Musica

Una canzone per la domenica (170). La tristezza si addice ai gatti?

di Sandro Russo

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Ho sempre avuto gatti – anche qualche cane, in mutua coabitazione – ma con i primi mi sono sempre trovato più in sintonia. Adesso al casale ne girano sei: due ricevuti da una conoscente che non poteva più tenerli, e quattro “nativi”. Ciascuno con un suo ‘carattere’; hanno definito le loro abitudini, le rispettive aspettative, anche dei riti e delle gerarchie tra loro. Io sono spettatore neutrale delle loro manifestazioni. Li conosco bene e so quello che mi chiedono come coabitante (intanto non riconoscono, a differenza dei cani, un padrone di casa). Devo dar loro da mangiare e lasciarli in pace. Coccole quando ne hanno voglia; per il resto devo tenere la casa calda quando fuori fa freddo, lasciarli entrare e uscire quando me lo chiedono. Poco più.

Malgrado la tendenza ad antropomorfizzare gli animali che ci vivono più da presso, bisogna, con i gatti, giocoforza rinunciarci. Sono essenzialmente animali zen.
Ci si intende con loro se si è sulla stessa lunghezza d’onda.
Come in questo famoso haïku di Katō Shūson (1905-1993):

Un essere nato uomo
E un altro nato gatto
Camminano insieme
Per la via rugiadosa

Uno che certo con i gatti era in sintonia, per il modo che ha di descrivere il comportamento del suo, Pete, è Robert Heinlein (1907-1988), uno scrittore americano della “fantascienza degli anni d’oro”. Il titolo di un suo romanzo è stato l’innesco per un mio pezzo sul sito: La porta sull’estate (1) dove Pete non rinuncia a cercare, tra le dodici porte della casa dove vive, quella che apra su un posto caldo e accogliente, invece che sul freddo inverno del Connecticut… (c’è anche un seguito (2), se interessa il genere).

‘La porta sull’estate’. Copertina di Karel Thole del romanzo di Robert Heinlein [The door into summer (1957), Urania; Mondadori Ed. 1958 e 1968 (ristampa)]

Date queste premesse, ho trovato strana la scelta del gatto come testimonial o protagonista di un sentimento come la tristezza (e/o la nostalgia). Sicuramente una forzatura l’autore, ma con risultati assolutamente godibili.

Il Valzer triste (Valse triste, Op. 44, n. 1), è un breve lavoro orchestrale composto come musica di scena che Jean Sibelius (1865-1957) aveva composto per il dramma teatrale di suo cognato Arvid Järnefelt nel 1903, Kuolema (Morte) (1), diventato famoso come brano da concerto a se stante: uno dei pezzi più famosi del compositore finlandese. E anche il brano musicale sulle cui note è stato compiuto il maggior numero di suicidi (!).

Valzer triste, corto di animazione, da Allegro non troppo, un film del 1976 a tecnica mista, in parte dal vero e in parte d’animazione, prodotto e diretto da Bruno Bozzetto (1). “Dichiaratamente ispirato al classico disneyano Fantasia, è composto da sei episodi animati (più un finale composto da diversi cortometraggi di pochi secondi), ciascuno accompagnato da un celebre brano di musica classica, inseriti in un film-cornice girato dal vero, in bianco e nero (fonte: Wikipedia).

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D’altra parte… anche una grande poetessa – Wisława Szymborska (1923-2012), Nobel 1996 – sceglie un gatto per rappresentare un sentimento di malinconia, nostalgia e mancanza.

Il gatto in un appartamento vuoto

Morire – questo a un gatto non si fa.
Perché cosa può fare un gatto
in un appartamento vuoto?
Arrampicarsi sulle pareti.
Strofinarsi tra i mobili.
Qui niente sembra cambiato,
eppure tutto è mutato.
Niente sembra spostato,
eppure tutto è fuori posto.
E la sera la lampada non brilla più.

Si sentono passi sulle scale,
ma non sono quelli.
Anche la mano che mette il pesce nel piatti
non è quella di prima.

Qualcosa qui non comincia
alla solita ora.
Qualcosa qui non accade
come dovrebbe.
Qui c’era qualcuno,
c’era, poi d’un tratto è scomparso
e si ostina a non esserci.

In ogni armadio si è guardato.
Sui ripiani si è corso.
Sotto il tappeto si è controllato.
Si è perfino infranto il divieto
di sparpagliare le carte.
Che altro si può fare.
Aspettare e dormire.

Che lui provi solo a tornare,
che si faccia vedere.
Imparerà allora
che con un gatto così non si fa.
Gli si andrà incontro
come se proprio non se ne avesse voglia,
pian pianino,
su zampe molto offese.
E all’inizio niente salti né squittii.

[Da: “Vista con granello di sabbia”. Poesie (1957-1993)]

Nota

(1) – L’episodio del Valzer triste di Sibelius non solo si basa su un’esperienza personale di Bozzetto (il gatto che si aggira per le rovine di una casa è ispirato a quello di sua moglie, che scappò dalla loro nuova casa per tornare in quella vecchia oramai abbattuta per far posto a un condominio) ma i ricordi del felino sono rappresentati con riprese dal vero che mettono in scena i suoi figli, sua moglie e lui stesso, sulla sedia a dondolo (fonte: www.cinematografo.it)

(2)Valse triste. Per comprendere lo sviluppo “narrativo” del brano musicale all’interno dell’opera originale, il programma del dramma teatrale fornisce queste spiegazioni:
È notte. Il figlio, che è stato a guardare accanto al capezzale della madre malata, si è addormentato per l’assoluta stanchezza, gradualmente una luce rossastra si diffonde nella stanza: c’è un suono di musica lontana: il bagliore e la musica si avvicinano fino alla musica di una melodia di valzer che galleggia lontano dalle nostre orecchie. La madre addormentata si sveglia, si alza dal letto e, nel suo lungo abito bianco, che assomiglia a un abito da ballo, inizia a muoversi silenziosamente e lentamente avanti e indietro. Agita le mani e fa cenno a tempo alla musica, come se stesse convocando una folla di ospiti invisibili. E ora compaiono, queste strane coppie visionarie, che si voltano e scivolano verso un ritmo di valzer soprannaturale. La donna morente si mescola ai ballerini; si sforza di farli guardare nei suoi occhi, ma gli ospiti oscuri tutti quanti evitano il suo sguardo. Poi sembra affondare esausta sul suo letto e la musica si interrompe. Ora raccoglie tutta la sua forza e invoca ancora una volta la danza, con gesti più energici di prima. Tornano le ombre dei ballerini, che girano in un ritmo selvaggio e folle. La strana gaiezza raggiunge il culmine; bussano alla porta, che si spalanca di colpo; la madre emette un grido disperato; gli ospiti spettrali svaniscono; la musica muore. La morte si trova sulla soglia.

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