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d-05 foto-02 scotti-e-bis 114 la-spiaggia Spugne e astroides si contengono lo spazio

Il mio “Dune” (1). I romanzi

di Sandro Russo

 .

Si parla molto di Dune, in questi giorni, per l’uscita nelle sale dell’ultimo film di Denis Villeneuve, che è la seconda trasposizione cinematografica del famoso romanzo di Frank Herbert; visto anche a Venezia, come ospite speciale, non in concorso.
L’ho recentemente nominato, Dune, in un articolo sull’Afghanistan (leggi qui), quando ho fatto menzione – insieme ad altri aspetti -, della mia conoscenza di quel mondo. Intendevo il modo di pensare e il codice d’onore, insieme spietato e cavalleresco, che contraddistingue quel popolo abituato al deserto, a sopravvivere in condizioni per noi inimmaginabili. Ad esso Frank Herbert direttamente si ispirò anche nei nomi propri e nella terminologia degli oggetti (dopo un primo incontro con il deserto tra le dune dell’Oregon nel 1957). Questo mondo è perfettamente delineato nel romanzo.
A questo primo articolo sul romanzo, ne seguirà un secondo sui film: di David Linch (1984); di Alexander Jodorowsky (progetto mai realizzato di cui rimane un documentario; 2013), la serie Tv di Dune (2000) e quest’ultimo di Denis Villeneuve (2021).

Dune (il film) presentato sul Venerdì di Repubblica del 13 agosto 2021; con una lunga intervista al regista

Quando uscì il primo romanzo di Dune, di Frank Herbert (nel 1965 negli Stati Uniti; l’edizione italiana, per Editrice Nord, è del 1973) tra noi appassionati, “di studi classici” (ovvero cultori della fantascienza degli anni d’oro, 1950 e segg)) si gridò al miracolo, e si fecero spericolati paragoni con Moby Dick di Hermann Melville (romanzo del 1851, ma arrivato in Italia solo nel 1930-’32). Anche quel libro infatti è un romanzo sapienziale e la vicenda vera e propria (quella che tutti abbiamo letto da ragazzi) comincia solo dopo un ampio trattato di cetologia (o scienza dei cetacei).

Dune, vincitore del premio Nebula e del premio Hugo, i due massimi riconoscimenti della narrativa fantascientifica, è il primo dei sei romanzi che formano la parte centrale e originaria del ciclo di Dune. A questi si sono aggiunte, dopo la scomparsa dell’autore, altre serie ambientate nell’universo di Dune, scritte dal figlio Brian Herbert.
Dune detiene il record di vendite nell’ambito del genere fantascientifico, con 12 milioni di copie. Il romanzo, e in generale l’intera serie di Herbert, hanno influenzato profondamente l’immaginario fantascientifico, a partire da Guerre stellari, per ammissione dello stesso George Lucas.

Il primo romanzo, Dune, delinea i fondamentali di un intero pianeta – Arrakis, detto anche Dune, il terzo pianeta di Canopo – di cui vengono presentati, in appendice stavolta (nell’ordine): l’ecologia, la religione, la relazione del Bene Gesserit, l’almanacco en-Ashraf (genealogia delle case nobili), la terminologia dell’impero (glossario), mappa e note cartografiche.
In particolare si tratta di ecologia, disciplina che negli anni ’70 del secolo scorso non era popolare come adesso.

Perché Arrakis è un pianeta-deserto. Ossessionato dalla mancanza di acqua, tanto da recuperarne e riciclarne ogni minima traccia (con le famose tute distillanti, unico mezzo con cui i Fremen [così si chiamano gli indigeni, sia in inglese che in traduzione, con una certa assonanza con free men – uomini liberi] si muovono nel deserto. Peraltro inospitale e popolato da creature – i vermi delle sabbie -che sono una vera invenzione in un romanzo già fantasmagorico.

Una mappa di Arrakis (dal libro)

I Fremen sono gli unici in grado di ‘cavalcare’ un verme delle sabbie agganciato con un uncino (gli ami da creatore) tra i metameri che costituiscono il corpo della gigantesca creatura.
I “vermi delle sabbie” sono creature lunghe fino a trecento metri (e oltre), mostruosa via di mezzo tra una lampreda e un lombrico che vivono nella profondità del deserto sotto il quale si spostano a grande velocità; sensibili ai rumori e alle minime vibrazioni di tutto quello che si sposta in superficie.

Sono i vermi delle sabbie (shai-hulud) a produrre la spezia (o melange) che è estratta dalle loro deiezioni, dopo un complicato processo di estrazione e raffinazione. “La spezia”, che è divenuta fondamentale tra i pianeti della Galassia perché prolunga la vita, acuisce le percezioni e in certe condizioni dischiude le porte dello spazio-tempo, con illuminazioni della memoria genetica e la visione di sprazzi di futuro; oltre a rendere possibile da navigazione interstellare.

Perciò Arrakis è così importante tra i pianeti della galassia abitata dall’uomo.
Siamo nell’anno 10mila-e-passa e la galassia è una confederazione di pianeti con un potere centrale (l’Imperatore) e una costellazione di pianeti–vassalli (simile ai feudatari dell’Italia medievale, su scala planetaria). A parte l’Imperatore, che detiene il potere militare appoggiato da una milizia costituita dai feroci guerrieri Sardaukar, le altre entità di rilievo sono la Gilda spaziale che controlla il traffico commerciale tra i vari pianeti della Federazione e le Bene Gesserit, sorta di setta fatta di sole donne dotate di eccezionali poteri mentali coltivati con un rigido addestramento, che perseguono un programma a lunghissimo termine di selezione genetica, finalizzato alla nascita di una specie di superuomo (lo “Kwisatz Haderach”, letteralmente “colui che può essere in molti luoghi contemporaneamente”).

Un aspetto fondamentale dell’ecologia di Dune è l’importanza dell’acqua, che incide sulla cultura e l’antropologia dei nativi Fremen. Costretti da generazione a considerarla un bene prezioso, a recuperarne ogni goccia, persino quella dei defunti, considerano il Fardello d’acqua un obbligo assoluto, da onorare a costo della morte; come anche – con il valore che hanno nel nostro modo di pensare “le riserve auree”, che garantiscono la validità del denaro circolante -, su Arrakis esistono “le misure d’acqua”, anelli metallici di varia grandezza, ognuno dei quali corrisponde a una specifica quantità d’acqua pagabile dalle riserve dei Fremen (le enormi cisterne sotterranee evocate in tutto il romanzo).
Così in uno snodo della vicenda di Paul, quando è costretto per la prima volta ad uccidere l’uomo che l’aveva sfidato: “Al culmine della cerimonia, il ragazzo non riesce a trattenere le lacrime, cosa che genera grande impressione fra i Fremen che, per risparmiare acqua, piangono assai raramente fin dalla più tenera età. L’atto di “donare l’acqua ai morti” assume per il gruppo un forte valore sacro che rafforza la convinzione di aver trovato in lui il messia. Paul viene quindi accettato definitivamente nella tribù col nome segreto di Usul, la base del pilastro, e il nome pubblico di Paul Muad’Dib, dal nome di un piccolo topo canguro del deserto di Dune.

Il topo canguro, un roditore appartenente alla Famiglia degli Heteromyida. Sono roditori terricoli più o meno adattati ad un’andatura saltatoria diffusi principalmente nelle zone desertiche del Nordamerica e in tutti gli habitat dell’America centrale e della parte nord-occidentale dell’America meridionale (si vede più volte nel film di Villeneuve)

Un “ambientino”, quello immaginato da Frank Herbert caratterizzato da una particolare commistione di tecnologia e barbarie (astronavi, voli interstellari e “ortotteri” (elicotteri simili alle libellule), insieme a rituali tribali e una crudele gestione del potere di tipo medievale, tradimenti, avvelenamenti e uccisioni inclusi.

Questo è Arrakis e il sistema di potere in cui di muoverà Paul, della casata degli Atreides, originaria del pianeta Caladan, figlio del duca Leto (il Giusto) inviato dall’Imperatore a prendere possesso di Arrakis, dopo ottant’anni di dominazione (e gestione del traffico della Spezia) da parte della spietata casata degli Harkonnen. Madre di Paul è lady Jessica, una adepta Bene Gesserit.

Il romanzo inizia con i preparativi degli Atreides per traslocare, dal nativo Caladan, su Arrakis e la storia descrive – tra insidie, combattimenti e oggi sorta di difficoltà – la fascinazione reciproca tra Paul Atreides e Arrakis, ovvero i Fremen che ne sono i legittimi abitanti.
Paul scopre su Arrakis se stesso e le sue potenzialità, mentre le sclere dei suoi occhi diventano sempre più azzurre (è un effetto collaterale dell’uso della Spezia), mentre il popolo di Arrakis, i Fremen, dopo l’incertezza e il dubbio, le tante prove superate da Paul e altre agnizioni (peraltro presenti nelle loro leggende) riconoscono in lui l’uomo che può guidarli verso la libertà e a realizzare il sogno di Liet-Kynes, l’ecologo imperiale e “Arbitro del Cambio”, che per primo aveva sognato Arrakis diventare un paradiso.

 

[Il mio “Dune” (prima parte) – Continua]

 

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