Dialetto

‘U cazzemarino

di Silverio Lamonica

 

‘U cazzemarino

‘U purpe, ‘a ravosta e ‘u latterino
tenèvene antipatia p’a murena
e accussì, assieme a ‘na balena,
sceglietteno pe’ rrè  ‘u cazzemarino.

E chiste s’addubbaje cu ‘nu lustrino
che a isso ce purtaje cu bbona lena
‘na sarpa e ‘n prucessione n’coppa a rena
ammiezz’ e pisce faceva u damerino.

N’apprufittaje ambresse ‘u pescecane
vedett’ e vvope e fece un sol boccone,
appriess’ a isso subbeto vuttàin’ e mmane
‘u pesce spada, ‘a tracena e ‘u ferone.

Dicette ‘nu retunno: Primm’e dimane
‘u rrè nuosto ci dà suddisfazzione!
Ma chille era proprio indifferente:
‘nu mugghiesurde ca nun valeva niente.

Aesopus insulanus

 

Note (da: Ernesto Prudente, Alfazeta – Vocabolario del dialetto ponzese)

  • Cazzemarine – Oloturia s. m. Holothuria tubulosa, degli oloturoidi. Una bestia a forma di cetriolo che quando è in acqua è duro, fuori si ammoscia.
  • Mugghiesurde –  Persona insensibile che mostra sempre indifferenza, paragonabile a un trigone (o razza)

 

1 Comment

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  1. Luigi Maria Dies

    4 Gennaio 2022 at 17:28

    ‘A vendetta d’u cazzemarino
    Chissà se qualcuno ricorda questo aneddoto che mi é stato raccontato da piccolo tante volte.
    Raccontavano i miei zii che durante il fascismo – non so se anche prima e dopo, né fino a quando -, per i pescatori che rientravano dalla pesca c’era il dazio da pagare e sulla banchina c’era ad attenderli l’addetto a riscuotere il balzello. Non so se polizia tributaria, milizia o finanza. A memoria direi finanza. Era come tutte le tasse una cosa molto odiata. O pagavi o ti sequestravano la misera cassetta di pescato. Dopo tanti “soprusi” ci fu chi non pote’ più resistere. Il nostro eroe decise di farla pagare cara agli estorsori. Francesco Feola, abitava proprio in banchina e si imbarcava e sbarcava direttamente davanti casa. Quel giorno uscì e dedico tutta la sua giornata di pesca alla cattura d’i cazzemarine. Rientrò per l’ora di pranzo, ormeggiò la barca e rientrò in casa per pranzare ma solo dopo aver messo fuori l’uscio, su una sedia, in bella mostra, la cesta stracolma del pescato, come per venderlo.
    Si mise a tavola ma alla seconda forchettata sentì bussare. Era lui, l’esattore.
    – Buongiorno! Buongiorno -, rispose Francofeola. Che vogliamo fare? – disse il gabelliere – Lo sai che prima di vendere devi pagarci le tasse?
    – Non ti do proprio niente questa volta. A pescare ci vado io e non tu.
    – Non scherzare – continuò il messo -, qua ti sequestro tutto.
    E piglIati tutto e fammi mangiare in pace …Oggi nun tengo genio ‘i m’appiccica’ – fu la frase che chiuse la contestazione.
    Il funzionario a questo punto si caricò la grossa sporta con i 10/15 chili di bottino e se ne tornò in caserma, non senza essersi lordato dalla testa ai piedi e puzzando come una cloaca. Comunque, soddisfatto, anche lui, appena arrivato mise la cesta su una sedia fuori la caserma, per recuperare i soldi delle tasse prima che il pesce andasse a male. Intanto pregustava già una bella cena e stando attento a chi volesse comprare qualche chilo di merce, non trascurava di chiedere consiglio per una bella ricetta da realizzare per la sera.
    Quel giorno il militare vide transitare sul molo di Ponza tanta gente che neanche alla processione della Madonna delle Grazie, all’edicola votiva lì a fianco alle caserme, si era mai vista. E poi tutta gente allegra che rideva e si scompisciava. E lui non riusciva a spiegarselo. Ma che avevano da ridere!?
    Il motivo per cui non riuscisse a vendere neanche ‘nu cazzemarino il poveretto lo scoprí solo nel tardo pomeriggio per bocca di un’anima buona che fu mossa a compassione.
    Ecco, a me è stata raccontata la parte divertente. Il seguito mi è stato risparmiato. Immaginatelo voi!

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