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Pasquale Tagliamonte, primo fanalista di Ponza

di Rosanna Conte

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Leggendo l’articolo sui fari segnalato da Biagio Vitiello, ho pensato al primo fanalista di Ponza, Pasquale Tagliamonte.

Nel 1780 gli fu affidata la Lanterna sulla collina della Madonna perché, abitando vicino, poteva averne cura più facilmente.

La collina della Madonna nel 1816, dalla Pianta del porto a cura del sottotenente del Genio Michele Andreini. Nella legenda al numero 22 corrispondono ancora casa e grotta di Pasquale Tagliamonte

Riceveva 10 ducati l’anno e, per questa sua funzione,  gli fu costruita una stanza a spese del Conto regio  accanto alla sua abitazione. Il suo compito, oltre ad accendere e spegnere quotidianamente la fiamma del faro, era mantenere sempre puliti i vetri e l’impianto, cosa che faceva scrupolosamente, con piccoli accomodi che non aveva mai addebitato al Conto regio, come relaziona Pasquale Andreozzi nel 1791 inoltrando la sua domanda di aumento di stipendio.

Particolare del “Dimostrativo di una porzione di pianta dell’isola di Ponza….” non datato ma risalente, secondo il confronto con altri documenti, al 1775

Andreozzi era il guardamagazziniere, cioè colui che aveva le chiavi, insieme al governatore, del regio magazzino, dove veniva inviato tutto quanto occorreva per la vita e i lavori sull’isola.. Un compito gravoso che Andreozzi onorò sempre e fra le varie incombenze aveva anche quella di mantenere sempre provvisto il magazzino. Era lui a chiedere i generi che servivano, come l’olio per la lampada del faro, per cui aveva modo di controllarne il consumo. Nella relazione scrive che questo consumo  era stato sempre adeguato alla perizia fatta dall’ingegnere Antonio Winspeare quando fu costruito, perciò poteva garantire che Pasquale era anche onesto e poteva meritare l’aumento che chiedeva.

Il Lanternino 

La cura del Lanternino era, invece, affidata ai militari, visto che stava accanto alla postazione di difesa del porto, e non era altrettanto scrupolosa.  I vetri erano sempre sporchi ed anche gli acciarini, tanto che faceva poca luce  costituendo un pericolo per le barche che entravano nel porto di notte.  Andreozzi scrive che il Lanternino era “maltrattato” e col tempo si sarebbe certamente deteriorato né ha timore di dire all’Intendente duca di Cantalupo che il comandante del porto corresponsabile della sua gestione avrebbe dovuto sollecitare gli addetti a questa incombenza.

Possiamo, ricordare, quindi con orgoglio Pasquale Tagliamonte antesignano dei tanti fanalisti che si sono succeduti sulla nostra isola fino ai nostri giorni.

 

 

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