Dibattito

La Storia non ci assolverà

di Sandro Vitiello

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Ditemi, dov’era Dio, ad Auschwitz? …E l’uomo dov’era?

Abbiamo archiviato la “giornata della memoria” e ne abbiamo scritto.
Abbiamo fatto bene perché nessuno dimentichi, e anche perché nessuno si permetta di fare paragoni assurdi tra la storia – quella scritta a lettere maiuscole – e il momento poco felice che stiamo attraversando con la pandemia.
Ricordiamo il genocidio del popolo ebraico, lo sterminio programmato di milioni di persone a cui misero mano migliaia di professionisti, adeguatamente istruiti dal regime nazista.

Noi ricordiamo ogni anno questa immane vergogna perché fu qualcosa di immaginabile ma noi la ricordiamo anche perché qualcuno è sopravvissuto ed ha trovato il modo giusto per raccontarla.
Se non si conserva la memoria, se non si trova il modo di raccontarla, se non si riesce a trasmettere l’idea di quanto è avvenuto, quanto è successo può essere dimenticato, può essere cancellato… come lacrime nella pioggia.

Il nostro tempo non è immune alle tragedie umane.
Forse all’orizzonte non apparirà così facilmente un altro Hitler ma gli uomini e le donne non sono al sicuro.
Non tutti sono al sicuro.
Da anni ormai assistiamo a fenomeni migratori legati sia all’instabilità di alcune nazioni – Corno d’Africa, Siria, Afghanistan ecc – sia alla crisi economica – Africa subsahariana e sud del mondo in genere- e i milioni di persone che si muovono verso luoghi più sicuri lasciano alle loro spalle una scia di morti. Abbandonati nel deserto dell’Africa, nelle profondità del Mediterraneo o nelle carceri libiche.


Abbiamo appaltato a uomini “senza dio né legge” il compito sporco di evitarci l’incombenza di doverci misurare con quanti cercano di raggiungere le nostre coste, nella speranza di un futuro migliore.
La crisi climatica accentuerà maggiormente i fenomeni migratori eppure niente di concreto si mette in campo per evitare che intere zone del pianeta vengano condannate alla miseria.
Questi uomini e queste donne che muoiono in silenzio fuori dalla porta di casa nostra sono fatti della stessa carne nostra, di quella dei nostri figli, della stessa carne del popolo ebraico.


Eppure sono uomini senza storia, condannati a rimanere anonimi.
Invece la loro “non storia” ci riguarda e se non saremo capaci di dare risposte concrete, se daremo ancora consenso a certi seminatori di odio, noi saremo complici di queste morti.

Abbiamo davanti a noi due compiti fondamentali; dare voce a quanti non riescono a far sentire le proprie sofferenze e dare la possibilità di vivere dignitosamente a chi ha avuto la sfortuna di nascere nel posto sbagliato.
Se non saremo capaci di trovare soluzioni adeguate saremo destinati alla condanna della storia e forse a vedere morire la nostra casa comune.

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