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Epicrisi 341. L’isola che non c’è

Di Enzo Di Giovanni

 

E’ stata una settimana con al centro le elezioni amministrative, quella appena trascorsa. E pur non essendo Ponza stata toccata da questa tornata elettorale, non potevano non esserci riflessi anche sul nostro sito di questo importante appuntamento.

Anzi, proprio perché per Ponza bisogna aspettare l’anno prossimo, possiamo analizzare lo stato dell’arte della nostra politica nazionale, di cui il voto rappresenta una cartina di tornasole, senza coinvolgimenti passionali.

Passione?
Non abita più qua.

La politica urlata sui social è sì un segno dei tempi tristi che viviamo, in cui non contano più idee o proposte, con improbabili leader costruiti a tavolino sulla base di chi la spara più grossa – e la vicenda Morisi lo testimonia -, ma è anche il segnale di una profonda disillusione, di una sfiducia verso un’etica politica travolta da decenni in cui il malaffare è stato eretto a sistema.

Non più idee, proposte, ma “personaggi”.
La vecchia scuola politica, quella che formava i dirigenti di partito, non esiste più.
Esistono le piattaforme ed altri luoghi di aggregazione – secondo alcuni politologi non luoghi – più o meno virtuali che servono solo ad allargare il consenso al leader, non a fare formazione.

In un quadro così desolante, non ha più senso analizzare consenso e percentuali di partiti e coalizioni ma, a voler essere ottimisti, a ipotizzare prospettive, linguaggi e metodiche per una rinascita morale e perciò politica nel senso migliore del termine.

In questa ottica, un interessante contributo è quello proposto da Giuseppe di Rurillo, con Appunti per Irene: una donna di cultura per la svolta dello “sviluppo sostenibile”.

Per una nuova politica c’è necessità di “guardare dall’alto”… E’ un percorso obbligato o da maggioranza o da opposizione… Il passo successivo è porre al centro il rapporto con i cittadini.
La cultura non ha bisogno dei milioni di euro spesi per i grandi eventi. Per costruire cittadinanza e comunità servono occasioni tutto l’anno e disseminate nei territori… Bisogna dare ai cittadini consapevolezza di cittadinanza.

In I spelucarielle Franco De Luca invece sottolinea come la politica italiana (e isolana) sia tutta improvvisata, per nulla previdente e perciò debole ai colpi contro la libertà, contro la democrazia, contro il disastro ecologico.
Non è ‘antipolitica’ questa, al contrario. E’ sulla base ‘morale’ che si fonda la politica, non sull’utilitarismo.

Persino nel bel pezzo di Sandro Russo su Le valo-rose di Serena Dandini, giardiniera per caso (1) ci si affida al sogno di un nuova politica: servirebbe un giardiniere a capo di ogni governo perché i giardinieri sono ottimisti e sperano sempre nella fioritura… Il che non deve sembrare strano o fuori luogo [è la storia di Chance, un giardiniere analfabeta che diventa Presidente degli Stati Uniti, nel film Oltre il giardino (Being There), del 1979, diretto da Hal Ashby, con Peter Sellers].

La cura del giardino è la cura dell’anima, la salvaguardia del territorio come risorsa per dar senso all’esistenza stessa dell’uomo. A tal riguardo consiglio la lettura di un testo che a me è piaciuto molto, manifesto in difesa di una biodiversità umanistica prima che ambientale, oggi più che mai necessaria:

Le isole minori sono come dei giardini. Ne conosciamo le pietre, le strade, il rumore del vento, sappiamo come abbellirle o imbruttirle.

A Ventotene ci si interroga in occasione dell’ 80.mo anniversario della redazione del Manifesto sull’obiettivo di condividere con la comunità locale le strategie di sviluppo del territorio e i progetti prioritari da attivare.

Da Procida ci arrivano gli scatti della nostra Federica.

Ed a Ponza?
Diciamo che non si vola alto

Il focus politico questa settimana è incentrato su La questione “Rifugio dei Naviganti”, La nota di Mimma Califano sul “Rifugio dei naviganti”, La replica di Piero Vigorelli a Mimma Califano.
Senza entrare nel merito squisitamente tecnico su cui non ho competenza né titolo, non si può non rilevare che è l’assenza di una vera politica programmatica di sviluppo socio-economico-territoriale a produrre di questi mostri.

Fallimento che certificata l’assenza ormai cronica di un movimento politico che dir si voglia, e a pochi mesi dalle prossime amministrative, per rimanere in tema, non è certo cosa che induca a slanci di ottimismo.
Una buona politica, si dice, studia il passato ed organizza il presente per programmare il futuro.
Vi sembra che queste azioni siano nell’agenda politica ponzese?
A noi sembra che sia proprio l’agenda a mancare.

La nostra isola, bella e dannata, sembra sopravvivere solo di ricordi sempre più sfumati, e di una socialità sempre più illusoria.
I social, termometro – che ci piaccia o no – della vivibilità e della stessa esistenza di un luogo, sono utilizzati solo per polemiche fumose e perciò sterili, o per mostrarne per immagini la bellezza.
Bellezza sbiadita o in bianco e nero per rappresentare un’umanità scomparsa.

Bellezza a colori, primordiale, in cui l’umanità non appare, proprio perché scomparsa.

Foto di Annalisa Sogliuzzo

Ponza, bella senz’anima.

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