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Musica e droga

segnalato da Sandro Russo

 .

Per noi – del sito che ospita una rubrica settimanale sul tema – ‘orecchianti’ o cultori di musica, giunge a proposito questo articolo “a volo d’uccello” di Gino Castaldo da Repubblica sui rapporti tra musica e droghe. Tanto più che i lettori di Ponzaracconta (e gli studenti ponzesi nell’aprile 2012), hanno avuto accesso alle informazioni di base sulle varie sostanze.
I richiami sono inseriti nel testo; per accedere alla trattazione completa (in più puntate), digitare – droghe d’abuso – nel riquadro “Cerca nel sito”, in Frontespizio.
S. R.   

Erba, hashish e la musica che gira intorno
di Gino Castaldo – da la Repubblica online dell’8 maggio 2021

Da decenni si discute sul tema: il problema è la pessima abitudine di generalizzare la categoria “droga”. Quelle pesanti come l’eroina sono una maledizione devastante. La marijuana è un’altra cosa, la sua leggerezza non è così lontana dalla sfera creativa

Certamente il giudice torinese che ha accettato la motivazione del rapper Kaprio sulle quasi tremila dosi di marijuana trovate a casa sua come “mezzo per favorire la creatività” non si è reso conto di esprimere un giudizio che va a piantarsi come una freccia epocale su un tema dibattuto da molti decenni, forse anche un secolo, dagli artisti di ogni latitudine.
Anche solo restringendo alla musica passiamo agevolmente da Charlie Parker a Bob Marley, da Lou Reed ai Beatles, fino a Snoop Dogg e Sfera Ebbasta, decine, centinaia di esempi che hanno creato una letteratura vastissima ma non hanno risolto l’annosa questione: la droga favorisce la creatività?

Per cercare di rispondere bisogna prima di tutto distinguere. Notoriamente per i jazzisti che consumavano eroina, la droga era una maledizione devastante, nessuno di loro ha mai neanche lontanamente accennato al fatto che potesse favorire la creatività, anzi, e lo stesso hanno fatto i rocchettari più tossici, Lou Reed in testa che incise un pezzo intitolato Heroin per cui fu massacrato, ma che lui ha sempre spiegato come un racconto drammatico piuttosto che un’esaltazione o addirittura un incoraggiamento.

Per Charlie Parker (1) l’eroina fu una condanna, altro che creatività, fu la malattia che lo portò a morire a 35 anni, dopo aver lasciato la sconvolgente testimonianza, incisa per caso, di un pezzo suonato malamente sotto l’effetto della droga che è diventato una leggenda nel mondo del jazz.

Le cose si complicarono molto quando arrivò l’Lsd, [per gli allucinogeni, il tipo di sostante di cui l’Lsd fa parte, leggi qui, qui e qui] che esisteva da molto tempo nei laboratori farmaceutici e negli esperimenti psichiatrici, ma verso la fine degli anni Sessanta diventò simbolo di una rivolta generazionale, una sorta di pillola alla Alice nel paese delle meraviglie che poteva garantire l’ingresso diretto  immediato in un mondo diverso. È indiscutibile che tra il 1967 e il 1970 furono in molti a giocare col fuoco “creativo” dell’acido lisergico, ma si trattava di un fuoco, per l’appunto, e a molti apparve chiaro che nel gioco psichedelico c’era un lato oscuro e difficilmente governabile. Sta di fatto che i Beatles, i buoni e garbati Beatles, inserirono all’interno di Sgt. Pepper un pezzo intitolato Lucy in the Sky with Diamonds, il cui acronimo fin troppo evidente formava la sigla principe della cultura lisergica, ma fino alla fine Lennon negò che ci fosse un legame, malgrado il testo e il suono della canzone fossero la perfetta e inequivocabile descrizione di un trip da allucinogeni.

C’era una ragione a giustificare questa negazione. I gruppi dell’epoca erano bersagliati dal sistema giudiziario. L’ancien regime mal tollerava questi giovani e impudenti ribelli. Beatles e Rolling Stones furono arrestati con azioni esemplari, e per nessuna ragione al mondo avrebbero voluto essere accusati di istigazione all’uso della droga. Gli Stones del resto all’epoca ne combinavano di tutti i colori, avevano parecchio da nascondere anche se nei pezzi, di maliziose allusioni a droghe pesanti ce n’erano e come. Ma il vero problema è la pessima abitudine di generalizzare la categoria droga con molta approssimazione, confondendo “droghe” che in realtà hanno approcci, effetti e tradizioni molto diverse.

È ovvio che se mai nessun artista ha affermato che l’eroina possa dare un qualche beneficio alla creatività, è lecito aspettarsi una sostanziale differenza se parliamo di marijuana (leggi qui e qui. Per Bob Marley, e tutta la cultura dei Rasta, l’erba è addirittura molto di più che una sostanza in grado di stimolare la creatività, è un dono divino, e come tale va onorato e rispettato. Al di là di ipocrisie e finzioni, la verità è che le volute magiche di hashish e marijuana sono sempre state intorno alla musica, e a dare piena e definitiva cittadinanza all’uso creativo e multiforme della marijuana è stato proprio il rap, dagli albori fino a oggi, costantemente e in modo a tratti militante.
Ma la sorpresa maggiore è che questo abbinamento l’abbia costruito, ho meglio accettato, un giudice.
È un piccolo passo per una piccola sentenza ma un grande passo per l’assimilazione di qualcosa che molti artisti sanno da tempo. Le droghe pesanti sono un mostro da combattere di cui si può tutt’al più essere vittime. La marijuana è un’altra cosa, la sua leggerezza non è così lontana dalla sfera creativa, di sicuro non la ostacola, e per qualcuno chissà, potrebbe addirittura essere terapeutica.

(*) – Bird è un film del 1988 prodotto e diretto da Clint Eastwood, e scritto da Joel Oliansky. Nasce come tributo alla vita e soprattutto alla musica jazz del sassofonista nero Charlie “Bird” Parker (Cfr. Wikipedia per altre informazioni sul film e su Charlie Parker).

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