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Tante storie a Latina, dietro il voto per le Comunali

Segnalato dalla Redazione

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Di interesse generale (e particolare, essendo Ponza in provincia di Latina), proponiamo da la Repubblica di ieri 19 settembre – in cronaca nazionale, Primo piano, il voto nei Comuni -, un reportage di Clemente Pistilli e Concetto Vecchio.

POLITICA – IL REPORTAGE
Sfregi, cosche e camerati la pazza campagna di Latina
dagli inviati Clemente Pistilli e Concetto Vecchio

LATINA. — «Hanno gridato: “Merde, andatevene!”» racconta il pensionato Massimo Gibbini. «Ero qua fuori. Stavo fumando una sigaretta appoggiato alla moto, come faccio sempre, quando mi sono trovato davanti due ragazzi sullo scooter. Hanno chiesto qualcosa. Ho fatto un passo verso di loro e quello dietro ha alzato la mano. Pensavo volesse darmi un pugno. Ho fatto in tempo a schivarlo, quindi ho sentito il taglio sulla faccia. Mi sono toccato e ho visto il sangue sul palmo. Sono fuggiti dopo avermi insultato».

Alle 9,30 di lunedì scorso il candidato al consiglio comunale Gibbini, come ogni mattina, aveva da poco aperto la sede di Fare Latina, una civica di centrodestra che candida a sindaco l’avvocato Annalisa Muzio, 45 anni. Un agguato che ha riportato la città in prima pagina dopo che ad agosto il sottosegretario leghista Claudio Durigon aveva proposto di dedicare ad Arnaldo Mussolini, il fratello del Duce, il parco comunale intitolato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: l’improvvida uscita gli è costata il posto.

Sprofondato in una sedia della sezione Gibbini, 63 anni, si tocca il cappellino: «La notte non dormo bene, ai miei però ho detto che dobbiamo andare avanti». L’ufficio, a un passo dal centro, a metà strada tra i vigili del fuoco e la questura, lo presidia dal 15 maggio. «Vengo dal volontariato», dice. «Volevo portare un mio contributo ». E ora invece si ritrova pieno di domande.

Che campagna elettorale si sta giocando a Latina? La prima cosa che colpisce è che non si vedono manifesti elettorali. Nulla sembra indicare che il 3 ottobre si voterà. «Noi li avevamo messi», precisa Gibbini. «Ma ce li hanno strappati, o sporcati o coperti di scritte volgari ».

Fondata dal Duce nel 1932, la vecchia Littoria delle paludi raccontata da Antonio Pennacchi in Canale Mussolini fu democristiana per tutta la prima Repubblica, salvo consegnarsi alla destra nella Seconda. Ci vivono 120mila abitanti, a quaranta minuti di treno da Roma. La classica provincia italiana, dove tutti si salutano per nome sul corso. Dieci anni fa avviene una cesura. I rom della famiglia Di Silvio, imparentati con i Casamonica, un clan da sempre presente nel quartiere Campo Boario, decidono di fare il salto di qualità. Si alleano con la politica, condizionandola. La storia muta drammaticamente. Latina oggi è tra i pochi centri del Lazio con una sentenza per mafia e politica passata in giudicato.

Le inchieste della magistratura scoperchiano il vaso di Pandora. Nel 2016 viene arrestato l’ex sindaco di Fratelli d’Italia, Giovanni Di Giorgi. Si scopre che l’ex tesoriere del partito di Giorgia Meloni, Pasquale Maietta, allora presidente del Latina calcio, avrebbe ordinato ai clan di compiere delle intimidazioni nei confronti di un avversario politico, allora nel Pd, oggi portavoce del candidato del centrodestra, Vincenzo Zaccheo. Salta poi fuori che una serie di esponenti della destra avevano pagato i boss per raccogliere i voti per farsi eleggere: episodi confermati da due collaboratori di giustizia. L’ultimo a finire nel mirino degli inquirenti è stato l’eurodeputato Matteo Adinolfi, l’uomo forte della Lega, che a luglio è stato raggiunto da un avviso di garanzia per voto di scambio politico mafioso. In attesa dei processi chi fa politica si guarda le spalle. Privo di nomi spendibili, diviso tra troppi rampanti, il centrodestra ha richiamato in servizio Zaccheo. È un signore di 74 anni che fu l’ultimo segretario del Msi locale. È stato sindaco due consiliature e parlamentare per Alleanza nazionale: Gianfranco Fini qui era di casa nei tempi d’oro. Ama le iperboli: «Farò di Latina la città più bella d’Italia», annuncia. Nel 2010 venne fatto fuori per una congiura interna (Forza Italia gli tolse la fiducia) e ora gli chiedono un miracolo, solo che nel frattempo tutto attorno a lui è cambiato. Gli ex camerati sono divisi tra Fratelli d’Italia e Lega. E così Zaccheo si candida con una civica: Latina nel cuore. «Me l’hanno chiesto Berlusconi, Salvini, Meloni, Toti, Brugnaro, Sgarbi», dice. «Giorgia l’ho vista crescere, divenne presidente di Azione giovani anche grazie ai miei voti. E questo è il suo collegio». «Sì, gli scandali sono stati pesanti, mi addolorano » ammette il vecchio leone, «ma le responsabilità penali sono personali. Ci sono metastasi ovunque, anche a Roma ne sapete qualcosa, e non hanno riguardato solo i politici, ma anche i colletti bianchi, le forze dell’ordine. Il consenso va conquistato, non acquistato. Cosa vuole che le dica di Durigon? Certo io non cambierò il nome del parco, Paolo Borsellino era un mio amico».

C’è sempre una contraddizione. A Latina è data dal sindaco, Damiano Coletta, un outsider civico che nel 2016, sull’onda degli scandali vinse clamorosamente, sull’esempio di Virginia Raggi nella Capitale. È un medico di sessant’anni, con un passato da calciatore nel Pescara e nella Nocerina: era di sinistra, aveva la barba, lo chiamavano Socrates. Nel suo ufficio in Comune ha affisso un quadro di Peppino Impastato. È stato lui a dedicare a Falcone e Borsellino il parco. Ha concesso a Sami Modiano e Liliana Segre la cittadinanza onoraria. «Coletta non è un sindaco, è un poliziotto», hanno rivelato agli inizi della sua sindacatura le intercettazioni del figlio del capoclan. Lo sostengono quattro liste (la sua si chiama Latina Bene comune), tra cui il Pd. Lo slogan: Indietro non si torna. Dovrebbe andare al ballottaggio con Zaccheo. Ma per chi voteranno stavolta i Di Silvio?

La cronaca non ha offerto soltanto l’aggressione a Gibbini e l’incredibile sortita di Durigon. Hanno fatto notizia anche la senatrice di Cambiamo, Marinella Pacifico, che candida le tre figlie, e i due pregiudicati schierati con Forza Italia e Fratelli d’Italia. «La città è cambiata », assicura tuttavia Coletta. «Ora abbiamo finalmente i conti

in ordine, nuove regole sono state adottate e possiamo pensare allo sviluppo nel turismo e a rafforzarci grazie all’università. Scontiamo un deficit infrastrutturale: l’autostrada è a un’ora, la stazione è a dieci chilometri dal centro». Sulla sua scrivania tiene in bella mostra un libro di un ex assessore di destra, Andrea Stabile: Storie nascoste di Latina, «intrecci e intrighi negli anni di Zaccheo sindaco». Dicono che Zaccheo ne sia molto infastidito.

Ogni gesto qui quindi va sorvegliato, anche il semplice attacchinaggio dei manifesti. E leggendo la sentenza della giudice Annalisa Marzano sulle elezioni 2016, si capisce anche perché: «Il clan Di Silvio estendeva la propria influenza anche nelle campagne elettorali occupandosi della affissione dei manifesti». Tutti coloro che intendevano procedere ad affissioni avrebbero dovuto munirsi del nulla osta del clan, «senza il quale sarebbero stati automaticamente oscurati».

La lista Fare Latina è data all’otto per cento e potrebbe sottrarre consensi decisivi al centrodestra. La Digos ha sentito più volte Gibbini. L’altra sera Annalisa Muzio ha investito con l’auto un anziano di 76 anni, che ora versa in prognosi riservata. Quando telefoniamo a Zaccheo si affretta subito a sottolinearlo. Quante strane cose succedono a Latina.

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