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Un salotto per la politica e la politica del salotto (terza ed ultima parte)

di Francesco De Luca

per la prima parte (leggi qui)
per la seconda parte (leggi qui)

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“E ti pareva se il professore non andava ad attingere al suo repertorio…” – dice sarcastico ‘Ntunino.

“No, no – si intromette Veruccio – ‘u prufessore tene raggione. La sostenibilità è un concetto che dovrebbe essere inserito nella Costituzione. In quella italiana come in quella europea, e credo che se ci fosse qua Emilio direbbe di introdurla anche in quella statunitense.

“E già – dico io – perché il concetto di sostenibilità non è relativo soltanto al territorio bensì riguarda anche la sfera sociale. Anche l’economia oggi deve fare i conti con la sostenibilità. Finita è l’egemonia del liberismo, che affossò lo statalismo, oggi l’economia deve bilanciare il localismo e la globalizzazione (sarebbe d’accordo anche Giuseppe Mazzella di Rurillo), così come il privato deve incastrarsi col pubblico, e la sovranità nazionale sposarsi con le sovranazionalità. Tutto in modo sinergico, direi complesso. Nel senso che non ci sono ricette salvifiche per nessuno, ma tutto deve trovare nella singolarità del fenomeno la sua propria conclusione”.

“Aeeeh… sbotta ‘Ntunino – qui il professore dà il meglio di sé, ma ci porta in un campo molto lontano dalla politica”.

“E ti sbagli invece  – sopraggiungo. Stai ripetendo l’errore che ci ha danneggiato e ci danneggia tuttora: pensare cioè che la politica attenga soltanto al fare pratico e non al pensare. Se si ritiene che ‘il fare politica’ sia il disbrigo della pratiche che la burocrazia produce e obbliga ad eseguire, non si esce dal pantano della pratica maneggiona. La politica è pensiero, è programmazione, è lungimiranza”.

“E’ – taglia corto ‘Ntunino – come cucinare pasta e fagioli”.

Carmelina si allerta, si ferma e ascolta.

“Per fare pasta e fagioli non ci vuole soltanto la pasta (quale? maltagliata o tubettini?), e nemmeno soltanto i fagioli (i cannellini? i rossi? quelli con l’occhio nero?), ma anche la cotica, e poi ‘a laccia, e poi mettere a bagno i fagioli la sera prima , e…”

Carmelina annuisce e ci guarda stupita. “ Tutto quel parlare e poi… finisce a tarallucci e vino? ”

No… no, non è il modo corretto di ragionare… almeno fra di noi. Siamo partiti per fare un discorso serio  e non per perdere tempo. Fra un anno a Ponza si vota. Con una discussione non si risolve niente, lo sappiamo, ma possiamo provare a portare argomenti che aiutino a ragionare. Più la situazione è ingarbugliata e più c’è bisogno di chiarire le dinamiche che fra qualche mese si metteranno in moto. Abbiamo il dovere di preparare il futuro dei nostri giovani. Dobbiamo far loro capire che è importante saper scegliere. Non di pancia, non per interesse, non per simpatia ma per il bene di tutti.

Mo ce vò nu brindisi“– irrompe Mario. Dividiamo il restante vinello del fiasco. Un bicchiere anche alla signora Carmelina, chi ci ha deliziato con la torta. “A cosa brindiamo? Alla fortuna dei Ponzesi e di Ponza… c’ a vulimmo bbene” . conclude.

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