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L’attualità delle politiche keynesiane (1). L’occasione del Recovery Fund

di Giuseppe Mazzella di Rurillo

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E’ il tempo di John Maynard Keynes (1883-1946), il più grande economista del XX secolo, dimenticato per oltre trent’anni, sommerso dall’onda liberista di Milton Friedman (1912-2006), il fondatore della scuola di Chicago che teorizza e pratica un drastico ritorno al liberismo cioè al laisser-faire, al libero mercato con un ruolo marginale dello Stato.


J. M. Keynes

Nel decennio 1980-1990 la teoria liberista di Friedman ha i suoi paladini in Margaret Thatcher in Gran Bretagna e Ronald Reagan negli USA, e l’effetto moltiplicatore dello slogan “Più mercato e meno Stato” si estende a tutto il mondo avviando la seconda globalizzazione della Storia con il crollo del muro di Berlino e della stessa Unione Sovietica con il suo modello statalista.


M. Friedman

La stessa Unione Europea che nasce con gli accordi di Maastricht nel 1992 è un modello sostanzialmente liberista. Il socialista Francois Mitterrand, presidente della quinta Repubblica Francese, fa approvare il trattato da un referendum e si giustificherà al termine del suo mandato, lui socialista, con la massimizzazione delle libertà e con l’introduzione del principio di sussidiarietà mutuato dal Concilio Vaticano II di Santa Madre Chiesa.
Troppo poco come hanno dimostrato i tempi.

Le diseguaglianze sociali sono aumentate ed hanno raggiunto livelli mai visti; la disoccupazione è cresciuta; il lavoro salariato è stato reso precario a livelli indicibili contro gli elementari diritti alla sussistenza; la forbice tra offerta di lavoro e offerta cosiddetta formativa per i giovani si è ingigantita fino a formare un enorme esercito di disoccupati intellettuali che il mercato, con la ferrea legge della domanda e dell’offerta, non può assorbire.
Quest’onda liberista ha consunto le grandi ideologie. generando la convinzione nei giovani che questo è il mondo e che non si può cambiare spostando le lancette dell’orologio di 50 anni indietro rispetto alla generazione contestatrice  ed innovativa del ’68.
Altro che Uomo ad una dimensione di Herbert Marcuse, il libro simbolo dei giovani del ’68 che contestavano il capitalismo, la guerra in Vietnam, l’imperialismo, il bigottismo!
Così Lord Keynes, che aveva rivoluzionato l’ economia politica con la sua The General Theory of Employment, Interest and Money del 1936 affidando allo Stato la guida del sistema economico e finanziario anche con una diretta partecipazione all’industria ed al commercio, è stato dimenticato.

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Dimenticato l’uomo che aveva inventato gli accordi di Bretton Wood nel 1944 dai quali sono nati la Banca Mondiale ed il Piano Marshall cioè il “Piano per la ripresa europea” o “European Recovery Program”. Dimenticato l’eretico dell’economia politica che individua la pecca del sistema neoclassico dimostrando che “un sistema di mercato non può realizzare la piena occupazione” e quindi è necessario l’azione dello Stato attraverso la politica monetaria e attraverso l’investimento pubblico. L’ azione pubblica è indispensabile per compensare i momenti di debolezza del capitalismo.
– Con il Recovery Fund o Next Generation EUsi ha la prova che anche l’ Europa è tornata keynesiana” – scrive Giorgio La Malfa, autore di un monumentale Meridiano Mondadori su Keynes.
Nella Teoria Generale di Keynes si trova una delle sue frasi più famose: “Il lungo periodo è una guida ingannatrice negli affari correnti. Nel tempo lungo saremo tutti morti. Gli economisti si attribuiscono un compito troppo facile e troppo inutile se, in momenti tempestosi, possono dirci soltanto che, quando l’uragano sarà lontano, l’oceano tornerà tranquillo”.
Sembra scritta oggi in piena pandemia con il crollo dell’economia mondiale al quale l’ Unione Europea – diventata  interventista in politica economica – cerca di far fronte con un Piano Straordinario di interventi pubblici che assegnano all’Italia oltre 200 miliardi di euro in sei anni.

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E’ oggi il “Tempo” di Keynes a 75 anni dalla morte.
Per noi italiani è il tempo di ritornare all’ intervento pubblico come quello degli anni ’50 del Piano Marshall e dei prestiti della Banca Mondiale che furono determinanti per il miracolo economico italiano negli anni ’60 del ‘900.
Per noi meridionali è  tempo di ritornare allo spirito ed all’azione della Cassa per il Mezzogiorno con i suoi grandi protagonisti che fu decisiva per il  miracolo economico dell’isola d’Ischia passata da una economia di sussistenza agricola e peschereccia ad una esclusivamente turistica con il boom degli alberghi, delle terme, del commercio, delle case di vacanza. Le luci dello sviluppo. Ma anche le ombre.
Tempo di Keynes e Tempi di Keynes: i fondi del Recovery Fund debbono essere spesi nel tempo breve di sei anni e non debbono essere sprecati. Sullo spreco dei fondi pubblici negli ultimi 30 anni si potrebbe scrivere una enciclopedia. Le ombre sono superiori alle luci. Ma la tempesta ci impone rigore e fiducia. Ma come?

Di Giuseppe Mazzella, direttore de “Il Continente”