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L’angolo di Lianella/6. Dopo l’armistizio del 1943

di Amelia Ciarnella

 

Avvenimento unico della seconda guerra mondiale

Secondo me, quando i tedeschi ordinarono lo sgombero del mio paese dovevano essere molto sconcertati, poiché le sorprese, specie se spiacevoli, provocano sempre disorientamento e sconcerto. Però dovevano essere soprattutto arrabbiati, non solo perché gli americani stavano avanzando verso il nostro paese dopo aver distrutto l’intera montagna di Montecassino compresa l’Abbazia, a furia di bombardamenti aerei e cannonate, costringendoli a lasciare quel posto dove si sentivano sicuri e protetti.

Avevano anche un altro motivo per essere inveleniti contro il Governo Italiano: quell’Armistizio spuntato all’improvviso e, credo, anche fatto a loro insaputa.
Cosicché da alleati quali erano, di punto in bianco si ritrovarono nemici, poiché gli italiani erano passati dall’altra parte, alleandosi con gli americani! Cosa questa, che non poteva certo essere gradita ai tedeschi.

In quel periodo io e la mia famiglia eravamo ancora in paese e di quell’evento ricordo una sola scena che mi sembra di rivedere ancora.

Quando Badoglio lesse il proclama alla Radio, annunciando al popolo italiano il famoso armistizio dell’otto settembre del 1943, tutti gli uomini che erano nel bar ad ascoltare la radio, appena Badoglio ebbe finito di parlare, esplosero in un grande applauso con grida di gioia e canti di allegria generale. Credevano, poverini, che la guerra fosse finita! Invece successe tutto l’opposto, perché proprio da quel momento, cominciò la guerra vera, con infiniti bombardamenti e rappresaglie feroci in diversi luoghi d’Italia. Ecco, questa è stata l’unica scena che ricordo. Dopo di che ci siamo ritrovati a Roma dove abbiamo sperimentato questo famoso Armistizio, con le stesse bombe e le stesse tragedie, anche se in un luogo diverso.

Intanto nella nostra zona c’erano ancora i tedeschi che, ovviamente, sentendosi traditi, non potevano sentirsi né contenti né soddisfatti. Così, con la rabbia in corpo, avevano ordinato frettolosamente lo sgombero del paese cacciando gli abitanti dalle case, senza dire loro dove andare, cosa fare, lasciandoli allo sbaraglio a girare raminghi per le campagne, senza una meta, per diversi giorni e senza mettere a disposizione nessun mezzo di trasporto per trasferirli in posti più sicuri. Cosa che fecero soltanto all’ultimo momento, quando già una gran parte degli abitanti aveva preso la via di Roma e un’altra parte si era diretta verso le montagne di Esperia e solo gli ultimi e i più fortunati furono portati in Calabria, dove la guerra non era passata.

Noi eravamo a Roma già da diversi giorni e i bombardamenti furono tantissimi, non so se da parte degli americani o da quella dei tedeschi, poiché dopo l’otto settembre ci fu un momento in cui non ci si capiva più niente. Badoglio era scappato con il Re e il popolo italiano era rimasto senza nessun Governo, in balìa di sé stesso. Furono devastati diversi quartieri, con numerosi morti e feriti.

Nel mio paese poi successero cose peggiori, come ci testimoniavano le notizie che di tanto in tanto ci arrivavano per mezzo di qualche compaesano che era riuscito a scappare. Quando gli americani entrarono in paese, i tedeschi ancora non avevano lasciato la nostra zona e si difesero strenuamente, anche da vicino, rasentando in alcuni casi il corpo a corpo. Una mia coetanea mi raccontò che lei e sua madre erano riuscite a rimanere nascoste con pochi altri, e si trovavano a Minturno in casa di una famiglia amica. Appena arrivarono gli americani da liberatori, tutti gli abitanti li accolsero con gioia, affacciandosi alle finestre, aprendo le porte di casa e fermandosi sulla soglia per poterli vedere da vicino e festeggiarli, come si usa fare in queste occasioni. Anche il padrone di casa aprì la porta e si fermò sulla soglia, con un fiasco in mano (dove il destino lo aspettava) per offrire un bicchiere di vino ad un soldato americano e dargli il benvenuto. Ma mentre gli versava il vino, dall’altra parte della strada c’era un cecchino tedesco che lo stava puntando per farlo fuori. La mia coetanea lo vide e, per avvertire il padrone di casa che quel tedesco gli stava puntando il fucile addosso per sparargli, gli tirò leggermente il pantalone ma, come spesso succede, i bambini non si ascoltano quasi mai, specie in certe situazioni. Pertanto il cecchino puntò, sparò e colpì sulla fronte quel poveretto, che si accasciò, cadendo morto a terra, lasciando un rigagnolo di sangue lungo e nero, che la mia amica non poté più dimenticare. Mentre il tedesco se ne fuggì via, contento e soddisfatto.

Quei pochi abitanti che erano rimasti nascosti in paese, convinti di essere più al sicuro nel proprio territorio che altrove, ne videro e ne patirono di ogni tipo. Alcuni morirono sotto i bombardamenti aerei, altri sotto le macerie e pochi riuscirono a rimanere vivi. Una sorella di mia madre ci raccontò che ci furono aspri combattimenti ovunque. Quando insieme a suo marito e alla bambina nata da pochi mesi si stavano recando sul luogo dove erano ad attendere i camion dei tedeschi che li avrebbero portati in Calabria, si ritrovarono senza volerlo ad attraversare un terreno alberato dove in quel momento c’era in atto una furiosa battaglia. Si nascosero dietro un casolare diroccato e da lì vedevano i soldati tedeschi correre fra gli alberi sparando, mitragliando e lanciando bombe a mano contro altri soldati, certamente americani. E in alcuni punti erano arrivati così vicini da dover sfoderare le baionette.

Era guerra viva, di prima linea, come si combatte di solito in ogni prima linea di tutte le guerre del mondo. Combattimenti visti da vicino anche da quei pochi abitanti del posto che avevano deciso di rimanere, nascondendosi, pur sapendo che avrebbero rischiato troppo.

I miei zii ogni volta che ricordavano quel momento si meravigliavano davvero tanto di essere rimasti tutti e tre incolumi, in mezzo a quel caos di schioppettate, fucilate e mitragliate. Forse è vero che ogni persona ha un suo destino già scritto e predisposto. Rimasero in quel casolare diroccato fino a notte inoltrata, finché tutto si calmò, ma non completamente, riuscendo lo stesso a raggiungere la pianura del Garigliano, dove erano fermi ad attendere i camion dei tedeschi che li portarono poi in Calabria dove attesero la fine della guerra.

Un altro brutto episodio lo sperimentò un lontano cugino di mio nonno dopo un’intera vita trascorsa in America, dove si era creato una famiglia, lavorando e sacrificandosi per mantenerla nel benessere. Dopo aver sistemato i suoi figli, rendendoli autonomi in tutto, arrivato il periodo del suo pensionamento era tornato in Italia insieme a sua moglie per potersi godere gli ultimi anni in serenità nel suo paese. Però il suo destino non la pensava così.

La guerra era già scoppiata da un pezzo, ma era ancora molto lontana dalla nostra zona e nessuno ci pensava. Pertanto avrà avuto forse il tempo sufficiente per poter trascorrere belle serate insieme ai suoi amici di un tempo, visitare i luoghi che lo avevano visto bambino felice, insieme ai suoi genitori che ormai non c’erano più da un pezzo, e respirare a pieni polmoni l’aria salubre del suo paese. Ma c’era soprattutto una cosa di cui aveva sempre sentito la nostalgia, durante tutti gli anni trascorsi in America, ed era guardare all’imbrunire, dal balcone di casa sua esposto a mare, il tramonto all’orizzonte, quando sembra che il sole e il mare si tocchino, formando quelle sfumature di giallo – rosso – bianco e blu che a lui piacevano tanto.

Poi gli eventi precipitarono.

Si cominciò a parlare degli americani, che erano arrivati nella pianura del Garigliano e attendevano solo il momento giusto per poter avanzare verso Montecassino e stanare i tedeschi, trincerati dentro l’Abbazia. Infatti dopo pochissimo tempo i tedeschi cominciarono a girare per il nostro paese dando l’ordine a tutti gli abitanti di sgomberare e lasciare libera la zona, poiché prevedevano che lo scontro sarebbe stato imminente. All’inizio pochi obbedirono. Ma poi la maggior parte si convinse che era molto meglio lasciare il paese e andò via. Mentre una piccola minoranza, fra i quali anche questo lontano cugino di mio nonno, rimase nascosta, e per loro andò peggio. Successe che una sera questo parente di mio nonno dovette uscire dal suo nascondiglio per procurare qualcosa da mangiare a sua moglie che non stava bene, e all’improvviso, su una strada di campagna, si trovò davanti una pattuglia di soldati tedeschi che lo fermò subito, chiedendogli i documenti che lui naturalmente mostrò. Fu preso per una spia americana, poiché sui documenti c’era scritto che era un cittadino americano: come lui in effetti era, senza ovviamente essere una spia. Fu portato immediatamente al Comando Tedesco dove, senza perdere tempo e senza nessun processo, fu legato ad un albero e fucilato.

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Quando il Comando Tedesco, che già era in procinto di lasciare la zona, tolse le tende e andò via, fu lasciato a marcire là, dove fu trovato dopo la guerra da un abitante del posto. Fatto che fece grande impressione su tutti gli abitanti del paese, dove il poveretto era molto conosciuto. La notizia ci raggiunse a Roma, poco prima di rientrare in paese e ci fece stare tanto male: sia per quella morte orrenda e anomala, sia perché eravamo già tanto provati dalla morte di mio fratello. La storia di questo sfortunato parente di mio nonno rimase impressa nella mente di tutti, per la sua fine così tragica, ingiusta e immeritata.

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