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d-05 foto-02 scotti-e-bis 114 la-spiaggia Spugne e astroides si contengono lo spazio

‘U partucchiere

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Fine anno scolastico ’78/’79…
Seconda media.
Per la chiusura dell’anno il professore Lorenzo Mandarino, con la partecipazione degli alunni, decide di mettere in scena “Non ti pago” di Eduardo De Filippo.

A tutti viene assegnata la parte e comincia, con dovizia di particolari, la preparazione per la messa in scena della pièce teatrale.

Tutto viene curato nei dettagli… si riesce persino a costruire un piccolo palcoscenico nei saloni della scuola media dove avremmo rappresentato il lavoro.
Il prof decide di fare una riunione a casa mia con tutte le mamme che per l’occorrenza sarebbero diventate sarte, costumiste e tutto ciò che occorreva. Mia madre preparò un bel vassoio di “nocchette“ e l’intera improvvisata compagnia si riunì sopra Capobianco.
A me venne affidato il ruolo di Donna Carmela, verace popolana napoletana di quartiere in contatto “mediatico” con l’altro mondo…
A tutte le mamme vennero date indicazioni per i costumi, gli oggetti di scena, le acconciature.
Il prof disse a mia madre:
“Signora Ida… Assunta dovrà indossare un vestito dignitoso, con un bel grembiule, grandi orecchiìni e soprattutto visto che Assunta ha capelli lunghissimi… una bella acconciatura “a impalcatura”!
Per 15 giorni prove di recitazione, di costumi: una “frenesia“ buona ricca di entusiasmo, emozioni e buona volontà…
Per mia madre e mia nonna fu facilissimo preparare gli abiti ma… l’acconciatura a “impalcatura“ dava pensiero a mia madre.
– Assunta, ‘a mammà… sule Silverio ‘u partucchiere ‘a po’ ffa’, sta ‘mpalcature!
È così fu.
Il pomeriggio presto papà ci accompagnò alla Banchina e con mamma salimmo al Salone.
Mamma spiegò a Silverio tutta  “l’impalcatura” famosa…
Silverio mi guardò e disse:
– Aspitoooo… dobbiamo fare una pettinatura alla Maria Antonietta… Assu’… t’aggia fa’ ‘na capa tutta ‘mpusumata!
La cosa mi preoccupo’ non poco… pensavo…- Chisa’ che cape me farra’!
Avevo lavato i capelli a casa il giorno prima perché l’indicazione era partita da Silverio.
Mi fece accomodare sulla poltroncina mentre mia madre era seduta sulle sedie laterali e cominciò il minuzioso lavoro.
E qui comincia la parte più bella per chi ricorda Silverio nel salone.
Non so se con la scrittura riuscirò a trasmetterla ma ci provo…
Inforcò gli occhiali stretti e neri sul naso, mi mise dritta davanti allo specchio enorme tirandomi su il mento con le dita.
Mi divise i capelli in quattro parti partendo dalla nuca…
A questo punto, per tutta la durata della pettinata, ‘U Partucchiere cantava a mezza voce…. ma neanche… a bocca chiusa. In quella occasione era l’inno di San Silverio accompagnandolo in ogni movimento:
“🎼 Mhm..Mhm..Mhm…Mhm..Mhm…Mhm (mhmhmhmhmhmhmhm( lungo è vibrato) MH! ( forte a finire e troncato deciso)🎼
È così a seguire… immaginate l’inno di San Silverio alla prima battuta e seguite le M… troverete quei momenti e quel suono che era solo del Partucchiere
Dopo un’ora usciii dal Salone con la capa “cotonata, ‘mpusumata e intolettata”!
Mi vergognavo un po’, ma Silverio fece la felicità del prof Mandarino che si trovò davanti Donna Carmela con tutta l’impalcatura!
Buon viaggio Partucchie’..,
Di te ricorderemo tante cose.
La voce bella e stesa, il tuo ingegno, la tua vivacità, il tuo saper programmare e realizzare cose divertenti, la banda, la carica dell’orologio del Comune, le luci all’Immacolata per tutto il periodo natalizio che per la nostra infanzia erano bellissime, la tua “serietà “ ironica…
Quando nel paese non c’era niente, insieme a Vastiano riuscivate a creare allegria con poco…
Adesso come mi ha scritto Riccardo:

– Stanno sicuramente tutti insieme contenti e liberi da ogni affanno e dolore. Noi adesso abbiamo la casa terrena un po’ più vuota ma abbiamo un aggancio in più con la nostra Vera casa.

 

Un grande grande abbraccio a tutta la famiglia  a cui voglio un gran bene.

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