Ambiente e Natura

La terza dimensione, Io e Te

di Francesco De Luca

 

No, non pensate che mi rivolga ad un estraneo, no, questo te è l’altro io che alberga nell’io, primo termine del binomio.

Io e Te insomma sono la stessa persona in due aspetti: quello che chiede e quello che risponde. Due facce della stessa persona.

Basta una semplice domanda rivolta a se stesso e l’io si scinde, diventa due. Combacianti? No, è difficile che accada. Ciascuno si ritrova franto, spaccato nella stessa sua anima. Che nella divisione mostra la sua natura nascosta, fragile. Quella che copriamo con cappotti di esperienze, di conoscenze, di massime, di giaculatorie.

I cappotti riscaldano, sì, perché tengono stretto il caldo al corpo. Stretto, lo tengono stretto affinché non si tradisca e si palesi nudo. Al freddo della verità.

Ecco, a questo porta dismettere l’io della maschera, e vedere, nello specchio della propria anima, l’altro io. Quello che dovrebbe rispondere alla domanda del primo io. Ma… non risponde. La faccia è interrogativa e riflette l’altra faccia che lo guarda, anche lei, anche lei, con aria interrogativa.

Non c’è risposta. Anche se è questo che si cerca disperatamente. Risposte. Da sé, dagli altri, dagli astri, da Dio.

La domanda è un pozzo, e il fondo è buio. Se si guarda giù. A volte però guardiamo l’orlo in superficie. Il fondo lo rifiutiamo. Meglio fermarsi alle pietre in cerchio della bocca del pozzo, al muschio verde, alle goccioline sul bordo.

Sono quelle che attirano la piccola Sofia, e la manina ne distrugge la forma e la scompone in acqua. Semplice acqua.

Semplice e schietto come il sorriso della bimba. Immediato e spontaneo.

Questa è la risposta al tutto. La risposta la dà la vita.

E quali sono queste risposte? Sono diverse. A ciascuno le sue. Ma un tratto comune c’è fra di esse. Riguardano il nesso che lega ogni essere al suo ambiente, e al rapporto con l’intero cosmo. Lo si può leggere come universale e perciò incondizionabile dal singolo. Troppo interrelato con i molteplici fattori interagenti.

Lo si può leggere come rapporto che si incarna nel nostro singolo organismo e che da noi attende d’essere curato e disposto alla salvaguardia dell’equilibrio che ci vede, ognuno di noi, responsabile del complesso rapporto con la propria nicchia ecologica. Per la serenità della nostra esistenza. Affinché sia ostacolata la tendenza al disordine cui si destina l’intero complesso cosmico.

 

Note: suggerisco di leggere con in sottofondo la canzone di Jannacci – Io e Te – cantata da Mia Martini.

Testo: Io E Te

Io e te, io e te che ridevamo
io e te che sapevamo
tutto il mondo era un bidone da far rotolare..
sì perchè, la bellezza dei vent’anni è poter non dare retta
a chi pretende di spiegarti l’avvenire, e poi il lavoro e poi l’amore..
sì ma qui, che l’amore si fa in tre, che lavoro non ce n’è
l’avvenire è un buco nero in fondo al dramma
Sì, ma allora, ma che gioventù che è, ma che primavera è…
e la tristezza è lì a due passi, e ti accarezza e ride, lei

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