Musica

Una canzone per la domenica (173). Panico

di Silveria Aroma

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Quando si smette di essere umani; qual è il punto, il momento esatto in cui si smette di vedere l’altro e si comincia a dare per certa soltanto la propria visione delle cose?
Salvare il Natale, questa sembra essere la missione del momento. La festa che ci vede tutti uniti in famiglia, quella cristiana? No, quella dell’economia che tutte le fratellanze porta via. Sacrosanto guadagno, del resto senza soldi non si cantano messe, e tutti lo sappiamo bene. Ma un pensierino per l’altro, fosse anche solo una effimera attenzione all’uso delle parole?! Macché! Ci piovono addosso parole di vario genere e natura ogni santo giorno.

Sui vaccinati pende una condanna a morte legata ad un sangue che sembra ormai quello di San Gennaro: solidificherà o non solidificherà?
Buffo è farselo amaro (il sangue) per stabilire quale sia la durata di vita degli altri, attività questa che non frutterebbe bene neanche a una cartomante… senza contare il tedio della pratica in sé.
Decisamente più apprezzabile l’idea di inviare a ciascuno un messaggio contenente l’annuncio del giorno previsto per passare a miglior vita, come accade nel film Dio esiste e vive a Bruxelles (Le Tout Nouveau Testament), deliziosa pellicola del 2015. Valida anche per aprire la porta a nuove… intuizioni.

Sul fronte opposto i no vax vengono additati come gli untori del nostro tempo. Tutto è spostato (postato) e discusso virando da un estremo all’altro; la luce filtra poco e a tratti si sconfina nell’incomprensibile (per me), in una mistura di leggi razziali tolte dai libri di storia e Satana per alti prelati e gente comune in edizione tascabile.

Primedonne ovunque e in tutti gli ambiti. Sono pochi i ragionamenti chiari e non estremi.
Battaglie prive di senso si susseguono sui social, odio alimenta altro odio. Di quale frustrazione soffrano gli haters (odiatori) non ci è dato sapere, forse ci vorrebbe un ritorno di zio Freud per illuminarci. E direi che hanno pure un po’ rotto gli addobbi dell’albero di Natale, quelli sferici.

Intanto cresce il consumo di psicofarmaci per effetto dell’incertezza, del sentirsi poco rassicurati dal sistema Stato e per solitudine indotta. Il tutto in un’ottica di ritmi modificati, socialità ridotta, disagio che si estende come un’ombra.
E allora panico! Per i più sensibili ovvio. E una canzone che lo mette in musica con una sonorità che, se pur scritta con l’inchiostro scuro degli attacchi di panico, fa venire voglia di cantare.

Panico è un brano presentato al pubblico solo pochi giorni fa dal gruppo emergente “Le Endrigo”.


Panico


Il fatto che siamo abbracciati insieme

Non rende la diagnosi meno grave
Panico, panico, panico, panico, panico
Panico, panico, panico, panico, panico
Ripetere ancora ed ancora le cose
Le fa un po’ più dolci e croccanti fuori
E allora panico, panico, panico, panico, panico
Panico, panico, panico, panico, panico

Senza sangue ed ossa rotte, non è malattia
Senza sangue ed ossa rotte, non è malattia

Ma qui non possono passare, qui non ti possono toccare
Sarò più grasso e grosso un giorno, per nasconderti anche al sole
Intanto canto, canto, canto, canto
Panico, panico, panico, panico, panico

Magari è eccessivo dire che ti invidio
Ma adesso hai la droga con lo scontrino
Panico, panico, panico, panico, panico
Panico, panico, panico, panico, panico
Per quanto riguarda il dettaglio Xanax
Diremo che siamo la trap in Italia

Possono tentare, qui non ti possono toccare
Sarò più grasso e grosso un giorno, per nasconderti anche al sole
Intanto canto, canto, canto, canto
Panico, panico, panico, panico, panico

Passerà anche questa notte, ma ne arriveranno altre
Oggi è tardi e non si muore più.

 

Un frammento ironico e tragico del film “Dio esiste e vive a Bruxelles”

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