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Una canzone per la domenica (167). Che c’entrano i Led Zeppelin con Tolkien?

di Luciana Figini

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Ebbene sì, lo confesso, ho un po’ l’animo da teenager e quindi ancora alla mia età mi batte il cuore se ascolto i Led Zeppelin.


Iniziai ad ascoltarli e ad amarli quando ero una quindicenne e ascoltavo “Per Voi Giovani” al pomeriggio, dopo la scuola (qui sotto c’è un articolo che ho scritto diversi anni fa sul mio blog riguardo a questa trasmissione (*).
Quello che più mi colpiva era la voce di Robert Plant, ma anche la chitarra di Jimmy Page e la incredibile varietà di stili musicali del gruppo.
I Led Zeppelin erano conosciuti come gruppo “hard rock” ed effettivamente molti dei loro pezzi sono estremamente rock , ma ci sono anche brani lenti (Thank you), influenze blues (Dazed and Confused), ballate (l’incredibile Stairway to Heaven) e diverse influenze folk (Gallow’s pole/ Tangerine).

Ecco il giudizio sui Led Zeppelin di Rolling Stone, che li chiama “barbari gentili”:

Jimmy Page aveva tutto in testa dall’inizio. La musica dei Led Zeppelin, lo ha spiegato tante volte, doveva essere un’architettura di luci e ombre, una sinfonia di pieni e vuoti. Nelle canzoni del gruppo ci sarebbero state forza bruta e gentilezza, istinto primordiale ed elaborazione concettuale, pulsione sessuale e finezza cerebrale, metallo pesante (prima che il termine diventasse d’uso comune) e delicatezza. Ci fu, da subito, un altro lato della medaglia a controbilanciare gli amplificatori in overdrive, i riff esplosivi e gli assoli lancinanti, il blues turbo-compresso, la batteria devastante di John Bonham, le urla orgiastiche o guerresche di Robert Plant.

E Tolkien che c’entra?
Ecco un’altra mia passione: Il Signore degli Anelli.
Negli anni ho letto la trilogia e ho visto i film più volte.
Una mattina, tanti anni fa, durante una pausa a scuola, mi sono ritrovata a parlare di Tolkien con un collega, che sapeva anche della mia passione per i Led Zeppelin.
Mi spiegò che in alcuni testi di questo gruppo c’erano chiari riferimenti al mondo nordico (Immigrant Song) ed in altri invece il gruppo aveva inserito riferimenti a Tolkien e a Il Signore degli Anelli.
Incuriosita ho fatto le mie ricerche e queste hanno confermato quello che il collega mi aveva detto.
Ecco alcuni dei riferimenti trovati:

In Stairway to Heaven ci sono dei richiami ad una scala per il paradiso che potrebbe riferirsi al Taniquetil, il monte più alto della Terra da cui Manwe, il signore dei Cieli, sorveglia le terre abitate da elfi e uomini [il pezzo è già stato proposto sul sito da Silveria Aroma, in due versioni: leggi e ascolta qui).

The Battle of Evermore presenta alcuni passaggi che potrebbero riferirsi alle opere di Tolkien, di cui Plant era un grande appassionato. Un esempio è l’utilizzo della parola “ringwraiths”, indicante i Nazgûl e coniata dallo stesso Tolkien.

“Misty Mountain Hop” contiene vari riferimenti (come le Misty Mountain, Montagne Nebbiose) al romanzo del 1937 Lo Hobbit , scritto sempre da J. R. R. Tolkien.

“Ramble on”: E’ la canzone che contiene più numerosi rimandi alle opere di Tolkien. Il “narratore” di Ramble On, il loro classico del 1969, si ritrova in una sorta di bizzarra versione della Terra di Mezzo: un luogo in cui Mordor diventa il posto in cui incontrare donne bellissime, e dove Gollum e Sauron sembrano più interessati a contendersi la fidanzata del narratore che a mettere le mani sull’anello. Al di là di queste stravaganze, è chiaro che i Led Zeppelin sono stati grandi fan di Tolkien: i primi versi di Ramble On sono la parafrasi di una poesia scritta da Tolkien nella lingua elfica di Quenya.

Per concludere, ancora una volta, l’approccio alle canzoni rock o pop non deve limitarsi ad un ascolto superficiale ma necessita spesso di una lettura più approfondita.
Questa può portare a piacevoli scoperte: quanto ho scritto ne è un esempio.


(*) –
“Per Voi Giovani” – (Dal mio blog “Un viaggio immobile” di marzo-aprile 2012 )

Ciò che voglio proporvi oggi è un altro piccolo tuffo nel passato e precisamente verso l’inizio degli anni settanta , quando ascoltare musica di buona qualità era davvero un’impresa ardua, per veri pionieri.
Allora, vediamo: c’erano solo le stazioni radio nazionali che trasmettevano principalmente musica melodica e leggera. Niente Radio Capital o Virgin Radio.
Le trasmissioni televisive erano abbastanza noiose ( oggi invece …! )   e in quanto a musica il genere era sempre lo stesso, anche se qua e là qualche apparizione nuova c’era : Lucio Battisti, i New Trolls,  l’Equipe 84 ecc.
Quello che mancava quasi completamente era la musica inglese e americana; il mondo era in subbuglio, era l’epoca delle grandi contestazioni e dappertutto nascevano nuovi modi di fare e intendere la musica ma da noi nulla , il vuoto più completo.
Qualche hit parade casalinga ci faceva capire che qualcosa stava succedendo a livello musicale , ma più di questo non si sapeva.
Finchè arrivò “Per Voi Giovani”, trasmissione radiofonica pomeridiana destinata ai teenagers che ebbe il merito grandissimo di far conoscere la nuova musica inglese e americana anche ai non addetti ai lavori, anche ai ragazzi di provincia come me.
E allora fu come l’irruzione di un nuovo mondo nelle nostre menti affamate di novità : imparare i nomi, le formazioni, i testi a memoria divenne importante come studiare a memoria i verbi forti tedeschi o le declinazioni in latino…

***

Me la ricordo ancora la busta che mi arrivò a casa direttamente da “Per Voi Giovani” in quel pomeriggio del 1972.
Era una busta enorme, che conteneva i testi di A Nursery Crime dei Genesis e di Tommy degli Who .
Sembra incredibile adesso, ma allora ti poteva arrivare a casa una busta del genere dalla tua trasmissione preferita ed in modo del tutto gratuito.
Possono parlarmi finché vogliono delle varie “condivisioni di rete” tanto di moda oggi : quelle erano davvero delle condivisioni.
Il tanto declamato music sharing di oggi allora significava molto semplicemente dare la possibilità a dei ragazzi qualunque come me di capire davvero la musica , di imparare i testi, di seguire i generi.
E volete mettere la sorpresa di tornare da scuola e trovare quella enorme busta sul tavolo ad aspettarti?
Ti sembrava di avere Mario  Luzzato Fegiz o Carlo Massarini ospiti a pranzo.

La redazione di “Per Voi Giovani” nel 1971, da sinistra Paolo Giaccio, Carlo Massarini, Mario Luzzato-Fegiz, Teresa Piazza, Richard Benson (foto Ciao 2001).

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