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Su Procida, capitale italiana della cultura 2022

Segnalato dalla Redazione

 

Marie Claire è un mensile femminile nato in Francia nel 1937; oggi è diffuso in diverse nazioni del mondo, con edizioni specifiche nelle lingue nazionali [Editore Hearst Marie Claire Italia (Gruppo Marie Claire)]. Pubblica spesso bei reportage di viaggio e di scoperta, accuratamente documentati. Questo, di qualche mese fa, è dedicato a Procida

“La cultura non isola” e si mangia, Procida capitale italiana della cultura 2022
di Arianna Galati – da Marie Claire, del 18 gennaio 2021

Proclamata ufficialmente dal MiBACT, l’isola flegrea è un mix di mare, scogliere e posti da vedere e mangiare che hanno fatto letteratura

Le isole del nostro arcipelago, sul mare napoletano, sono tutte belle. Ma una sola, quell’isola protagonista di un romanzo eterno, sarà l’approdo di progetti culturali dell’anno che verrà: Procida Capitale Italiana della Cultura 2022 è una realtà. Per il 2021, dato l’azzeramento di qualunque progetto per la pandemia, è stata riconfermata Parma; mentre saranno le due tradizionali rivali Bergamo e Brescia capitali italiane della cultura 2023, assegnate di diritto dal Ministero e dalla giuria alle città più colpite dall’emergenza sanitaria (ed economica). Restava lo slot da assegnare, e l’isola dell’Arturo cui Elsa Morante dedicò parole aspre ed emozionanti è stata selezionata in un elenco di candidate – nominalmente Ancona, Bari, Cerveteri, L’Aquila, Pieve di Soligo, Taranto, Trapani, Verbania e Volterra – per ricevere i finanziamenti del Ministero dei Beni Culturali e promuovere la cultura dei prossimi 12 mesi con un progetto strutturato. Che non dimentica l’allure poetica e magnetica dell’isola vulcanica ma la fertilizza con un substrato di valorizzazione profonda del territorio, a beneficio dei residenti prima e dei turisti poi. “Procida è la metafora di tante comunità che hanno riscoperto l’entusiasmo e l’orgoglio per i loro territori. Siamo onorati per questa straordinaria opportunità per una piccola isola” ha dichiarato il sindaco di Procida, Raimondo Ambrosino.

Courtesy/Fabrizia Mirabella

“La cultura non isola” è la politica culturale presentata da Procida: una negazione forte della lontananza geografica, la volontà di annullamento delle troppe distanze fisiche che siamo stati costretti a subire. Invece le rocce tufacee di Procida invitano davvero al contatto, al tocco, alla fisicità. Sensazioni dirette e tattili che la speranza mantiene vive, morso dopo morso. Tra le straducce solitarie chiuse tra i muri antichi viene voglia di scivolare a piedi scalzi come il ragazzo dal nome di stella o inforcando una bicicletta arrugginita dalla salsedine come avrebbe fatto Il Postino di Massimo Troisi, che qui interpretò già malato il protagonista del suo ultimo film, fiutando lo iodio nell’aria per assicurarsi l’approdo contrario, quello dalla terra al mare.

Ma Procida sa confondere e confondersi. Depista l’esploratore più scafato con il profumo selvatico delle ginestre a primavera, e con l’inganno aromatico delle pizzette rosse a portar via del panificio La Panetteria o i dolci tracimanti della pasticceria Spinelli, tappe obbligate di ogni colazione tarda che si rispetti. Si può indugiare pigramente alla Vineria Letteraria L’isola di Arturo (e mai nome poteva essere più calzante), che si raggiunge solo a piedi o in bicicletta a Marina di Corricella: l’ha aperta uno zio d’arte, Tarcisio Ambrosino, il cui nipote è lo chef stellato Marco Ambrosino del 28 posti di Milano. Qui prolungare l’aperitivo sfogliando libri e assaggiando bocconi e vini sorprendenti, col sale che si incrosta sulla pelle, è un piacere assoluto. Tappa successiva alla gelateria Chiaro di Luna, per addolcire il palato con uno dei gusti atomici a scelta, o corroborare con l’ultimo amaro homemade per un dopopasto epico.

Una pizza al Fuego ristorante pizzeria

I piatti tipici di Procida esplodono voluttuosi e semplici, in una cucina di mare che non dimentica i picchi terreni delle scogliere e fa splendere cliché e tradizioni. Che a volte, insomma, più che uno stantio standard creativo è meglio andare sul sicuro. I veri golosi anticipano i risvegli per prenotare i migliori panini con la parmigiana a La Conchiglia, asporto da consumare rigorosamente seduti sulla battigia: tanto basterà una ventina di bracciate nell’acqua limpida controcorrente a tacitare il senso di colpa atavico del piacere del cibo. La pizza con i limoni alla Pizzeria Fuego potrebbe convincere anche i più restii all’agrume. In caso, invece di mangiarli si possono ammirare da sotto, nella limonaia del ristorante La Pergola, tra bocconi di coniglio che strappano più di un lamento di voluttà. Pied dans l’eau o quasi al Ristorante Vivara, per i tramonti più struggenti dell’isola da godere rigorosamente con le dita nella sabbia. Stravincere nella necessità della vista panoramica sulla costa avviene a La Lampara, con uno spaghetto fumante sotto il naso.
Magari l’ultimo giorno, per riempirsi gli occhi di Procida. E sentire meno nostalgia sull’aliscafo che trasporta lontani dalla soglia di quell’isoletta celeste.

Tramonto al ristorante Vivara

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