Cinema - Filmati

Abbiamo perso Lina Wertmüller “settebellezze”

di Tano Pirrone
 

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È andata via anche Lina Wertmüller, regista storica dei nostri anni. Che non rivedevamo o citavamo spesso di recente, ma era per così dire “di base”, data per acquisita e introiettata nel nostro Olimpo filmografico.
Che poi neanche è vero che non la si citava più; prova ne sia questo articolo del 2018 in cui tiravamo in ballo la sequenza iniziale di un suo film, con l’indimenticabile colonna sonora di Enzo Jannacci (una semplice canzone, in realtà), per biasimare la pochezza dei tempi.
Ci mancherà, Lina Wertmüller, non la dimenticheremo!
La ricordiamo oggi, in occasione della sua scomparsa – 9 dicembre 2021 -, con un bell’articolo dell’amico e sodale Tano, a noi affine per comune sentire.
S.
R.

Morte di una basilisca: Lina Wertmuller
di Tano Pirrone

Lina Wertmüller, donna di cinema e insuperabile manipolatrice degli opposti. Si sperava nell’eternità. Fellini sarà contento.

Il cinema allunga la vita. È l’Arte, forse, il mondo in cui i praticanti vivono più a lungo… Fate più Arte, l’Arte fa bene… (tirare Fellini fuori dalla tuba è d’obbligo!) [1]. Dite che Clint lo sapeva ed è per questo che, dopo l’ultimo film, riavvierà la macchina per farlo diventare penultimo, con una pratica che sta diventando ripetitiva?
Nel novero degli ultra-novantenni c’era anche la nostra Lina Wertmuller, morta ieri l’altro alla bella età di 93 anni.

Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich detta Lina era svizzero lucana, non perché figlia di lucani emigrati in Svizzera, bensì di svizzeri trasferitisi in Lucania. Per dirla con esattezza era figlia di Federico Wertmüller originario lucano proveniente da una famiglia aristocratica di remote origini svizzere, e di Maria Santamaria-Maurizio. Studia cinema e comincia a lavorare, e già alle prime luci del suo giorno debutta con la regia dello sceneggiato televisivo a puntate tratto dall’omonimo romanzo di Vamba: Il giornalino di Gian Burrasca, con Rita Pavone. Suo (di Lina) è l’adattamento. Le musiche, dirette da Bacalov, sono di Nino Rota. È il 1964, la miniserie ha un gran successo e si garantisce mezzo secolo di repliche (speriamo la ridiano ancora, ne vale la pena.)

I coccodrilli ufficiali ne esaltano l’essere stata la prima regista donna nominata per l’Oscar, esattamente per Pasqualino Settebellezze, che ebbe successo anche negli Stati Uniti, la Wertmüller è candidata a tre Premi Oscar nella cerimonia del 1977(migliore regia, miglior film straniero, migliore sceneggiatura), mentre una quarta candidatura arriva a Giancarlo Giannini per l’interpretazione del protagonista. Dopo di lei ci saranno solo Jane Campion, Sofia Coppola, Kathryn Bigelow, Greta Gerwig, Emerald Fennell e Chloé Zhao, rispettivamente nel 1994, 2004, 2010, 2017, 2021. L’Oscar le fu assegnato in piena pandemia nel 2020, alla carriera.

Un altro primato che le viene attribuito è quello del titolo di film più lungo, esattamente Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici (1978). La versione lunga del titolo (Un fatto di sangue nel comune di Siculiana fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici. Amore-Morte-Shimmy. Lugano belle. Tarantelle. Tarallucci e vino) vanta il record nel Guinness dei primati come titolo più lungo di un film nella storia del cinema. Negli Stati Uniti il film fu semplicemente intitolato Revenge: vendetta… tremenda vendetta!

Ambientato in Costa Smeralda è Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, del 1974 [2]

Tanti i film che hanno avuto grandissimo successo di pubblico anche per la presenza esagerata di due mostri del firmamento attoriale: Giancarlo Giannini e Mariangela Melato. In tutti i suoi film due cose non sono mai mancate, oltre i titoli lunghi mezza pagina: i primi piani e le botte. Ieri sera RaiTre ha mandato in onda Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici (1978). Ne ho vista una parte, non più di mezz’ora, ma sufficientemente per esaltarmi con il gioco dei primi piani, in un batti e ribatti fra Loren e Giannini, che giusto loro, in mano a Lina potevano sopportare tali intrusioni; e la lotta nella stalla in cui Giannini cerca senza tante buone maniere di convincerla a dargliela, con mutande ciclopiche e cicli inesauribili di gonne e sottogonne.

Wertmüller con Giannini e Melato

Bisogna dirlo: Lina girò molte scene scabrose, che oggi rischierebbero di essere classificate come violente e considerate inaccettabili, ma Lina seppe girarle con quel tocco di grottesco dosato e magico, per cui ancor oggi rimangono capolavori di regia e di recitazione. Seppe fare del cinema leggero un’arte, realizzando l’antico motto castigare ridendo mores, proprio lei che tutto fu tranne una moralista.
In questa chiave va riconsiderata l’assegnazione dell’Oscar alla carriera nel 2020: in pieno MeToo e in tracotante ondata di cancel culture, ha un segno di valore assoluto. E rimane ancora una gran fatica riuscire ad ammettere che nella gran parte dei suoi film «c’era un mondo diverso, sgargiante, di talento, che era la sua forza di fare spettacolo mettendoci anche le idee e le contraddizioni del momento. Sugli stereotipi del maschio italiano (la sua “musa” Giannini), gli schematismi della politica della società, gli ammiccamenti al cinema di genere. Quel suo senso di allegria, di libertà inventiva e di giudizio, dentro e fuori dal set, non garbava a tutti quei clercs che passano la vita con l’aria di essere stati traditi. Lei ci rideva sopra, ci girava un altro film. E ora appartiene di diritto alla benedetta schiera di chi ha saputo farci divertire, con intelligenza [3]».

Lina Wertmüller con Fellini

È ora di chiudere, ma non posso farlo senza ricordare la Lina Wertmüller degli inizi, aiuto regista di Federico Fellini ne La dolce vita (1960) e in 8 ½ (1963); quest’ultimo magico anno la vide autrice, sceneggiatrice e regista de I basilischi. Girano ancora dentro di noi le scene di quel sud che abbiamo abbandonato, i suoi rituali, le debolezze sociali, i quadretti tipici che hanno dietro medioevi mai completamenti esauriti. Resta nei suoi fotogrammi un Sud fuori moda ma sempre presente nei nostri sogni, sempre!

Locandina francese de I basilischi, primo film della Wertmüller (del 1963) – di cui cura, oltre che la regia, soggetto e sceneggiatura -, ambientato (e girato) in un paese situato sulla Murgia Pugliese, al confine con la Basilicata, Minervino Murge

Buon viaggio, Lina, ci vediamo in piazza, una di queste sere, buon viaggio.

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Note

[1] – Il riferimento è al famoso tormentone “Bevete più latte, il latte fa bene, il latte conviene…” da “Le tentazioni del signor Antonio”, episodio di Fellini in Boccaccio ’70, film del 1962 in quattro episodi diretti rispettivamente da Vittorio De Sica, Federico Fellini, Mario Monicelli e Luchino Visconti.

[2] – Ambientato in Costa Smeralda è Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, del 1974.
Le location offrono stupendi scenari, scorci della costa orientale sarda vicino alle cale del Golfo di Orosei. Le scene più sensuali del film sono state girate nelle dune di Capo Domino, da dove i protagonisti Giancarlo Giannini e Mariangela Melato si rotolano varie volte; la spiaggia dello sbarco dei naufraghi è la meravigliosa Cala Friuli.

[3]  –  Maurizio Crippa, Il Foglio

1 Comment

1 Comment

  1. Sandro Russo

    12 Dicembre 2021 at 07:27

    Riprendo un commento scritto alla rubrica delle lettere dei lettori, da la Repubblica dell’11 dicembre (pag. 35)

    “Con la scomparsa della più grande regista donna italiana di tutti i tempi, si sono sprecati i ricordi, gli elogi ed il cordoglio di colleghi, attori, gente comune e politici. Vorrei ricordare di Lina Wertmüller, lasciata in disparte con tutto il suo enorme talento negli ultimi due o tre decenni della sua vita, ciò che lei stessa disse vent’anni or sono o giù di lì: «a quelli di destra gli sembro di sinistra, a quelli di sinistra di destra e perciò non lavoro». Penso vi siano tanti papaveri che dovrebbero vergognarsi per averla snobbata così a lungo con il loro mal (o non) operato!”. (Mauro Maiali)

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