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La mia Ponza… col Mergellina

di Dante Taddia

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Un grazie alla cara amica Rita, che col suo articolo ha rinverdito il ricordo di come la “mia Ponza” (spero mi perdoniate questa appropriazione che considero “debita” proprio grazie a Luisa, la moglie ponzese), sia legata appunto al Mergellina.
La mia “moglie ponzese”, all’epoca era la mia fidanzata, che io giovane tenente dell’Arma Aeronautica andavo a trovare durante il periodo estivo approfittando di qualche giorno di permesso che il servizio di Controllore di Circolazione aerea mi consentiva.
Così ho avuto l’onore di fare conoscenza col Mergellina in uno dei viaggi estivi per raggiungere Ponza.

Per usare il gergo militare ero di stanza a Porto Potenza Picena, vicino ad Ancona, e per arrivare a Ponza dovevo attraversare in largo l’Italia dall’uno all’altro mare e, arrivato a Formia, imbarcarmi per la tanto agognata destinazione.
In quegli anni erano in vigore delle procedure burocratiche (non so se oggi esistano ancora) cui un militare in servizio che si recava in ferie o in permesso per un “pernotto” doveva adeguarsi. Potevo viaggiare con mezzi propri, come ufficiale avevo questa possibilità, oppure affidarmi al buon cuore delle FS e sobbarcarmi un viaggio in treno che spesso era impresa quasi ardua a causa dei tempi necessari per portarla a termine.
Il tanto decantato “Pendolino” (treno rapido) da Ancona a Roma impiegava oltre quattro ore, e da Roma a Formia con uno dei tanti regionali ne occorrevano circa due.
Bene. Dopo questa prima fase della mia “mission impossible” arrivo a Formia poco prima delle 15 e attraccato alla banchina trovo ‘u vapore che, con tutto il fascino fin de siècle di una poppa arrotondata a becco di papera e battagliole lucidate, sembrava attendesse me per salpare.
Non so per quale strana ragione ma l’informazione avuta circa la rotta per Ponza non era esatta, e mi sono trovato a dovere fare il… giro per Ventotene, e non il viaggio diretto Formia – Ponza come mi avevano confermato.
Il mare al largo non prometteva niente di buono: vento di scirocco e mare rotto.
Purtroppo, devo confessarlo, pur andando in barca e possedendo un’imbarcazione a vela, Flying Dutchman, con la quale scorazzavo per il Mare Adriatico da diversi anni, quando salgo su un altro natante soffro il mal di mare.
Memore di quanto Luisa, ma soprattutto Olga la mia futura suocera, diceva parlando di Ciccillo Guarino suo marito nonché padre di Luisa e di come affrontasse un viaggio in condizioni meteo-marine instabili, tanto per usare un eufemismo, decido di fare come lui: Ciccillo se ne andava nel punto più basso della nave per non soffrire più di tanto il mare e io farò altrettanto.
Alla biglietteria chiedo se esiste un posto simile. Mi rispondono con una faccia tra lo schifato e il compassionevole che è la terza classe.
“Bene, faccio, mi dia un biglietto” e mostro foglio di viaggio e tesserino militare.
La faccia schifata e compassionevole di un attimo prima si tramuta in un sorriso ironico e allusivo, ma di disappunto e, in chiaro dialetto locale mi sento rispondere: “Signurì, si tenimm ‘a fa’ ‘u bigliette ppe’ vuie ‘i ‘sta manera, nuie v‘avimme refonnere”.
Ovviamente ho un’espressione di sorpresa: è un ragazzo che sta in fila dietro me, che mi spiega l’arcano: “Vedi, siccome tu hai lo sconto militare per il viaggio… e chiste è ‘u postale, il costo del biglietto di terza è molto basso: se ci applicano lo sconto dovuto, sono loro che devono dare i soldi a te”.
Ho pagato il mio biglietto.
Sono partito, agge agguantate per cinque ore di navigazione con mare brutto ma in terza classe: sono arrivato a Ponza circa alle 20 e alle 04.30 ho ripreso il Mergellina per tornarmene a Formia. Eh che volete, l’amour c’est l’amour!

Dopo quel primo incontro burrascoso col Mergellina ce ne sono stati tanti altri, ma decisamente differenti e, per farsi perdonare, le volte successive quella stessa nave mi ha regalato un mare calmo o leggermente “pettinato”, di cui ho goduto a pieno il fascino, pur facendo quasi sempre il giro per Ventotene.

Immagine di copertina. Motonave Mergellina nel porto di Formia. Sullo sfondo a dx, la prua dell’Equa.

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