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Mattinata ponzese

di Francesco De Luca

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La mattinata incede fra i bagagli rumoreggianti sul ciottolato del Corso Pisacane, il profumo dei cornetti sfornati, il da fare dei negozianti indaffarati a mettere in mostra la mercanzia.

E’ l’inizio di un crescendo che, come ogni giorno di questo fine agosto, mischia i rumori di chi abbandona l’isola per il fine-vacanza con chi ancora rimane a godersi il tramestìo dei noleggiatori di barche e barconi, di chi affitta motorini, di chi sistema i tavolini fuori dai bar, di chi attende i clienti per la colazione, e il benzinaio pronto a rifornire con la pompa.

Attese, speranze, crucci, ansie. L’isola si attiva per soddisfare il giorno, gli isolani si industriano a venir dietro alle richieste dei vacanzieri, ed essi sono pronti a cogliere in uno scatto, in un gesto, un sorriso, in uno squarcio, il ricordo da portarsi in città. Mentre il levantuolo solletica la costa e il venticello spande un afrore di cucina e di fogna.

Le barchette, addossate l’una all’altra, nello scalo del Mamozio, alle banchine, molo Musco e Di Fazio, ncopp’u summariello e ai pontili, tutte attendono un segnale dal sole per lasciare gli ormeggi. Un po’ controvoglia e un po’ col desiderio di abbandonare l’attracco per il mare libero.

Dietro ogni gesto un pensiero, al pensiero un sentimento.

L’isola in estate si veste artatamente di panni sgargianti e invitanti. Si vende ed attrae. Offre mercanzie non l’anima. Quella la tiene dimessa e accantonata. Quando l’insularità riterrà opportuno essa verrà scoperta. Scontrosa, come sempre, ruvida, un po’ cafona, e verace.

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