due saluti indispensabili: quello di addio per Aniello, che ben prima di ogni sopportabile limite ha lasciato per sempre la comunità, con l’adeguato dolore di compaesani, amici e congiunti; e quello di benvenuta a Mayra Mazzella, venuta a pareggiare i conti, atterrando sul piatto della bilancia con il suo “elicottero felice”.

2 Comments

2 Comments

  1. vincenzo

    6 Febbraio 2022 at 10:40

    Sarò un po’ lungo, ma come è mio carattere non amo sottrarmi alle amabili provocazioni.

    Caro Sandro nella vostra epicrisi non capisco l’astio che mettete contro l’unica voce, che con moderazione, si discosta dalla linea filo governativa.
    Voglio farti notare che in questo governo ci sono tutti: dall’amato (da voi) PD e affini agli odiati (da voi) cinque stelle, Forza Italia (dell’odiato Berlusconi), per non parlare dell’odiata Lega. Stanno tutti insieme e secondo voi perché? La Meloni sta fuori ma anche lei e il suo gruppo che non ha votato Mattarella poi ha applaudito il discorso di Mattarella.
    C’era una volta la Politica spiegabile e comprensibile ora non più!
    Questo Governo “dei migliori” dove ci sono insieme tutti “i buoni e i cattivi, i belli e i brutti” è stato messo insieme dal Presidente Mattarella e dal mitico Mario Draghi. Dico mitico perché Mario non nasce dal nulla ma è cresciuto a “loro immagine e somiglianza” almeno dal 1992.

    Ora che dire di questo Governo dei migliori?
    Sta operando da due anni, sulla società italiana e sulla struttura democratica italiana con decreti ministeriali. Una cosa buona? Il parlamento non apre bocca, vota e basta. C’è l’emergenza che rimane infinita. Assistiamo come popolo, inermi e attoniti a spettacoli televisivi dove esperti virologi dicevano “tutto” e oggi dicono “il contrario di quel tutto”. I cittadini italiani vedono concretamente la loro vita stravolta, la loro vita mutata in peggio e temono che cambierà ancora di più in peggio. La maggior parte degli italiani si è fatta inoculare tre dosi di siero genico. La maggior parte degli italiani ha il green pass. Sempre la maggior parte degli italiani ha oggi i ristoranti e gli alberghi aperti ma vuoti perché la gente non esce più di casa. Il green pass non ha fermato il contagio, ma ha certamente impedito ad una parte di popolazione (il 10%), di vivere! Questo 10% non può uscire di casa, né lavorare. Il sottosegretario Sileri (per dirne una) di questa discriminazione, si vanta dicendo in televisione: “Renderemo la vita difficile a questi… (no-vax). Questo 10% di popolazione nella Repubblica, che fu di Pertini, viene emarginata, senza lavoro e senza più diritti. La maggior parte degli italiani con tre dosi (90%), vivono ancora con la mascherina e quelli che hanno solo due dosi non possono neanche andare a prelevare la pensione.
    Il governo dei “migliori” ha diviso il paese e per riconoscersi degni di questo paese bisogna mostrare la tessera verde.

    Ma questo succede solo in Italia. In Inghilterra hanno riaperto tutto e la gente ha ripreso a vivere. Perché solo in Italia succede questo? Perché in altri paesi – pur essendoci stata la stessa pandemia – non è successo quello che sta succedendo in Italia? In questa Italia in cui io vivo.
    Se tutti i Partiti condividono questa linea politica-sanitaria ma anche economica a chi il cittadino deve rivolgersi per far capire che le cose non sono come vengono raccontate dal governo e dalla televisione?
    Questa epicrisi, è scritta da un uomo che è sicuramente un privilegiato. Buon per lui, il suo frigorifero sarà pieno di cibo, la sua casa sarà calda e confortevole. Non ha preoccupazioni per il futuro. Evidentemente può pagare la bolletta della luce e del gas che sono aumentate del 50%. Non deve fare i conti con gli spiccioli di paghe da fame. Non deve evidentemente fare i conti con la disoccupazione, con la perdita del lavoro per motivi ideologici (non certo sanitari).

    Passo al secondo punto di questa epicrisi che mi chiama in causa.

    Mariano dice: Vincenzo ma tu ora dici che il progetto Castalia era ottimo ma tu l’hai combattuto”.
    Io scrivo questo, potevo anche non scriverlo ma lo scrivo per poi rispondere: “amico una cosa è la teoria, una cosa è l’applicazione di questa teoria. Io ho apprezzato la teoria, il progetto Castalia, ma non chi lo doveva mettere in pratica”.
    Il problema è sempre lo stesso e faccio un altro esempio: I cinque stelle, io li Ho votati, come tanti cittadini italiani. Hanno preso il 32% dei consensi con un programma elettorale opposto a quello che stanno mettendo in pratica al governo. Io non posso accettare questo tradimento “del contratto elettorale”! I Cinque Stelle per me oggi sono dei trasformisti. Lo stesso vale per gli elettori della Lega nei confronti dei loro leader.
    Se il PD da anni non porta più avanti istanze che difendono i diritti del popolo, posso continuare a votarli perché ritengono di appartenere alla sinistra?

    Coerente a questa mia natura che mi fa essere sempre vigile e critico voglio mettere in evidenza un passaggio nel discorso di Mattarella che ho apprezzato:

    “Occorre evitare che i problemi trovino soluzione senza l’intervento delle istituzioni a tutela dell’interesse generale: questa eventualità si traduce sempre a vantaggio di chi è in condizioni di maggior forza. Poteri economici sovranazionali tendono a prevalere e a imporsi, aggirando il processo democratico”.
    “ (…) i regimi autoritari o autocratici rischiano ingannevolmente di apparire, a occhi superficiali, più efficienti di quelli democratici, le cui decisioni, basate sul libero consenso e sul coinvolgimento sociale, sono, invece, ben più solide ed efficaci. La sfida, che si presenta a livello mondiale per la salvaguardia della democrazia, riguarda tutti e anzitutto le istituzioni. Dipenderà, in primo luogo, dalla forza del Parlamento, dalla elevata qualità della attività che vi si svolge, dai necessari adeguamenti procedurali”.
    Bravo Presidente a questo passaggio mi alzo in piedi e applaudo!

    Termino: Abbiamo bisogno di un Parlamento di uomini liberi e fedeli alla Costituzione!

  2. Tano Pirrone

    6 Febbraio 2022 at 19:10

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