Ambiente e Natura

La storia raccontata dai film (20). Guerra, ‘tarramoti’ e altri scompigli, a Napoli

di Sandro Russo e Gianni Sarro

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Era stata un’idea buttata lì, da approfondire e svolgere, con Gianni Sarro, maestro del nostro Corso di Cinema. Insieme abbiamo visto un bel numero di film che avevano Napoli come teatro dell’azione (1) e abbiamo pensato che ce n’era abbastanza per fare una o più puntate dedicate a Napoli della nostra serie “La storia raccontata dai film”. E certo che ci lavoreremo; ma intanto…
I film e le letture si avvicendano e lasciano ciascuno qualcosa, che si sedimenta e lavora sotto, fino a coagularsi in un’idea…

Certo che Napoli ne ha passati di guai! Il periodo che abbiamo focalizzato è stato quello intorno all’ultima guerra e agli anni dell’immediato dopoguerra (nella lista in nota ci sono le date in cui i fatti si svolgono), anche se la storia delle sciagure che hanno funestato la città di Napoli è ben più vasta e di lunga durata.
Qui ricordiamo fatti avvenuti tra il ’43 e il ’44.

Iniziamo con un evento sconvolgente avvenuto quando ancora la città era occupata dai tedeschi.
Il 28 marzo 1943 un incendio interessò la Caterina Costa, nave da carico che trasportava armamenti e munizioni, ormeggiata nel Porto di Napoli. Ci sono notizie contrastanti sull’innesco dell’incendio: se accidentale o dovuto a sabotaggio.
Ci fu anche un forte antagonismo fra italiani e tedeschi: i primi volevano portare, con un atto di indubbio eroismo, la nave in fiamme lontana dal porto; i secondi, più interessati a recuperare le armi e i mezzi a bordo, convinti di poter spegnere l’incendio.
Fatto sta che la nave esplose, distruggendo il molo, le altre imbarcazioni e i palazzi circostanti e causando 600 morti e tremila feriti [una tragedia di dimensioni anche maggiori rispetto alla recente esplosione nel porto di Beirut del 2020 (2)].

L’onda d’urto e materiale di ogni tipo proiettato a distanza con grande violenza investirono Napoli. Dal porto partirono pezzi di nave, di cannoni e altro ancora, che arrivarono fino a piazza Garibaldi, Borgo Loreto, la Sanità, piazza Carlo III e ai Quartieri Spagnoli, provocando numerosi feriti. Fu colpita la Stazione Centrale dove alcune schegge appiccarono incendi ai vagoni in sosta, presero fuoco i Magazzini Generali e si dice che proiettili e detriti arrivarono fino al Vomero, alla collina dei Camaldoli, a Soccavo e a Pianura. La torretta di un carro armato si incastrò nel tetto del Teatro San Carlo dopo un volo di cinquecento metri, un pezzo di nave abbatté due fabbricati al Ponte della Maddalena, un altro si conficcò nel tetto di un palazzo di via Atri. Fu colpita anche una facciata del Maschio Angioino. Una lamiera veloce quanto un proiettile trafisse l’orologio della chiesa di Sant’Eligio ubicata nel centro storico della città a ridosso della zona di piazza Mercato. L’edificio gotico, costruito nel 1270, è la più antica costruzione di epoca angioina (fonte: Wikipedia). L’ora dell’orologio si fermò nel momento dell’esplosione (3).

Rispettando l’ordine cronologico degli eventi, si inserisce qui la vicenda de Le quattro giornate di Napoli, l’insurrezione popolare con la quale, tra il 27 e il 30 settembre 1943, durante la seconda guerra mondiale, la popolazione civile e militari fedeli al Regno del Sud riuscirono a liberare la città di Napoli dall’occupazione delle forze tedesche della Wehrmacht (4), a loro volta appoggiate da gruppi di fascisti locali.

Il moto consentì alle forze Alleate, al loro ingresso a Napoli il 1º ottobre 1943, di trovare la città già libera dai tedeschi, grazie al coraggio e all’eroismo dei suoi abitanti ormai esasperati e ridotti allo stremo per i lunghi anni di guerra.
Napoli fu la prima – in Italia ma anche tra le grandi città europee – a insorgere, spontaneamente e con successo, contro l’occupazione tedesca. [se ne dirà in un prossimo articolo, a proposito del film di Nanni Loy (v. sotto in Note).

’Ncopp’u cuotte, acqua vulluta! – Sopra l’ustione, acqua bollente… Pare il detto che fotografa la situazione di Napoli, come ci si è presentata alla visione dei primi due film che consideriamo: il docu-film Naples ’44 di Patierno e La pelle della Cavani (cfr. sequenza temporale in Bibliografia, alla nota 1). Entrambi tratti da antecedenti letterari: rispettivamente il romanzo-reportage di guerra di Norman Lewis (1908-2002), ufficiale inglese (di stanza a Napoli nel ’44) che gli episodi descritti (prima a Napoli e poi in Sicilia e Sardegna (5), li ha vissuti sul campo… ed è un reporter formidabile; quindi (con La pelle) Curzio Malaparte (che a suo tempo fece arricciare il naso a molti, per la crudezza delle cose che raccontava); e il film non è da meno!

Il docu-film di Patierno del 2016 è giocato tra passato e presente (in b/n e a colori, rispettivamente). C’è una voce narrante (di Adriano Giannini, figlio d’arte) e la figura di un anziano, ripreso quasi sempre di spalle, che ripercorre, nella Napoli moderna, i passi della vicenda che si va narrando con immagini in bianco e nero su documenti d’epoca.

Il terremoto associato all’eruzione del Vesuvio del 24 marzo del ’44 è citato e mostrato in entrambi i film, più immaginifico – scene notturne con caduta di pietre e lapilli, incendi e panico conseguenti – quello della Cavani rispetto al più sobrio docufilm Naples ’44 (in cui il primo film è comunque citato con l’inserimento di alcune scene). Comunque, data la presenza delle truppe americane che occupavano la città è il meglio documentato con riprese e foto. Pernicioso e distruttivo peraltro, per interi paesi alle pendici del Vesuvio – forti colate laviche giunsero fino a Cercola, dopo aver invaso e parzialmente distrutto gli abitati di Massa di Somma e di San Sebastiano, uno dei comuni più colpiti. Lewis ricorda la gente inginocchiata a pregare a pochi metri dalla colata di lava che lentissimamente  stava inghiottendo il paese, e le statue dei due santi, che portate a spalle dai fedeli, svettavano sulle macerie: San Sebastiano e San Gennaro, fatto arrivare in segreto e in tutta fretta da Napoli, pronto a intervenire, nel caso il primo santo avesse fallito.
Gli eventi sismici ed eruttivi più violenti ebbero luogo tra il 18 e il 26 marzo, con 26 vittime causate per la maggior parte dai crolli dei tetti delle abitazioni

Eruzione del Vesuvio del 1944 (foto aerea)

Per tranquillità dei nostri lettori l’eruzione del 1944 è a oggi l’ultima del Vesuvio e segna la transizione del vulcano dalla fase di attività allo stato di quiescenza – NdA).

Eruzione del Vesuvio del 1944 (foto d’epoca a colori)

Ma il libro di Lewis (e il docu-film di Patierno) registra altre tragedie: una grande esplosione provocata da mine accumulate dai tedeschi prima della ritirata con numerose vittime e un esodo dalla città di proporzioni bibliche (si parla di un milione e mezzo di persone) prima della riattivazione della rete elettrica cittadina da parte degli Alleati. S’era sparsa voce – recepita anche dai comandi militari – che i tedeschi avessero collegato delle mine che sarebbero esplose al momento del collegamento dell’elettricità. Per fortuna questo si rivelò un falso allarme, ma gli spostamenti e i disagi furono enormi!
In quei mesi fecero poi la comparsa a Napoli il vaiolo e il tifo (il tifo petecchiale, trasmesso dalle pulci e dai pidocchi).

Il terremoto‘o tarramote… ‘o tarramote! -, nel contesto di un’attività sismica più ampia e di maggior durata – l’eruzione del Vesuvio del 1944 – è sempre un evento focale che si imprime nella memoria! Ognuno ricorda cosa stava facendo proprio in quel momento! Ed è anche un formidabile innesco letterario! Non si può far a meno di ricordare il più famoso terremoto del 1883, di cui fa menzione Diego Lama in un bel giallo recensito sul sito Tutti si muore soli. L’Autore inserisce nel libro le ripercussioni a Napoli del vero terremoto che avvenne la sera del 28 luglio 1883 – più precisamente, tutta la vicenda del libro si svolge, con scansione oraria, in quel giorno – con epicentro a Casamicciola d’Ischia, in cui perirono duemilatrecento persone, tra cui anche i genitori di Benedetto Croce, mentre lui rimase gravemente ferito.

A questo punto, dopo tante disgrazie, volevo chiudere con una scena di speranza, ripresa dal film La pelle. Quando, dopo la cupa cerimonia in chiesa e la liquefazione del sangue di San Gennaro, il soldato americano e la ragazza napoletana (Jimmy e Maria, la vergine di Napoli) escono alla luce, nel colonnato antistante la chiesa, tra la gente e parte un canto di speranza: Jesce sole, la più antica canzone napoletana a noi pervenuta (data al 1200).
Non l’ho trovata in rete, e mentre ci organizziamo in proprio per tagliarla e riportarla qui, ne propongo un’altra versione, di Antonella D’Agostino, nella versione di Roberto De Simone (elaborata per lo spettacolo teatrale La gatta Cenerentola); regia Michael Radford

 

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Note

(1) Lista dei film considerati (sono elencati in ordine temporale rispetto alla vicenda che descrivono, non per data di produzione) 

  1. Il resto di niente – Film del 2004 diretto da Antonietta De Lillo, tratto dall’omonimo romanzo di Enzo Striano. Racconta la vita della nobildonna Eleonora Pimentel Fonseca sullo sfondo della rivoluzione napoletana del 1799.
  2. Tutti a casa – (Comencini; 1960). Lo sbando dell’esercito italiano dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. La vicenda del film si conclude durante le quattro giornate di Napoli, con la cacciata dei tedeschi.
  3. Le 4 giornate di Napoli (Nanni Loy; 1962). Il film, ispirato al libro di Aldo De Jaco La città insorge: le quattro giornate di Napoli (del 1956), descrive la rivolta popolare scoppiata a Napoli spontaneamente a seguito della fucilazione di alcuni marinai italiani il 28 settembre del 1943 e che in quattro giorni sconfisse e mise in fuga le truppe tedesche dalla città prima dell’arrivo degli Alleati.
  4. NAPLES ’44 – è un film documentario del 2016 diretto da Francesco Patierno. È tratto dall’omonimo testo di Norman Lewis (del 1978). Ambientato a Napoli nel 1943-’44;
  5. La pelle – Film di Liliana Cavani del 1981, dal libro omonimo di Curzio Malaparte (scritto tra il 1944 e il 1945, e pubblicato nel 1949)- Ambientato anch’esso nella Napoli del 1944 dell’occupazione americana);
  6. Paisà – (Episodio napoletano; Roberto Rossellini; 1946). Ambientato nella Napoli degli scugnizzi, nel ’44, durante l’occupazione americana;
  7. Viaggio in Italia (Rossellini; 1954). Ambientazione a Napoli e dintorni, contemporanea all’epoca del film;
  8. La sfida – Il primo film di Franco Rosi; 1958: la Napoli contemporanea al film, sulla guerra per bande per il controllo del mercato ortofrutticolo
  9. Le mani sulla città (Franco Rosi; 1963)

(2) – L’esplosione di Beirut si è verificata nell’area del porto della città libanese il 4 agosto 2020 intorno alle ore 18:08, uccidendo 214 persone e ferendone altre 7 000. L’esplosione principale è stata collegata a 2750 t di nitrato d’ammonio che erano state confiscate nel 2014 da parte del governo libanese dalla nave abbandonata M/N Rhosus e depositate nel porto senza misure di sicurezza fino al giorno del disastro

(3)Come in quell’altra esplosione con l’altro orologio fermato all’ora dello scoppio… Il 2 agosto 1980 alle 10:25, la strage di Bologna – NdA].

(4) – Intrusione dell’Autore – A questo punto la preparazione dell’articolo si è alquanto rallentata, bloccata, per aver avuto l’Autore – come un flash – il ricordo della descrizione del tedesco accerchiato dagli scugnizzi… Un episodio delle quattro giornate di Napoli, in quel libro maestoso, unico, meraviglioso, che è  Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo. Sarà materia di uno spin off prossimo venturo.

(5) – Norman Lewis (1908- 2003). Alcuni titoli di suoi libri: The Honoured Society. The Mafia Conspiracy observed, London: Collins, 1964; Harmondsworth: Penguin, 1967; con il titolo: The Honoured Society. The Sicilian Mafia observed, epylogue by Marcello Cimino, London: Eland, 1984. I banditi di Orgosolo, La Piccola Biblioteca di Ulisse | Varia EDT/ 2015 [Con il titolo Banditi a Orgosolo anche un film del 1961 diretto e prodotto da Vittorio De Seta, non in rapporto con il libro]

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