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Un film sull’Aldilà… e quel che ne sappiamo (prima parte)

di Sandro Russo e Gianni Sarro

 .

Uno dei film che hanno suscitato maggiore interesse al recente ciclo su Clint Eastwood è stato Hereafter (2010) [letteralmente Qui e dopo, ma in inglese può significare anche Aldilà; il titolo Hereafter è stato lasciato immutato nella versione italiana del film].
In relazione al film, Sandro si è ricordato di essere stato medico, anzi peggio: rianimatore e di aver fatto delle lezioni all’università sulla
NDE – Near Death Experience – Esperienza di quasi-morte.
Anche un’altra amica del corso ha preso la parola, a lezione, raccontando di aver avuto non una, ma tre esperienze di quasi morte. Insomma, una lezione molto partecipata e coinvolgente…
G. Sarro

Cominciamo col parlare del film…
Hereafter mostra tre storie che s’intrecciano.

La prima, in ordine d’apparizione nel film, è quella di Marie, una giornalista televisiva francese sorpresa dallo tsunami del 2004. Travolta dalla forza distruttiva del maremoto, la donna in un primo momento è data per spacciata, ed Eastwood, attraverso alcune immagini confuse, fantasmatiche, ci segnala che Marie è in una specie di terra di nessuno, una condizione border-line tra la vita e la morte. Dopo pochi minuti la giornalista riprende conoscenza e tornerà a Parigi, tuttavia l’esperienza la porterà ad interessarsi del fenomeno. Deciderà di scrivere un libro sulla sua esperienza di premorte: inizialmente la sua idea lascerà tutti scettici, tuttavia alla fine suscita l’interesse di un editore americano. Dopo la pubblicazione del volume, Marie parte per un tour promozionale che la porta a Londra.

Alcune scene dalla macrosequenza dello Tsunami, girate in tre giorni  nell’isola hawaiana di Maui, con un successivo grosso lavoro di elaborazione degli effetti speciali visivi. Tra le migliori immagini dello tsunami viste al cinema

La seconda storia vede protagonista George, un uomo di San Francisco, il quale, dopo un incidente avvenuto anni prima (che il film non ci mostra) in cui è salvato in extremis, scopre di avere la capacità di comunicare con i morti. Per un periodo sfrutta questa sua capacità per fini commerciali, per insistenza del fratello che ci vede la possibilità di farci molti soldi. L’uomo, tuttavia, non vive l’esperienza come un dono ricevuto, bensì come una sorta di condanna per il coinvolgimento emotivo che comporta e, dopo alterne vicende, decide di abbandonare gli Stati Uniti ed intraprendere un viaggio che porta anche lui a Londra.

Matt Damon nel film

Ed è sempre nella capitale inglese che troviamo il protagonista della terza storia, Marcus, un bambino che perde il gemello Jason. Marcus è affidato ad una famiglia, ma non riesce a superare il trauma e si mette in cerca del modo di entrare in contatto con il fratello scomparso. Incontra solo ciarlatani ed impostori, finché non s’imbatte nel sito internet che pubblicizza la (passata) attività di George. Il cerchio, anzi il triangolo, si chiude. Il destino porterà inevitabilmente, ma non banalmente, all’incontro tra i tre protagonisti.

Clint Eastwood con il ragazzino che impersona Marcus

La forza del cinema di Eastwood risiede proprio nell’abilità di mescolare semplicità di racconto e complessità tematica, una caratteristica che ritroviamo in Hereafter. Pensiamo, ad esempio alla scena apparentemente più complessa da concepire e realizzare: quella di creare l’aspetto visivo dell’aldilà. Lo stesso Eastwood spiega in un’intervista: “Non era descritto in modo preciso nella sceneggiatura. Ci siamo lasciati guidare dalle testimonianze di persone che hanno avuto esperienze di premorte… Parlano tutti di una luce bianca intensa e di una soglia oltre cui non c’è più paura…”. Poi Eastwood continua spiegando come, mentre per un film di fantascienza è lecito creare l’universo che si vuole, per Hereafter è stato più complicato perché si sono volute riportare delle esperienze reali.
Ecco, un altro stilema del cinema di Eastwood è quello di non lasciarsi contaminare più del necessario da alcune caratteristiche del cinema moderno. Uno di questi è il ricorso massiccio gli effetti speciali. Torniamo alle parole di Clint: “Hereafter non piacerà molto a chi si aspetta un sacco di effetti speciali. Dopo la fine dello tsunami, non c’è più niente che faccia al caso loro. Niente montagne russe alla fine”.

Hereafter mantiene un’altra caratteristica tipica del cinema di Eastwood, il rifiuto dell’intensified continuity ossia la rinuncia ad un ritmo serrato ottenuto abbassando la durata media delle inquadrature, all’intensificazioni dei movimenti di macchina non legati agli spostamenti dei soggetti ripresi e alla rarefazione o assenza dei piani d’ambientamento (establishing shots). Ribadendo che le strutture fondamentali del montaggio (decoupage) sono quelle del cinema classico, lontano dall’uso di effetti, forzature tecnologiche. Scelta stilistica ampiamente mantenuta anche in Hereafter, dove Eastwood, per esempio, si prende tutto il tempo che ritiene necessario per introdurre la complessa situazione familiare del piccolo Marcus, che ha la mamma tossicodipendente e che trova nel fratello Jason un appoggio che gli viene brutalmente portato via.

In Hereafter, come in Million Dollar Baby, Eastwood lascia aperta la porta del dubbio. Cos’è giusto? Cos’è sbagliato? Clint indica nell’impossibilità di una verità unica ed assoluta, l’unica risposta onesta e plausibile.
In Hereafter anche la modalità narrativa lascia noi spettatori con alcuni interrogativi irrisolti. Ad esempio: Cosa scrive George a Marie, nel biglietto che convince quest’ultima ad incontrarlo? Da segnalare, infine, l’epilogo, che mostra l’unica visione del futuro, il bacio immaginato da George con Marie. Una scommessa su un futuro tutto da scrivere, che Eastwood non mostra, che tuttavia è un futuro da vivere qui in questo mondo. Dell’altro infatti, afferma Clint, “non v’è certezza”.

Trailer di Hereafter da Youtube:

“>https://youtu.be/ZFzs8sSMTo4

Ma torniamo alla (video)lezione sul film e alle emozioni e agli interventi di alcuni di noi che un tema così coinvolgente non ha mancato di scatenare. Ci conosciamo tutti da anni e la partecipazione è molto diretta.

Il film è bello e stimolante anche perché non si propone di dimostrare alcuna tesi. Fornisce un punto di vista laico – certo non da credenti, per i quali è tutto più facile e spiegabile – su un tema che riguarda ognuno e propone domande che tutti si sono fatte. Espone ipotesi in cerca di chiarimento; in nessun momento fa mancare il dubbio che quel che vediamo sia vero. Con una sceneggiatura originale senza sbavature e di ottimo livello letterario.

E così – come si era accennato all’inizio – qualcuno ha riferito molto in sintesi di aver vissuto delle esperienze al confine tra la vita e la morte; altri hanno sottolineato le parti in cui il film mette in scena fatti noti e incontrovertibili e altre dove la storia ne propone di confutabili.

Nella seconda parte di questo articolo Sandro proverà a riportare in termini scientifici (medici) molte delle cose cui si è finora accennato da un particolare punto di vista. Trovandosi a far lezione a medici della Scuola di Specializzazione in Anestesiologia e Rianimazione ha dovuto per forza di cose dare criteri precisi per le situazioni di emergenza – la condotta dell’anestesista durante l’espianto di organi – in cui si deve essere assolutamente certi della diagnosi di morte – che in termini più precisi significa “morte cerebrale” -, mentre altri organi periferici (cuore, reni, polmoni, fegato, ecc.) continuano ad essere perfusi e a “vivere”.

Non ci abbandonate prima di saperne di più!

[Un film sull’Aldilà… e quel che ne sappiamo (1) – Continua]

2 commenti per Un film sull’Aldilà… e quel che ne sappiamo (prima parte)

  • Annalisa Gaudenzi

    Piacevolissima recensione. Il tema della morte “apparente” (correggetemi, se sbaglio, la definizione) è densissimo. Attendo gli sviluppi della dissertazione, sono molto curiosa!!
    Sul film: non lo ricordo così entusiasmante, però quasi quasi lo rivedo… In questi giorni di afa assordante tanta acqua ci sta bene (scherzo 😉
    Piuttosto, Lei. Cécile de France (che poi è belga). Se avete voglia di un po’ di verismo romantico, mi permetto un suggerimento: “Le gamin au vélo” dei fratelli Dardenne, all’incirca di quegli anni. Lei è sempre sempre sempre strepitosa.

  • Lorenza Del Tosto

    Molto interessante. Gradevolissima e sapiente, dotta lettura. Vero mago il nostro Clint se è riuscito a risvegliare nel nostro Rustik il ricordo della sua previta di medico e di avergli restituito il piacere di raccontarla! Aspettiamo il sequel!

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