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Il falsario di Vermeer e il potere dell’illusione

segnalato da Sandro Russo

 .

Continuo a saccheggiare la bella rivista Internazionale (il meglio dai giornali di tutto il mondo), in edicola ogni venerdì a 4 €, con un altro articolo dopo quello di Arundathi Roy sulla catastrofe indiana.
Vi si tratta la ricostruzione della vicenda dei falsi Vermeer
(1) che tanto scalpore suscitò negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, quando fu smascherato e condannato il pittore olandese Han Van Meegeren. E dell’insegnamento che se ne trae.
L’articolo, di Tim Harford (dal Financial Times), è proposto in file .pdf.
S. R.

Jan Vermeer. Donna che legge una lettera. 1659 ca, Gemäldegalerie, Dresda

Jan Vermeer. La lattaia (1660 ca), Rijksmuseum, Amsterdam

Il tema del “Cristo a Emmaus” (2)

File .pdf dell’articolo: Internazionale. Tim Harford. La dolcezza delle illusioni

Note

(1) – Johannes van der Meer, da cui deriva la firma «I V Meer», solitamente abbreviato in Jan Vermeer (1632 –1675) è stato un pittore olandese. Vermeer fu maestro nel ritrarre ambienti della vita quotidiana borghese. Nei suoi dipinti appare una borghesia attenta ai valori del lavoro, della famiglia, alla cura dei figli e serenamente impegnata nelle faccende della vita domestica, circondata da oggetti ricercati e di lusso. I personaggi, soprattutto le donne, sono sorpresi mentre compiono semplici azioni quotidiane (fonte: Wikipedia)

(2) – Emmaus
Era un’antica città della Palestina, situata a circa 11 chilometri da Gerusalemme.
Menzionata nel Vangelo di Luca, è celebre per essere nei testi evangelici il luogo della prima apparizione del corpo di Gesù Cristo, risuscitato con il Preziosissimo Sangue e le Cinque Piaghe, a due dei suoi discepoli. Gesù viene chiamato col Nome ebraico di Em-manu-el (Dio-con-noi), dopo la morte sulla croce, e dopo l’apertura del Santo Sepolcro, trovato vuoto.
La sera del primo giorno dopo il sabato sarebbe apparso ad undici dei dodici apostoli, mentre era assente Tommaso, poi anche a quest’ultimo presso Gerusalemme.

(3) – Immagine di copertina: Jan Vermeer. La ragazza con l’orecchino di perla; (1665), Mauritshuis L’Aia
Il dipinto ha ispirato il romanzo La ragazza con l’orecchino di perla, di Tracy Chevalier (1999; Girl with a Pearl Earring – Edizione italiana Neri-Pozza; 2000) e il film omonimo (2003), per la regia di Peter Webber, con Scarlett Johansson e Colin Firth (nella foto sottostante); il film è notevole per la ricostruzione degli ambienti, i colori e l’accurata fotografia. Si disse, al tempo, che ogni inquadratura era “un quadro di Vermeer”

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