Ambiente e Natura

Una canzone per la domenica (168). Quando un pezzo esplode come una meteora

di Sandro Russo

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Succede qualche volta che una canzone ha un successo travolgente e universale. Per qualche mese tutti la ascolano, passa per radio e televisione (gli altri media sono più recenti), tutti la vogliono cantare, se ne fanno decine di cover… E poi scompare!

Mi affascina questo fenomeno, tanto che stavo raccogliendo vari titoli che hanno avuto questo strano destino, per quel che ricordo. Alcuni diventano, come si dice evergreen… Altri proprio scompaiono!
Salvo poi riemergere – anni più tardi – in un sogno di un redattore di Ponzaracconta, che decide di riesumarlo per farne una “canzone della domenica”.

Sto parlando di The Days of Pearly Spencer. David McWilliams, l’autore e interprete, era nato nel 1945 a Belfast (è morto nel 2002, a soli 56 anni); apparteneva al giro dei Them (Van Morrison e affiliati).
Questa canzone, nel 1967, arrivò come una meteora, si diffuse per tutta Europa, lambì l’America e si spense.
Non si seppe da dove era venuta, né dove andò… Contribuì certo al successo un arrangiamento avvolgente di violini e la trovata – mai completamente spiegata – del refrain, cantato con un timbro metallico, come da un megafono o da un cornetta del telefono. Quando l’ascolterete, quelli di una “certa età” sicuramente la ricorderanno!

La canzone aveva, secondo Stuart Bailie (redattore di di Radio Ulster), uno “stile tremolante, quasi documentaristico” che ha portato gli ascoltatori nelle parti più fatiscenti di Ballymena (piccola città dell’Irlanda del Nord) dove la gente camminava tra le macerie a piedi nudi apparendo vecchia oltre i propri anni. A causa del titolo della canzone, molti ascoltatori credevano che la canzone riguardasse un individuo straziato da uno stile di vita povero e da alcool di scarsa qualità; McWilliams ha detto di aver scritto la canzone su un senzatetto incontrato a Ballymena. Alcune persone vicine a McWilliams, tuttavia, hanno affermato che stava scrivendo di due donne della sua città natale (notizie da Wikipedia).

Poi… siccome le idee girano, suscitano echi, si ricollegano attraverso rimandi inaspettati, ecco che dalla canzone di David Mc Williams sono arrivato alla cover di Caterina Caselli che sta vivendo un revival proprio in questi giorni… – un premio alla carriera, potremmo dire -, alla Festa del Cinema di Roma, con un docufilm, “Caterina Caselli — Una vita, cento vite” di Renato De Maria.

Days of Pearly Spencer, la migliore versione che ho trovato su YouTube (testo e traduzione in fondo all’articolo):

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A seguire la versione di Caterina Caselli, proprio niente male (versi italiani di Mogol che travisano completamente l’originale) con cui la cantante ha vinto il Cantagiro del 1968 (…proprio il ’68, l’anno mitico della contestazione giovanile!)

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Qui di seguito tutte le informazioni e un breve video sul docufilm di De Maria su Caterina Caselli che attraverso le vicende private e professionali della protagonista, racconta 60 anni di storia nazionale. Pare interessante..!

https://www.marieclaire.com/it/attualita/gossip/a38009525/caterina-caselli-il-documentario-da-vedere/

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Il testo  della canzone (originale inglese e traduzione)

The Days of Pearly Spencer

A tenement, a dirty street
Walked and worn by shoeless feet
In silence long and so complete
Watch by shivering sun.

Old eyes in a small child’s face
Watching as the shadows race
Through walls and cracks that leave no trace
And daylight’s brightness shun

The days of Pearly Spencer,
Ahaha
The race is almost run

Nose pressed hard on frosted glass
Gazing as the swollen mass
On concrete fields where grows no grass
Stumbles blindly on

Iron trees smother the air
But withering they stand and stare
Through eyes that neither know nor care
Where the grass has gone

The days of Pearly Spencer,
Ahaha
The race is almost run

Pearly, where’s your milk-white skin ?
What’s that stubble on your chin ?
It’s buried in the rotgut gin
You’ve played and lost, not won

You played a house that can’t be beat
Now look, your head’s bowed in defeat
You walked too far along the street
Where only rats can run

The days of Pearly Spencer,
Ahaha
The race is almost run

I giorni di Pearly Spencer

Un condominio, una strada sporca
camminata e indossata da piedi senza scarpe.
Dentro è lungo e così completo
visto attraverso un sole tremolante
Occhi di vecchio sulla faccia di un bambino
che guardano come le ombre corrono
attraverso pareti e crepe, senza lasciare traccia
E la luminosità della luce del giorno rifugge.

I giorni di Pearly Spencer
Ahh Ahh Ahh
La corsa è quasi terminata

Naso premuto forte su un vetro gelato
guardando come la massa gonfia
su campi di cemento dove non cresce erba
Inciampa alla cieca su alberi di ferro che soffocano l’aria
Ma sono appassiti, si alzano e fissano
Attraverso gli occhi che né sanno né si curano di niente
Dove l’erba è comparsa

I giorni di Pearly Spencer
Ahh Ahh Ahh
La corsa è quasi terminata

Pearly dov’è la tua pelle bianca di latte
Cos’è quella peluria sulla tua guancia
E’ sepolta nella fogna con del gin andato a male
Hai giocato e hai perso, non vinto
Hai giocato una casa che non può essere battuto
Ora guarda la tua testa piegata nella sconfitta
Hai camminato troppo lungo la strada
Dove solo i ratti possono correre

I giorni di Pearly Spencer
Ahh Ahh Ahh
La corsa è quasi terminata

I giorni di Pearly Spencer
Ahh Ahh Ahh
La corsa è quasi terminata
La corsa è quasi terminata

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