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San Silverio, il giorno dopo

di Francesco De Luca

 

Il giorno dopo di questo San Silverio, anno 2021, ricordo il calore partecipativo che si percepiva nell’abbraccio che la gente ha manifestato dalla banchina Molo Musco, al Mamozio, alla banchina Di Fazio. Tutto l’arco del porto borbonico si è prestato a circondare d’affetto, coralità, spirito religioso la barca dove, insieme alla statua del Santo, il clero col vescovo mons. Vari, il parroco don Ramon, ha officiato la messa solenne in onore di San Silverio.

Avete capito bene: quest’anno la santa messa si è tenuta sopra una barca nel mezzo del porto borbonico.

Gli altoparlanti hanno dato il giusto rilievo alle voci degli officianti e il rito è stato partecipato da tutti quanti, fossero a sant’Antonio, sul molo d’attracco o su Corso Pisacane. Una messa non in chiesa, non al chiuso ma nel punto, a mare, al quale tutti potevano accedere sia visivamente sia sonoramente.

Ha perso certo di intimità. Una Messa in quel modo, ‘sparata’ da casse acustiche potenti, ha perduto di raccoglimento, specie nelle fasi della Confessione come in quella della Comunione, ma ha acquistato vigore e partecipazione nel momento della Parola.

E’ stata una scelta coraggiosa. Dopo l’esperienza della ‘processione in solitaria’ dell’anno scorso, quest’anno San Silverio ha ritrovato la sua gente a celebrarlo. La sua gente: quella di Ponza, convinta e tenace, quella vacanziera, pronta e disinibita.

Mons. Luigi Vari, arcivescovo di Gaeta, ha colto la sostanziale novità dell’iniziativa e ha dichiarato il suo assenso. D’altra parte San Silverio sostanzia la sua devozione dall’adesione popolare. Quella che pulsa come il sangue e dona il suo consenso col cuore.

Ieri ho percepito una partecipazione corale, paesana e popolare, come da tempo non vedevo. E le mie antenne non sono addomesticate da fideismo.

L’iniziativa va rimarcata, come sto facendo, affinché possa trovare seguiti in futuro.  Se i Fornesi fossero stati avvertiti dell’iniziativa ci sarebbe stato un afflusso debordante. Il vano della chiesa di Ponza, con le restrizioni Covid, immiserisce presenza e partecipazione, per cui la soluzione trovata ha superato i vincoli e prospettato una possibilità futura: il porto borbonico che diventa l’anfiteatro della sacralità. Se ne avvantaggia la partecipazione, la coralità, l’identità ponzese.

Ieri, a seguire in modo indisturbato e inconsueto, c’era l’intera comunità dei ponzesi, e insieme la folla dei turisti. Li ho sentiti  attenti ai suggerimenti del prete officiante il rito, pronti agli scambi liturgici.

San Silverio è il nostro vanto, non è santo da altare, no, è santo da strada, perché si avventura nei vicoli, staziona negli spiazzi, si insedia sul ponte di comando delle barche, e solca i mari.

Il giorno dopo il 20 giugno 2021 San Silverio si ritrova patrono dei Ponzesi: di quelli col conto in banca e di quelli con i calli alle mani, di quelli che lacrimano al suo passaggio e di quelli, come me, che lo considerano il vicino di casa, degno di rispetto per storia e insegnamento.

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