Ambiente e Natura

Il gioco dei ricordi (2). La barca costruita nel casotto

di Francesco De Luca

 

“Fra’… quel racconto sulla barchetta – bagnarola di Silverio De Luca, che hai ricordato sul Sito alcuni giorni fa, mi ha portato alla memoria un’altra barca, veduta alla Scarrupata”.

Chi mi parla è un canuto compagno di mercato, nel senso che ci vediamo a giorni vari sulla strada che porta al supermercato.
Narra fatti che conosce e me li sciorina perché ha piacere di vedere trasportati le sue chiacchiere in un racconto da gustarsi su Ponzaracconta.

Orbene… mi dice:  “Il faro della Guardia godeva, al tempo che l’abitavano i fanalisti, anni ’60, di un casotto edificato giù, allo scalo d’alaggio. La struttura, nella sua forma grezza ancora è possibile vederla. Malmessa, senza porta, alla mercé degli agenti naturali.
Fu costruito proprio per agevolare i fanalisti che vi depositavano il carico che doveva essere trasportato sopra.

Con i gozzetti si attraccava a quell’accenno di approdo, fra gli scogli a mare, si sbarcava la merce che sarebbe stata portata sul faro in più viaggi, nel corso del giorno. Non solo. Quel deposito fu dotato anche di uno scalo affinché le barchette dei fanalisti potessero essere tirate in secco, al riparo dai marosi.

E già, perché c’è da dire che tutti i fanalisti ponzesi, ma proprio tutti, si dilettavano ad andare a pesca. Per la ragione che il periodo di luce del giorno era a loro totale disposizione. Il loro impegno lavorativo si consumava infatti durante la notte.

Quel casotto divenne un magazzino, di più, un laboratorio, di più, una falegnameria. Ci fu infatti un fanalista che si intestardì nel voler costruirsi una barchetta. Dove? Lì, in quel casotto. Impiantò un laboratorio di carpenteria. Un asse da prua a poppa, la chiglia. Eppoi ‘i materie (il madiere) lo specchio di poppa, la ruota di prua, le coste, il fasciame. Chiodi, martelli, tenaglie, stoppa, catrame, pittura. Le murate, il pagliolo, i sedili, il cavone per l’ancora, quello per le cime. Scalmoli e remi, struoppele e corde varie…

Finito. La barca è finalmente pronta per il varo. Ma… non esce, per la porta non esce. E’ troppo larga. Beh… con un po’ di fatica la si mette di taglio. Nemmeno. Di taglio non esce. La porta è troppo piccola. Ah… beh… se è per questo… si toglie la porta. Come? si toglie la porta? Si toglie la porta e le pareti che la sostengono. Insomma si sbraca tutto… perché questo scafo prenda luce e… soprattutto prenda il mare.
Non l’avessero mai fatto! Come discese dolcemente lo scafo e s’adagiò sulla superficie, la barca imbarcò acqua.
“Ma l’alliemmo (tappo di sentina) era stato messo?”
E come no? L’alliemmo funzionava benissimo ma dalle giunture delle tavole delle murate era un ‘apriti cielo’. Acqua a non finire.
“Tira su … presto, prima che affondi!”

Quella lancia tornò nel casotto. Diventato ricettacolo di tutto, con l’esodo dei fanalisti dalle case su al faro, e sventrato nella parete d’ingresso e senza porta, divenne uno squallido riparo. Per quella barca che… non ho detto nulla fino ad ora… ma era un aborto, per dimensione e configurazione. Panciuta e sformata nel disegno.

E’ rimasta lì per ancora alcuni anni. All’incuria e al capriccio del mare che in inverno, infuriato a dismisura, si intrufolava e metteva a soqquadro ogni cosa. Anche quello scafo tanto amorevolmente assemblato senza la dovuta perizia.
Si è dissolta lì, in quell’angusto spazio. A testimoniare come la volontà non sempre riesce nel suo intento ”.

Sorride sornione l’amico canuto. In quel ghigno vuole affermare qualcosa che non osa profferire. E io capisco che il silenzio talvolta è d’oro, che l’allusione talvolta è più esplicita del credo.

Il faro della Guardia testimonia l’altalenìo degli interessi e delle priorità umani. Su tutto domina la potenza della natura. Insensibile ai richiami umani, impenetrabile ad ogni sentimento. Essa è, e si muove, per sé.

1 Comment

1 Comment

  1. Francesco Corvisieri

    17 Giugno 2021 at 17:52

    Grazie per questo racconto

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