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Progetto di recupero di Santo Stefano e dubbi sull’approdo

Alcune osservazioni di Tonino Impagliazzo

 


E’ un po’ di tempo che si parla del progetto Ventotene per il recupero del carcere di Santo Stefano fortemente voluto dall’Europa e giunto alla fase di realizzazione sotto la guida del commissario Silvia Costa.
Il concept del progetto è quello di creare un polo di produzione ed attrattività turistico-culturale ed educativa, un luogo di studi europei e un centro europeo di buone pratiche di sostenibilità insulare   .

Tra le opere da effettuare c’è quella di dotare l’isolotto di un idoneo punto di attracco la cui realizzazione – così come prevista dal progetto – sta creando qualche malumore. Per il possibile impatto ambientale su una area protetta (leggi da LatinaTu del 18 maggio 2021 “Santo Stefano: una petizione per evitare il molo nell’area protetta. “Si agli approdi leggeri”) e per le problematiche legate alla forza del vento e del mare in alcuni periodi dell’anno.

Tonino Impagliazzo che quel mare conosce bene per averlo vissuto fin da bambino ci invia le sue osservazioni in merito alla realizzazione proprio del punto di attracco chiamato nel progetto “piattaforma a giorno”
la Redazione

 


Osservazioni al Progetto Invitalia per una piattaforma a giorno destinata a migliorare l’accesso a Santo Stefano
di Tonino Impagliazzo

Il molo d’attracco alla “Marinella” di Santo Stefano presente nel Progetto definitivo, predisposto da INVITALIA, ha permesso ai cittadini di Ventotene di prendere visione di un’opera meritevole della massima attenzione e dei criteri che sono alla base dell’importante iniziativa.

La scelta progettuale, che prevede la realizzazione di un molo ortogonale in località Madonnina, orientato a Nord-Ovest è descritta come una “Piattaforma a giorno”, lunga metri 25,20 e larga in testa metri 8,80, ed opere di protezione “nella parte imbasata” della struttura con pietrame e massi.

A tal proposito, è doveroso premettere che:

a)- le condizioni meteomarine risentono, in zona Madonnina (Santo Stefano), dell’assenza di piattaforme arenarie a strati decrescenti intorno all’ isola e della mancanza di strati rocciosi (placche) posizionati a diverse profondità prima di giungere alla parte emersa.  Ne derivano, di conseguenza, moti ondosi in rapida evoluzione  .

b) I fenomeni citati avvengono a causa dei venti e dei marosi che, provenienti dai quadranti di Sud-Ovest (libeccio) e Sud/Sud est (mezzogiorno e scirocco) (da Algeria, Marocco Gibilterra e Spagna, Francia; Inghilterra e Pirenei), e da Nord-Ovest (maestrale) di minore intensità, investono le isole di Ventotene e Santo Stefano, situate in mare aperto, con mareggiate violente e con cambi improvvisi di direzione.

c) i venti che si originano in luoghi distanti dalle nostre terre circa 300/370 miglia marine e che nel loro procedere assumono una velocità fino a 100 Km/orari (e anche oltre) sono in grado di produrre facilmente nelle aree circostanti le isole onde alte circa 5/6 metri, sviluppando una energia strepitosa e movimentando una notevole quantità di mare in assenza di ammortizzatori intermedi.

Da quanto premesso, si evidenzia che:

Il modello preso a campione per la determinazione dell’altezza d’onda del mare” (in 2/2,58 m) e della “spinta indotta” che cumula una componente verticale ed una orizzontale, non è applicabile (sic) alla zona delle isole di Santo Stefano e Ventotene e non può essere dedotto automaticamente  da semplici  rilevazioni satellitari in quanto il dato è incompleto e non idoneo  ai  “valori reali del moto ondoso”. Ecco perché l’esperienza diretta sul territorio consiglia che i valori di riferimento per i calcoli devono essere almeno il doppio per “l’altezza d’onda significativa” (pari a circa 5/6 metri) e quasi il triplo per la “spinta indotta”.

L’osservazione scaturisce, dalla conoscenza diretta dei luoghi e da alcuni episodi accaduti negli ultimi 60 anni di cui si riporta qualche particolare.

1) Il motoveliero “papà Vincenzino” aveva da poco terminato di scaricare a Santo Stefano merci varie destinate agli ergastolani quando all’improvviso, al mutar del vento e del mare, due onde in sequenza improvvisa e violenta, investirono il “molo”, la merce e gli addetti al trasporto trascinando  in mare tre ergastolani, che annegarono nonostante i tentativi e gli sforzi effettuati per metterli in salvo. .

2) Le boe posizionate dall’Area Marina Protetta delle isole di Ventotene e Santo. Stefano, a delimitazione dell’area, negli anni passati più volte sono state rimpiazzate a causa del verificarsi di onde di altezza inusuale che hanno determinato nell’occasione la rottura dei cavi d’acciaio, delle catenarie di aggancio ai corpi morti e dei gavitelli di collegamento alle boe con dispersione di queste ultime a  mare aperto verso la costa.

3) Il 3 novembre dell’anno 1966 un violento temporale di scirocco e mezzogiorno, investì le isole di Ventotene e Santo Stefano ed ancora oggi i cittadini ne conservano un triste ricordo, visto che la “altezza d’onda” e la “potente energia dell’acqua” che ebbe a scaraventarsi sul Porto Romano e sul Porto Nuovo di Ventotene provocò gravi danni al primo e distrusse totalmente la diga foranea del secondo (leggi al riguardo l’articolo Una burrasca di mare a Ventotene, corredato da foto d’epoca del mare in tempesta,  pubblicato il 5 giugno 2019 su Ponzaracconta)

A conclusione delle osservazioni, appare ragionevole offrire un consiglio che scaturisce dalla conoscenza diretta dei luoghi e dalla lunga esperienza sul territorio, che ipotizza, ad  integrazione del manufatto di progetto, un “idoneo ridosso frangiflutti in roccia“, finalizzato a migliorare la stabilità delle opere marittime, smorzare la potente energia del mare, mitigare gli effetti negativi durante le operazioni di approdo, prevenire l’incolumità dei viaggiatori e degli addetti al servizio di trasporto.

La “barriera indicata” (ipotizzata/suggerita), a difesa dei marosi provenienti dai quadranti di libeccio, mezzogiorno e scirocco ed in misura minore da maestrale, non dovrà  inibire l’accosto dei battelli dai tre lati della “piattaforma a giorno”, ma fungere da “effetto canale su due lati” – (già in uso ai tempi dei Romani e detto canale ‘i Mast’Alfonzo a Ventotene), che in  prossimità dell’accosto potrà consentire una maggiore sicurezza nelle operazioni di imbarco e sbarco, una sosta prolungata e sicura, una riduzione dell’altezza del frangiflutto (meno impattante) e, se necessario, anche una minore lunghezza della piattaforma (intorno ai 14 metri invece che i 25 previsti).

1 commento per Progetto di recupero di Santo Stefano e dubbi sull’approdo

  • Roberto Gallia (commento trasferito dalla pag. Fb del sito)

    Prima di discutere dal punto di vista tecnico delle dimensioni di un’opera comunque invasiva, non sarebbe meglio chiarire quante persone/giorno e quante merci/giorno devono essere movimentate?
    Altrimenti potrebbe sembrare legittimo anche proporre la realizzazione di un ponte tra Ventotene e Santo Stefano e utilizzare solo il porto esistente di Ventotene

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