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d-05 foto-02 scotti-e-bis 114 la-spiaggia Spugne e astroides si contengono lo spazio

La mia Procida (8). Beniamino

di Rita Bosso

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Arriva a Procida ai primi d’ottobre del 1973, si chiude nella sua stanzetta alla pensione Savoia e passa una settimana a piangere. Gli altri ragazzi di Ponza assumono atteggiamenti protettivi nei confronti di questo cucciolotto gracile, che non ha nemmeno tredici anni, che prima d’ora non era mai uscito da Ponza.

A poco a poco Beniamino Mazzella prende coraggio, comincia ad esplorare Procida; caspita! …è una lingua di terra di appena quattro chilometri quadrati, la metà dello scoglio natìo, ma ha le discoteche, due cinema, una sala teatrale! Procida comincia a piacergli, gli piace ogni giorno di più; e a Procida piace questo folletto ironico, discreto, educato che sbircia, annusa, respira un’aria nuova.

Io, Salvatore e Gennaro (Nucchetella)

I ragazzi fanno musica, Benny si intrufola nel complesso musicale The Biggest, si esibisce con tutine attillate, parrucche, imita Renato Zero.
Timidamente osserva le prove di una compagnia teatrale senza avere il coraggio di varcare la soglia: “Come mi piacerebbe stare là dentro”, sospira. Un’amica lo presenta a Ginetta Savarese, leader del gruppo ‘O Sciarabballe “Sono grato a Procida perché mi ha iniziato al teatro”, dice oggi Benny.

Dallo spettacolo Chest’è Procida; 1980 (due foto)

Il primo spettacolo è Li Nepute de lu Sinnaco di Eduardo Scarpetta, e poi Sabato domenica e lunedì di Eduardo De Filippo…riesce a fare solo questi due spettacoli perché la scuola è finita e deve tornare a casa….ancora non sa che a Ponza l’aspetta il Nuovo Teatro Ponzese!

L’incontro con Evangelista Salvemini lo folgora; è un uomo semplice, quasi anziano, lavora come tuttofare nella casa del regista Giuliano Montaldo, ma irradia luce e creatività. Omosessuale, vive la sua vita alla luce del sole, amato da tutti.
Evangelista è un costumista eccezionale: possiede una quantità enorme di parrucche, di vestiti; scarpe scalcagnate rinascono a nuova vita, diventano gioielli grondanti merletti, nastri e strass. Crea molti dei costumi che le ragazze procidane indossano per partecipare alla sfilata del mare ispirata a Graziella, protagonista del romanzo che Lamartine ambientò a Procida.
Evangelista è un autodidatta geniale, libero, estroverso, benvoluto: un modello di vita.

Televaffan… 1979

Nei primi tre anni alla scuola professionale, Beniamino è uno studente modello; se avesse potuto, si sarebbe iscritto al liceo artistico ma nei primi anni Settanta è quasi impossibile, per un ragazzo di Ponza, rifiutare le condizioni vantaggiose che Procida offre.
Soffre un po’ quando deve andare in officina per le lezioni pratiche, lui che arriva a scuola pulito, curato, elegante. Il professore commenta: – Mazzella… tu, secondo me, devi essere ’nu poco ricchione.

Il passaggio al Nautico è traumatico: Benny ha capito che quella scuola non fa per lui; gli darà un diploma che mai utilizzerà e che neanche ritirerà. Allora decide di prendersela comoda e frequenta, nel frattempo, un corso di fotografia (altra sua grande passione) e così i cinque anni diventano sei, poi sette, poi otto… Procida lo attrae con mille lusinghe, con le prime storie d’amore, con feste in maschera e allegri giri di “tombola scostumata”, con amicizie sincere e inestinguibili.

Con Nino

“Qualche anno fa – Benny ricorda – ero a Napoli per un ciclo di chemioterapia. Mi chiama Chiara, un’amica da Procida, allarmatissima: perché gira voce che io sia in fin di vita. La tranquillizzo: oddio, non è che sprizzi salute da tutti i pori, ma mi sto curando, le previsioni non sono così tragiche. Finisce che nel fine settimana mi tocca andare a Procida e fare mille giri per rassicurare tutti i miei amici!”

Beniamino arriva al punto di rinunciare a trascorrere qualche vacanza pasquale a Ponza per immergersi nella suggestione del Venerdì Santo procidano; quando parte, però, non rinuncia a riempire la valigia di limoni, sebbene il collegamento diretto tra le due isole sia stato soppresso e tocchi andare prima a Napoli, poi a Formia, salendo e scendendo da tram e treni.

Uno dei viaggi con Il Falerno o L’isola di Ponza

Procida ha rivelato a Beniamino una nuova dimensione dell’esistenza; sarà perché l’isola, all’inizio degli anni Settanta, aveva quattordicimila abitanti stipati in quattro chilometri quadrati ed era perciò impossibile nascondersi; sarà perché è un’isola di marinai e i marinai, parola di Dalla e De Gregori, “possono baciarsi tra di loro e rimanere veri uomini però”.

Vestito da Renato per lo spettacolo “La fossa dei leoni”

Tornare a Procida è per Benny una necessità e lo ha fatto innumerevoli volte dalla fine della scuola (una sorta di mal di Procida, nel suo sangue ponzese circola una buona parte di quell’isola), ma l’idea di un trasferimento definitivo non lo ha mai sfiorato: – Ponza è l’isola in cui affondano le mie radici, Procida è la terra in cui ho emesso i germogli” – dice.

1 commento per La mia Procida (8). Beniamino

  • Silverio Guarino

    Carissima Rita,
    allora non è da considerarsi completamente disfattista il commento del verboso commentatore “invernale”, quando diceva che in fondo partire da Ponza per andare a Procida “era spostarsi da un’isola ad una altra isola” in quanto, se per la maggior parte dei giovani ponzesi di allora è stata l’occasione per solcare le onde degli oceani e per dirigersi verso altri continenti, per qualcuno (il grande e geniale Beniamino) arrivare a Procida è stata la realizzazione dei propri sogni e delle proprie potenzialità artistiche: un cambio di vita, insomma.

    Io, personalmente, sono stato a Procida in due occasioni:
    – con una gita organizzata dal “dopolavoro” dell’Ospedale di Latina dove lavoravo e…
    – in occasione di un congresso organizzato dalla Società di Medicina delle piccole isole (mi pare si chiamasse così).

    Procida: un piccolo e prezioso gioiello dei nostri mari

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