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Una foto racconta… (33). Lo scotano e le Metamorfosi

di Patrizia Maccotta

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Lentamente l’estate, come la marea, si sta ritirando. È  banale, ma quanto vero: nulla rimane immutato. Nel corso delle nostre brevi vite non si cambia d’altronde così tanto da rendere difficile – agli altri, ma anche a noi stessi ! – il riconoscere chi eravamo all’inizio in chi siamo alla fine delle nostre esistenze?

La metamorfosi si oppone, con forza, al nostro desiderio di stabilità. A volte invece è  salvifica. Come non pensare al mito di Apollo e Dafne, come ce lo racconta Ovidio, certo, ma soprattutto come lo ha scolpito e reso eterno nel marmo bianco – piccola vittoria dunque sull’impermanenza – Lorenzo Bernini. Metamorfosi di Dafne in alloro e metamorfosi del marmo in carne e pianta grazie al genio dell’artista.

Apollo e Dafne, L. Bernini, Museo Borghese, Roma

Ho trovato per caso, nel giardino della Villa Medicea a Poggio a Caiano, una pianta – ho scoperto in seguito che si trattava di uno scotano – che ha risvegliato in me questo pensiero sul cambiamento.

Lo scòtano (Cotinus coggygria; Fam. Anacardiaceae) in primavera (due foto)

Lo scotano – un grande arbusto o un piccolo albero di 1-3 metri – è  chiamato, per il suo aspetto in primavera, “l’albero della nebbia”. Sembra una nuvola, di un rosa Tiepolo, smarrita sulla terra che si è  trasformata in un piumino per la cipria. Ma in estate, in un giardino abruzzese, ho trovato la pianta con foglie piene e verdi. In autunno diventa un cespuglio di un rosso fiamma.

Lo scotano in estate e sotto, in autunno


Pensiero melanconico, sì, ma che mi distrae dai pensieri orribili su quel che succede in tante parti del mondo.

Immagini (ndr)
Tutte le foto dell’autrice dell’articolo, tranne l’ultima, dal web

 

Appendice del 27.08 (cfr. Commento di Sandro Russo)

L. Bernini. Ratto di Proserpina (1621-22) – Museo Borghese, Roma

Nota della Redazione:
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1 commento per Una foto racconta… (33). Lo scotano e le Metamorfosi

  • Sandro Russo

    Per mia deviazione mentale, il bel pezzo di Patrizia con la sequenza delle foto mi ha fatto pensare non tanto allo scotano, ma all’ultimo Bernini che ho visto, al cinema, qualche giorno fa.
    Quando nel sequel di “Come un gatto in tangenziale. Ritorno a Coccia di Morto” di Riccardo Milani (2021), Giovanni (Antonio Albanese) prova ad “acculturare” Monica (Paola Cortellesi), borgatara ‘ruspante’, facendole visitare appunto il Museo Borghese, e davanti al gruppo de “Il ratto di Proserpina”, mentre lui le fa notare le mani del bruto che affondano nelle tenere carni (marmoree) della ragazza, lei non si trattiene: Nun ci ha ’n filo de cellulite, li mortacci sua!

    Immagini nell’articolo di base

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