Editoriale

Epicrisi 348. Gli alberi e la partecipazione civile

di Sandro Russo

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Mai epicrisi fu così facile per l’estensore di turno e per così dire “obbligata” nelle sue grandi linee.
Qui si parlerà di alberi e di partecipazione civile. Sono stati questi i temi portanti della settimana di Ponzaracconta.

È successo alla fine della settimana scorsa ed è esplosa sulle pagine del sito domenica 21, con un vibrante articolo a firma della direttora, questa notizia: Ponza, abbattuto un albero secolare accanto alla chiesa.
Particolare beffardo: proprio quel giorno, altrove, in Italia si solennizza la giornata dell’albero.

Evidentemente non ci si intende sui termini. Nella mia infanzia contadina sentivo dire: Oggi facciamo la festa al maiale! Qui hanno fatto “la festa” all’albero e l’altro è stato conciato male.

Dai commenti al primo pezzo e dagli altri due articoli comparsi sullo stesso tema: Lettera aperta della Redazione al sindaco, al parroco e alle Forze dell’Ordine – c’è stata una bella gara a fornire risposte – e dall’altro Gli alberi di Pasquale Scarpati, abbiamo appreso varie cose. Nel silenzio degli interpellati.

Che a fianco alla chiesa erano stati piantati un esemplare maschio e uno femmina di Araucaria; che la femmina è riconoscibile dal fatto che produce due giri di rami ogni anno, mentre il maschio è di crescita più lenta, con un solo giro (oltre alle diverse caratteristiche delle ‘pigne’ e al fatto che il maschio sparge polline dai fiori, in estate).

Strobili femminili di Araucaria araucana (sotto: strobili penduli maschili)

Gli alberi erano stati donati alla Chiesa da Antonietta Califano, madre di Aristide Baglìo e nonna di Nino e Antonietta. Notizie certe, desunte dai ricordi personali di questi ultimi.

Una immagine di Nino, bambino di circa 7 anni con la madre, fotografati davanti a una stenta Araucaria che, tenuta in vaso, non cresceva rigogliosa come quelle della chiesa

Per assicurazione del nipote Luigi Dies, la figura della foto è riferibile al parroco Dies. Era stata precedentemente identificata come quella di don Raffaele Tagliamonte, parroco dal maggio 1929 al gennaio 1934. L‘Auracaria è già presente sullo sfondo (Da: Archivio Giovanni Pacifico)

La Chiesa com’era, prima dell’avanzamento voluto da ‘u parrecchiane Dies. Era un pronao con colonne anteriori, tipo Pantheon

Tante notizie a confermare che erano parte della storia di Ponza.
Ma chi non vuole capire è refrattario a ogni argomentazione e non capisce il significato di bene pubblico (se ne è parlato in chiesa… e allora?). Non era un’essenza autoctona di Ponza: anche questa si è sentita! (…perché i fichidindia lo sono?).

E pensare che da quelle parti (chiesa cattolica) c’è stato uno che fecero pure santo, che predicava agli alberi, alle belve e agli uccelli. (Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba – Dal Canticum o Laudes Creaturarum, composto intorno al 1224).

Quanto al fatto che era diventato pericoloso, conosco molto bene la problematica avendo dovuto assistere all’abbattimento del grande pino (di centoventi anni circa) che sovrastava il casale dove abito da più di quarant’anni. Prima o poi riuscirò a scriverne, ma ricordo che prima di procedere abbiano sentito il parere di due agronomi e di un esperto forestale della Protezione Civile. Del taglio, di due estati fa ricordo che a un certo punto c’è stato un intoppo stridente nel rumore della motosega: abbiamo poi trovato una scheggia intorno ai cerchi degli anni ’40. L’albero era stato anch’esso ferito in guerra!
Da quanto abbiamo saputo non era questo il caso dell’albero abbattuto – era rigoglioso e in buona salute -, che può crescere fino a 40-60 metri e vivere fino a mille anni.

Non meravigli lo spazio e la risonanza che diamo sul sito e in questa mia epicrisi in particolare, all’offesa arrecata alla natura con l’abbattimento dell’albero.
Sono temi ricorsi più volte sul sito; per dire solo i richiami più importanti:

Una settimana fa un filmato che tutti dovrebbero vedere: L’uomo che piantava gli alberi.
Qualche tempo fa un racconto – Hunati, di Edmond Hamilton; 1969 – che apre un’altra prospettiva sul modo di concepire gli alberi, in: Le piante e il tempo (2). I giganti della terra.

E Scultura lenta (di Theodore Sturgeon, 1971; Premio Hugo, il Nobel della fantascienza). Il racconto completo è in file .pdf alla fine di questo articolo; una quindicina di pagine: vivamente consigliato! Theodor Sturgeon (1918-1985), il mio scrittore preferito di quella che chiamo “fantascienza umanistica”; qui racconta come tra curare un essere umano e curare un albero non c’è poi tanta differenza.

E con gli alberi non è finita sul sito, questa settimana. Abbiamo avuto anche l’occhio fotografico di Patrizia Maccotta che ha registrato per la serie Una foto racconta…, le immagini di una stagione in fiamme.


A Patrizia, amica di data recente con cui ci siamo scoperti una sensibilità e un immaginario “da gemelli”, voglio mostrare per piacere di condivisione – sicuramente lo conoscerà – un albero… che vale la pena di viaggiare ai tropici (è originario del Madagascar, ma diffuso ovunque il clima lo consenta) anche solo per vederlo: le Flamboyant (fiammeggiante), o Delonix regia (Fam. Fabaceae; sottofamiglia Caesalpinioideae).

Voglio anche farle sapere di aver visto e apprezzato il film da cui (immagino) ha preso il titolo “a effetto”: “in fiamme”. En feu in francese è molto bello!

Ritratto della giovane in fiamme (Portrait de la jeune fille en feu), un film del 2019 scritto e diretto da Céline Sciamma

E ancora a tutta natura – con spirito francescano, che adesso si chiama santa Lipu – registriamo il frullo d’ali di Tano Pirrone: Noi, gli uccelli e la Lipu.


Strettamente collegato con gli articoli sugli alberi è l’altro tema della settimana: la partecipazione civile, virtù statisticamente negletta sull’isola, tranne che nelle forme aberranti di Facebook.

Lo diciamo, come redazione, con acuta penetrazione nella riproposizione del tormentone “La piazzetta di Sant’Antonio. Quale futuro?”: “Se si vuole misurare il grado di apatia e di indifferenza che impregna l’isola in maniera così trasversale da coprirla tutta, basta considerare la vicenda del marciapiede di Sant’Antonio”.

Sul tema specifico altri articoli sono stati pubblicati sul sito.
Lo scorso 6 ottobre: La nota di Mimma Califano sul Rifugio dei naviganti, in cui si rendeva pubblica la memoria presentata in Consiglio Comunale, protocollata il 20 settembre 2020
Come pure abbiamo anche ospitato due note di Vigorelli: La questione “Rifugio dei Naviganti” e La replica di Vigorelli alla consigliera Califano.
Sulla pagina FB del gruppo di opposizione, nel post dell’ex sindaco sulla questione “Sant’Antonio” – non ce ne ha chiesto la pubblicazione per un minimo di buongusto residuo – si leggono attacchi da clima elettorale al nostro sito (anche nei commenti dei suoi corifei).

Come ha detto qualcuno in redazione, Vigorelli spesso scrive le cose giuste nel modo sbagliato. Deve essere una specie di “colmo per un giornalista”!
Inaccettabile definire “la redazione di Ponza Racconta, sponsor sfegatato dell’attuale amministrazione comunale” quando la nostra divergenza con il modo di amministrare è stata manifestata già nei primi mesi del mandato (e proprio sui temi della comunicazione del proprio operato alla cittadinanza); e successivamente la divaricazione si ulteriormente approfondita (e manifestata).
Ma commenta la sunnominata “sottopanza”: “Il mandato amministrativo sta per giungere finalmente al capolinea……. Le elezioni si avvicinano…… i dotti della redazione, consapevoli di essere stati indirettamente responsabili dello sfascio in cui è stata gettata l’isola avendo pubblicamente e attivamente partecipato alla candidatura di alcuni sang i rutunn, sono in cerca di una riabilitazione politica. Come si dice a Ponza pur’ i Sant ripassat vann in paravis”.

Non volevo ritornare sulla questione, ma ci sono costretto: il rispetto per i ponzesi e la trasparenza degli scopi non sono stati esattamente i fiori all’occhiello della passata amministrazione. Capisco che il limone mandato giù a forza faccia ancora digrignare i denti – Sang’ ’i Retunne ne sarà contento – ma al Gruppo di opposizione consiliare dico: Fate la vostra campagna elettorale sui vostri temi, non “contro” di noi.

Quanto all’amministrazione attuale, essa ha dilapidato per insipienza e malriposta fiducia nelle sue capacità (leggi anche supponenza) un patrimonio enorme di credito e di fiducia che la popolazione di Ponza le aveva affidato.
Altro che “pratica coscienziosa dell’autocritica”, ben illustrata negli antichi manuali delle scuole di comunismo, di cui ciancia l’ex.
Quello che prometteva l’altra compagine – a parte una maggior efficienza pro domo sua – non rendeva la scelta facile: c’era da accettare il male minore. E poteva/doveva andar meglio, ma così non è stato.

Pur nell’avvicendamento delle Amministrazioni, la partecipazione civile è ai suoi albori, a Ponza.
La propugna con pervicacia Francesco De Luca – questa settimana propone sul sito: Individualismo… sì e no e Cosa resterà (2). I rutunne.

Se ne notano occasionali espressioni; questa settimana in Lettera aperta al sindaco: scrive Mariano De Luca


E giungono timide avvisaglie da parte dei giovani: il bel trittico sulla tesi in Economia di Marco Di Folco: “Ponza: per un turismo sostenibile”  (leggi qui la terza parte); inoltre con le riflessioni sullo stesso tema di Vincenzo Ambrosino.

Il sito non fa altro che proporre le aperture alla partecipazione e al dialogo attraverso i contributi che ad esso giungono; l’epicrisi settimanale le registra e le mette in evidenza.
Il sito divulga e dà risonanza ma non può creare dal nulla quel che non c’è.
Come la pubblicità di una catena di supermercati… Il sito siete voi!
Libertà è partecipazione (leggi e ascolta qui).
Insieme, speriamo di far bene.

Buona domenica

Il racconto promesso nel testo (una perla!): Theodore Sturgeon. Scultura Lenta.pdf

4 Comments

4 Comments

  1. Maria Candida Conte

    28 Novembre 2021 at 17:24

    Caro Sandro, particolarmente interessante la tua epicrisi di oggi. Forse superflue, già note alcune, ma faccio ugualmente delle precisazioni, o aggiunte che siano. In fondo, Ponzaracconta vuol essere la storia di Ponza e dei ponzesi.
    La signora Antonietta Califano, donatrice dei due alberi centenari, fu maestra elementare emerita per lunghissimi anni nella scuola dell’isola, donando sapere e umanità ai ragazzi. Era sposa del maresciallo di finanza in pensione Baglio Antonino, che ricoprì altri ruoli pubblici per le sue riconosciute doti di competenza, prestigio ed onestà. I figli: Aristide, Franco ed Emilia, noti per le attività svolte nella vita isolane. Di Aristide, eclettico personaggio, maestro, pittore, fotografo ecc., ci sono i figli, Maria Antonietta e Nino, che dividono la propria esistenza tra Formia e Ponza, innamorati cotti..; di Franco, so poco, perché si allontanò presto dall’isola; della sig.ra Emilia, rimane ancora vivo il ricordo di una persona gentile e disponibile: gestì per anni un negozio di stoffe pregiate e merceria varia, laddove oggi c’è il negozio Onorato, sul corso principale. Le vicende della vita han voluto che la signora, maritata Ciuffini, approdasse a Padova, dove vivono tuttora da lunghissimi anni la figlia Annamaria, il marito, geometra formiano, i figli…Noi e loro formiamo la piccola comunità ponzese, che, pur lontana, partecipa alla vita dell’isola, avvalendosi, in fatto di reminiscenze, della mia modesta competenza.., quale ” diversamente…giovane”, ponzese doc, padovana d’adozione.
    Grazie; un saluto affettuoso agli amici della redazione; un abbraccio a te da noi.

  2. Pasquale Scarpati

    28 Novembre 2021 at 20:29

    Caro cumpa’ Sandro
    Sono pienamente d’accordo con te! Sono veramente… arrabbiato (…si dice così del cane con la bava alla bocca?). Soprattutto quando le motivazioni sono meschine e puerili. Don Ramon ha detto… quell’altro ha detto…Le solite fregnacce che si sentono dire purtroppo un po’ dappertutto. E in chiesa ci va tutta la gente? Perché, come si è portato San Silverio, col furgone per tutta l’isola (la scrivo questa volta con la lettera minuscola), qualcuno non si è messo su un furgone con un altoparlante per dire: il giorno tal dei tali alle ore… venite in chiesa per parlare dell’albero… Così come potrebbe accadere altre volte su un argomento che interessa tutta la comunità?
    La chiesa è la casa di tutti! O forse don Ramon ha paura di essere sospeso a divinis come accadde a don Enzo Mazzi dell’Isolotto di Firenze? Ma quelli erano altri tempi! Perché come si fa per i morti non si sono messi manifesti, quelli del lutto, lungo le strade? Ci sarà pure una sala consiliare, un ristorante, un… locale dove riunirsi per discutere di problemi della comunità! E che..? D’inverno, sono tutti… chiusi? E chi se n’è andato, se n’è andato… per cui chi s’è visto, s’è visto?
    Poi ognuno si sarebbe assunto le proprie responsabilità nel: non partecipare, partecipare, decidere che cosa fare (potare, tagliare…) oppure semplicemente nel non decidere.
    TUTTI CORRESPONSABILI DEL BENE COMUNE. Troppa cacofonia!? Troppo chiasso nella casa del Signore? Ma, come hai detto tu ci fu un gigante * in quella casa ed ora c’è un Santo vivente ** che predica in tal senso. O forse, più semplicemente, questo modo di agire si fa appunto per addossare poi agli altri la colpa (non assumendosi alcuna responsabilità)? Salvo poi imbastire polemiche stupide a cose fatte…
    Questo è segno di somma inciviltà perché come si agisce con gli alberi, così si agisce con tutto.
    Voglio dire: si taglia l’albero in silenzio e si fanno in silenzio altre cose che interessano la comunità ed anche il privato. Mi viene da ridere se ci penso: noi abbiamo l’abitudine di gesticolare e parlare con toni alti ma stranamente a volte piombiamo in un silenzio… tombale. E’ un modo di agire da… dominazione spagnola (purtroppo anche questo ci insegna la storia!) Purtroppo ce la siamo tenuta per 200 anni ed ha influito molto sul nostro modo di pensare – soprattutto da noi – e nonostante tutto ce la portiamo ancora addosso per vari motivi..!
    Scrivo per sfogarmi un po’. Tanto sono convinto, come dicevano gli antichi: a lavar la testa all’asino si perde tempo e sapone anzi, aggiungo, se stai dietro rischi pure di beccarti un bel… calcione! (fa pure rima con… sapone!).

    Un caro abbraccio e buona domenica e prosieguo…
    A ben risentirci
    Pasqualino

    P.S. – (*) (**) A richiesta di chiarimento da parte di Sandro ho risposto:: “Intendo San Francesco e per Santo vivente intendo papa Francesco che ha scritto Laudato si’ (maggio 2015 – ndr)… e dice sempre che la Natura va custodita…”

  3. Patrizia Maccotta

    29 Novembre 2021 at 16:53

    Bello, Sandro, il tuo scritto di impegno civile, vegetale e umano.
    Sopprimere un albero è sempre doloroso. Anche la quercia che ho dovuto tagliare (si era seccata all’improvviso, dopo più di duecento anni) era stata testimone, come la tua pianta, di un fatto avvenuto durante la seconda guerra mondiale: l’impiccagione, da parte di un commando nazista, di un partigiano.
    Dovrò pur venire, prima del mio ultimo viaggio, sulla vostra isola per conoscerla!
    Ovvio che indovinavi, tu cinefilo e francofono, da dove avevo tratto il mio titolo! Non avevo dubbi!

  4. Sandro Russo

    4 Dicembre 2021 at 08:54

    Tutti avranno notato in che perfetto stile curiale/democristiano si è fatto scendere una coltre di silenzio e di irrilevanza sui due eventi clou della settimana scorsa: l’albero tagliato a fianco alla chiesa e la piazzetta di Sant’Antonio!
    Non ci risulta che gli istituzioni interpellate, le persone che sapevano, abbiano fornito un qualche tipo di risposta ai legittimi interrogativi della gente e alle riserve espresse nell’articolo di Ponzaracconta.
    Smorzare i toni, attenuare, sopire… Basta non parlarne e tutto si dimentica, sovrastato da altre cure più pressanti (…mai come in questa circostanza per l’emergenza Covid!)
    Un modo di agire subdolo (e largamente applicato), ma particolarmente odioso…
    Quello che la gente certamente ricorderà, al momento del voto…
    Poi si dirà: …Ch’è state? Ch’è succiéss’? …E comme maie?

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