Ambiente e Natura

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e le isole minori

segnalato dalla Redazione

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L’articolo ha diversi punti di contatto con quello pubblicato sul sito il 20 c.m. – Ponza green, una nota di Carlo Marcone – ma abbiamo sentito Carlo prima di pubblicare e dice che no: il progetto da lui presentato è una iniziativa concertata con la Regione Lazio e ha avuto una gestazione di circa tre anni, quindi in epoca pre-Covid.
Comunque l’articolo apre ulteriori orizzonti e può servire agli Amministratori come incentivo a implementare le iniziative già in corso di attuazione.

 ECONOMIA
Come le isole minori galleggeranno con il Pnrr
di Enrico Martial (**)

Cosa prevede il Pnrr per le isole minori – Articolo ripreso integralmente da Start Magazinewww.startmag.it

Il costo medio di produzione di energia elettrica nelle isole minori non interconnesse alla rete è sei volte quello nazionale, cioè di 0,39 euro al kwh, rispetto ai 0,065 euro al kwh della media italiana. In venti isole minori funzionano centrali termoelettriche a gasolio che non sono regolabili, non si possono spegnere o accendere per i rischi e per le inerzie di impianto. Devono lavorare vicine alla piena potenza, senza relazione con la variazione di domanda bruciando quindi più gasolio, che pure ha un maggior costo per il trasporto via mare. Le società elettriche locali sono in monopolio, non sono motivate a passare alle rinnovabili e a migliorare in efficienza o in emissioni. Le dodici compagnie private e gli otto impianti di Enel vedono infatti i maggiori costi compensati in automatico ogni anno con quasi 80 milioni di euro dalle bollette di tutti, al capitolo oneri di sistema.

Il contrasto con l’immagine di qualità ambientale e turistica delle isole minori è stridente, malgrado per esempio le Eolie siano patrimonio Unesco. Diverse iniziative erano già in corso, ma l’arrivo del PNRR dovrebbe consentire un passaggio decisivo. Sulle isole da anni vi è un dibattito europeo: dal 1980 con la Commissione “Isole” dalla Conferenza delle regioni periferiche e marittime (CRPM), poi con progetti vari, finanziati per esempio da Horizon 2020  – circa 80 milioni di euro – fino alla costituzione da parte della Commissione europea di un “segretariato energia pulita per le isole”.

E poi l’energia è solo un pezzo del problema. In alcune isole l’acqua arriva con navi cisterna, anche se vengono progressivamente avviati dissalatori e recuperata qualche fonte interna. La depurazione delle reflue stenta, manca in 11 isole ed è parziale nelle altre. Nei rifiuti la situazione è variegata: la differenziata viaggia nel 2018 dal critico 4% e 5% di Ponza e Ustica, al 15% delle Egadi, al 21% delle Eolie, al 26% del Giglio. Ci sono anche situazioni migliori, all’Elba (58%) o a Capri (60%). Sant’Antioco, in Sardegna è un esempio virtuoso al 79% nel 2018. In diversi casi i rifiuti ripartono la nave, a confermare la dipendenza delle isole dalla terraferma. Infine c’è il problema della connettività Internet e della banda ultralarga.

Così il PNRR ha disegnato un investimento nella Missione 2 (economia circolare) per le 19 “Isole verdi” che prevede cinque aree di intervento, secondo la versione del PNRR con allegati del 4 maggio 2021, che dettaglia come documento di lavoro le diversi spese, anche su risorse ulteriori nazionali complementari, che qui si ipotizzano in 4 milioni di euro.

Ci sono 38 mln per l’efficientamento energetico di edifici pubblici (tre per isola con circa 2mln a ciascuna per 1500 mq), l’elettrificazione della mobilità – i bus ma anche bici elettriche condivise per 6 mln di euro (circa 300mila euro a isola), interventi sulla gestione dei rifiuti per 10 mln di euro (con progetti di compostaggio comunitario, isola ecologica, riutilizzo e riduzione, e poi raccolta), con circa 500mila euro a isola. Per gli impianti di desalinizzazione si prevedono al momento delle strutture mobili, cercando di replicare i progetti di Ponza e Ventotene, su cui si inserisce anche il (lento) DDL “Salvamare”, passato in commissione al Senato il 15 luglio scorso. Il costo stimato è di 100 mln, calcolato a persona per 1500 euro contando una popolazione doppia a quella residente, che triplica peraltro nei periodi di punta.

Isole minori-pnrr. Interventi

Per la parte energia restano 50 milioni, con una risolvibile problematica di aiuti di Stato per le 12 società private esistenti sulle isole. Partendo dalle esperienze di Ponza, Favignana, Pantelleria, Giglio e Vulcano (progetti per 32 mln), il fotovoltaico sarà dominante, accompagnato da biomasse o mini-eolico, presente al momento a Pantelleria e Sant’Antioco, con l’aggiunta di meccanismi di accumulo. Si propone anche l’efficientamento dei generatori attuali, anche se fuori dall’elenco delle fonti green della tassonomia ancora in discussione a Bruxelles. I progetti delineati vanno da 1,5 a 10 mln di euro.

La connettività, nella missione 1, componente 2 (digitalizzazione) interessa 18 isole: ci sono 60,5 milioni di euro, e si procederà con la posa di dorsali marine in fibra ottica, i cui appalti dovranno essere aggiudicati entro marzo 2022 e con i lavori eseguiti entro dicembre 2023.

 

Note
(*)Enrico Martial è laureato in Filosofia, ha lavorato in RAI come programmista regista, come ricercatore all’EIPA di Maastricht e ha prestato servizio dal 1992 al 1997 presso la Regione Valle d’Aosta per passare poi al Ministero dei Lavori Pubblici, membro del Segretariato Interreg. Mediterraneo) e al Ministero degli Affari esteri. Giornalista pubblicista, ha realizzato documentari per la RAI, ha pubblicato diversi articoli su riviste italiane (Il Mulino, Relazioni internazionali, Limes) e internazionali (note biografiche sintetizzate dal web a cura)

Immagine di copertina: Dokdo Islands
Le rocce di Liancourt, in coreano Dokdo (cioè “isole solitarie”), in giapponese Takeshima (cioè “isole dei bambù”), sono un piccolo gruppo di isolotti del mar del Giappone (mare dell’Est). Le isole sono state così chiamate nel 1849 prendendo il nome dalla nave baleniera francese Le Liancourt che fu la prima imbarcazione europea ad avvistarle.

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