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I miei primi cinquant’anni

di Giuseppe Mazzella di Rurillo

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1972-2022 – 50 anni di giornalismo

Quest’anno il mio tesserino “verde” di iscrizione all’ordine dei giornalisti compie 50 anni. L’ho sempre tenuto nel cassetto del comodino con l’aggiunta dei bollini annuali di rinnovo e molto raramente l’ho portato con me nel taschino della giacca. Non ho voluto mai cambiarlo nel “rosso” voluto dall’ordine quasi per rafforzare la categoria divisa in due “elenchi”.50 anni sono mezzo secolo. Forse bisognerebbe dedicare una riflessione profonda sul “giornalismo” e sul “pubblicismo” di oggi al tempo di internet e dei social.
Come conservare una “professione”? Ha ancora un senso ed un ruolo un ordine professionale? Ha ancora senso e voce una “Federazione Nazionale della Stampa Italiana” (FNSI) come sindacato “corporativo” o forse é tempo di confluire nel Sindacato Confederale CGIL-CISL-UIL? Che qualità di “stampa locale” si può offrire oggi al lettore?
Mi pongo questi interrogativi per un anno “difficile” come sarà il 2022 perché dobbiamo uscire dalla pandemia e costruire nuovi assetti economici sociali istituzionali.
“Quando la gioventù è andata via, forse è la saggezza che gli viene in soccorso” (Churchill) o forse “L’esperienza è un pettine per chi ormai non ha più capelli”?

Di Giuseppe Mazzella. Del 3 gennaio 2022; in condivisione con Ischia News & Eventi

3 Comments

3 Comments

  1. Sandro Russo

    5 Gennaio 2022 at 16:49

    Nel congratularmi con l’amico Giuseppe Mazzella – diventato amico in anni di collaborazione con il sito, diuturni messaggi mail/whatsapp e qualche sporadica “puntata” a Ischia –, e nell’augurargli lunga vita professionale e biologica, non resisto alla curiosità di sapere perché ha scelto proprio quella foto.
    Perché la “seduta sparaspilli”? Non poteva essere scocca-dardi, o spara-punesse:
    Qualche intento metaforico forse?
    Avanti giornalista… Che storia c’è dietro?

  2. Luisa Guarino

    6 Gennaio 2022 at 17:53

    Rallegramenti affettuosi al nostro Giuseppe per le sue nozze d’oro con il giornalismo. In effetti tutti i suoi interrogativi sono più che legittimi: infatti il nostro Ordine, come credo quasi tutti gli altri, è un gran “carrozzone” pieno di formalità e burocrazia. Ci sono moltissimi “pubblicisti” (anche tra i direttori) e molti “professionisti”: prima di poter accedere a questa seconda qualifica però bisogna fare diciotto mesi di praticantato (non so se da quando l’ho fatto io la durata è cambiata) regolarmente assunti e pagati. Dopodiché si fa un esame che consta di scritto e orale: se lo superi diventi professionista.
    Ma in un giornale la prima cosa che ti dicono è: “Posso assumerti sì, ma non con uno stipendio da professionista, mi dispiace… “. Vabbè, mi sarò tolta la soddisfazione! Ancora le migliori felicitazioni, caro Giuseppe.

  3. Giuseppe Mazzella di Rurillo

    8 Gennaio 2022 at 08:30

    Ringrazio sia Sandro Russo sia Luisa Guarino per i loro commenti augurali per i miei primi cinquant’anni di iscrizione all’ordine dei giornalisti. La piccola nota mi è venuta alla penna solo perché mi è arrivato il bollettino di pagamento della quota annuale per il 2022 e così ho contato 50 “bollini”. Quando mi sono iscritto a Napoli il collegio era inter-regionale di Campania e Calabria. La sede napoletana era ospitata nel palazzo della Posta Centrale all’ultimo piano in piazza Matteotti. C’era anche la sala stampa dei corrispondenti a testimonianza dell’importanza che rivestiva Napoli nell’informazione italiana poiché i grandi giornali davano al corrispondente da quella che era la “Capitale del sud” la dignità e la remunerazione di “redattore”. L’ultimo piano del palazzo delle poste – una costruzione imponente dell’edilizia pubblica fascista degli anni 30 – ospitava anche la grande emeroteca “Tucci” – che c’è ancora per fortuna – ed è una grande istituzione a servizio della cultura e dei numerosi ricercatori. L’ordine era ospitato nel palazzo, poi ci siamo trasferiti nella villa comunale sul lungomare Caracciolo ospiti del circolo e dell’Associazione napoletana della stampa ma siamo stati sfrattati una ventina di anni fa dal Comune di Napoli per una vertenza di canone. Infine l’ordine ha dovuto locare un grande appartamento in via Cappella Vecchia dove è attualmente. Scrivo di questi passaggi fisici ed istituzionali per evidenziare la trasformazione visiva della considerazione di Napoli e della sua stampa in questi ultimi 50 anni: la sala corrispondenti non è più frequentata. Non abbiamo più il circolo della stampa che era prestigioso. In compenso abbiamo l’edizione locale dei maggiori quotidiani nazionali. Il giornalismo è l’attività che ha subito una trasformazione radicale con l’avvento della rivoluzione dell’informatica e della telematica, impensabile cinquant’anni fa. Credo che sia l’ordine che il sindacato siano obsoleti. Sono nate Università di giornalismo dette “scienze della comunicazione” e la selezione del personale di un’ azienda editoriale non avviene più come 50 anni fa. Le occasioni di lavoro sono aumentate ma è diminuita fortemente la giusta remunerazione del lavoro giornalistico e di converso la forza della contrattazione e della protezione sindacale. I giovani quindi si trovano anche nel giornalismo in un mare aperto e tempestoso e sono chiamati a definire un nuovo assetto istituzionale e lavorativo di un lavoro che resta un “mestiere” difficile e complesso, più complesso di cinquant’anni fa anche perché ha ragione Umberto Eco quando afferma che internet ha sì costituito la “società dell’informazione” ma ha anche dato la parola a “legioni di imbecilli”.

    P.S. – Poi vi parlerò di “Sparaspilli” al secolo Gianni Lauro (1920-2014) l’uomo con tre patrie e due mondi.

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