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Ora contro la malaria c’è un vaccino

Segnalato da Sandro Russo

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Sui giornali – non tutti, in verità – e immagino con adeguata risonanza sugli altri media, una notizia a lungo attesa.
Così in prima pagina la Repubblica di giovedì scorso, 7 ottobre 2021 (in file .pdf a fondo pagina):

Da medico, da italiano, da attento all’informazione, non posso non sottolineare l’importanza di questo risultato, essendo quello contro la malaria il primo vaccino contro una malattia parassitaria (da Plasmodium); e inoltre comparare questo successo con quello parallelo – ottenuto in tempi molto più brevi – nei confronti della pandemia da Covid 19.

Così Michele Serra nella sua Amaca dell’8 ottobre:

Malattie e malati prima del Covid
di Michele Serra

Se fossimo intelligenti, il vaccino contro la malaria sarebbe una notizia così grande, così importante, che non parleremmo d’altro per giorni. Lungo i secoli decine (più probabilmente centinaia) di milioni di persone, soprattutto nei Paesi poveri, e nelle zone povere e malsane dei Paesi più ricchi, sono morte di malaria. Più della metà, bambini. Ancora nel 2020 i morti sono stati 400mila, in gran parte in Africa.

Al cospetto della secolare, titanica lotta della scienza, dei governi, delle autorità sanitarie contro la malaria, gli attuali psicodrammi sul Covid, in primo luogo le ridicole beghe sui vaccini, fanno la figura di un lussuoso passatempo per una società viziata, che ha dimenticato da quali penurie, quali dolori, quali lutti noi discendiamo, pronipoti immemori di generazioni vissute tra guerre, pestilenze, carestie, dittature, penuria di tutto, certezza di niente. Oggi si discetta dei pericoli di una puntura che ieri era attesa come la salvezza (non dovuta!) dalle pestilenze, così come un tetto sulla testa e un piatto caldo in tavola non erano un diritto scontato, ma una conquista importante, della quale rendere grazie a Dio o al sindacato, a seconda delle credenze.

Veniamo dalle spelonche ma ci comportiamo come se fossimo sempre vissuti all’Hilton, con il culo nella bambagia. E se il Welfare e lo Stato ci offrono (gratis!) la possibilità di immunizzarci contro una polmonite mortale, ci domandiamo se e quanto dire “sì grazie” ci renda sudditi, e dire “no grazie” ci renda liberi, e anche fighi. Ma quando facevamo la fila, non troppi anni fa, per salvarci dalla polio, o dal vaiolo, uno che fosse saltato fuori per dire che nessuna scienza, nessun governo aveva il diritto di insegnare qualcosa al fottuto Io che ci sta avvelenando la vita, sarebbe stato zittito in un attimo, e dimenticato l’attimo successivo.

La Repubblica del 7 ottobre 2021. Pagine 21

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