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Sermoneta. Nuovi studi per la Torre dell’Acquapuzza


di Luisa Guarino

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Silvia Bucci, giovane architetto di Latina, in occasione della sua tesi di laurea a conclusione della Scuola di Specializzazione in Restauro dei monumenti e del paesaggio (Università La Sapienza – Roma), ha condotto un approfondito studio sulla Torre dell’Acquapuzza, situata lungo la Via Pedemontana, ai piedi del sistema collinare dei Monti Lepini, ben visibile dal tratto di pianura Piedimonte / Monticchio, nelle vicinanze di Via Romana Vecchia, ai piedi di Sermoneta (Latina).
La torre è un monumento straordinario, collocato in un sito impervio e difficoltoso da raggiungere, che ha costretto l’architetto, la cui famiglia materna è originaria di Sermoneta e comprende altri due architetti, a numerosi e complessi sopralluoghi, ripagati da uno studio finora inedito.

La funzione militare della torre – si evince dagli studi di Bucci – era di controllo del traffico lungo la Via Pedemontana, inoltre delimitava un passaggio doganale tra lo Stato della Chiesa e lo Stato Borbonico. Dal rilievo geometrico e architettonico è emersa una struttura di particolare bellezza a base circolare, databile intorno alla metà del 1500, costruita su una preesistente torre più antica. Le architetture militari venivano realizzate al fine di resistere alla cosiddetta “botta di cannone”, e ciò offre oggi la possibilità di ammirarle ben conservate, proprio grazie alla loro sapienza costruttiva.

Grafico fotopiani degli ambienti interni

Il muro a scarpa infatti misura alla sua base fino a sei metri e mezzo di spessore, per un’altezza totale della torre di circa tredici metri in corrispondenza dei beccatelli in sommità. La tesi di Silvia Bucci si conclude con un progetto di restauro conservativo al fine di garantire la protezione del bene monumentale e la sua valorizzazione nel sistema di preesistenze analoghe di torri di avvistamento presenti nell’entroterra e sulla costa (Sperlonga, San Felice Circeo).
La Torre dell’Acquapuzza domina il tratto di pianura in cui scorre la sorgente omonima, conosciuta anche come “Acquazolfa” (acqua solfurea) per la consistente presenza di ossido di zolfo che si deposita sulle pietre che affiorano, uno strato cremoso particolarmente adatto per alcune affezioni della pelle. L’acqua solfurea ha proprietà benefiche anche per intestino e fegato, e proprio per questo si beve, dopo averla attinta alla sorgente.

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