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Il faro della Guardia? Anche lui “bello e impossibile”

di Enzo Di Fazio

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Sfogliando le pagine di un giornale se incroci un’immagine che raffigura il faro della Guardia, per uno che ci è vissuto e ne ha condiviso, nel bello e nel cattivo tempo, “gioie e dolori”, è come se si accendesse una lampadina di allarme. Ti fermi, ti metti comodo e cominci a leggere nella speranza di trovarci qualche novità, qualche aggiornamento sullo stato di salute e sul futuro di questo pezzo di patrimonio dell’isola di cui da tempo non si parla più.

E’ capitato l’altro giorno quando gli amici della Redazione mi hanno segnalato, in quanto persona informata dei fatti, l’articolo qui sotto riprodotto pubblicato a pag. 12 del quotidiano Latina Oggi.

Qui in formato .pdf, l’articolo da LT Oggi del 29 apr. 202. pag. 12

Sbircio prima velocemente tra le colonne, poi, con un po’ più di attenzione, tra le righe dell’articolo ma del faro della Guardia nemmeno una parola
Vado alla didascalia e nemmeno lì. Che ci sta a fare qua il faro della guardia? Mi chiedo.

Il titolo è intrigante “In viaggio verso la ripartenza”. Predispone all’ottimismo e suscita speranza. Per capire non mi rimane che leggere tutto l’articolo. Ed ecco il succo. Trenitalia, nel Lazio, nei prossimi mesi garantisce più corse e soprattutto più sicurezza su tutti i convogli. Il che vuol dire stimolare le partenze, i viaggi e, quindi, anche gli spostamenti verso le bellezze del territorio, tra cui le isole di Ponza e Ventotene, con idee, programmi e itinerari contenuti in pacchetti turistici belli e pronti.

E’ chiaro che il faro è lì come lo specchietto per le allodole. Non che non ci faccia piacere vederlo sulla carta stampata, ma messo senza nemmeno nominarlo e senza didascalia è un po’ mancanza di rispetto e sa di immagine presa a caso, quasi di “pubblicità ingannevole”, come accade spesso con la spiaggia di Chiaia di Luna.


L’articolista probabilmente non sa le vicende del faro e, soprattutto, non sa che non ci si può arrivare.
Un altro luogo bello e impossibile, ricorrendo ad una definizione molto efficace utilizzata dall’amico Silverio Lamonica qualche giorno fa a proposito dell’analoga situazione in cui si trova la spiaggia di Chiaia di Luna.

La foto usata ed abusata appartiene all’amico Giancarlo Giupponi. E’ stata scattata da Giancarlo in occasione del suo primo incontro con il faro quando nel lontano 2008, in compagnia di un amico, giunse a Ponza con l’elicottero e casualmente lo scoprì dall’alto, rimanendone affascinato.
Quella foto mi dà lo spunto per dire qualcosa sul faro.

L’ultima volta che sono andato a Ponza ho incontrato Cristoforo, uno degli ultimi fanalisti della storia dei fari di Ponza ed in particolare di quello della Guardia, ove ha prestato servizio fino al settembre dello scorso anno, quando è andato in pensione. Vi rimane ora a presidiarlo, facendo da solo quello che può fare, Silverio Montella che – mi pare – andrà via a giugno prossimo.

Ogni volta che mi incontro con Cristoforo il discorso automaticamente, dopo i saluti e le prime battute, scivola sul faro della Guardia e su come sta. Ne parliamo come se fosse un vecchio anziano che da tempo sappiamo sofferente e di difficile recupero.
Purtroppo le cose vanno sempre peggio e anche la luce, quel famoso raggio che prima aveva una portata fino a 24 miglia marine, si va sempre più affievolendo. Insomma il faro si sta spegnendo come un lumicino.

Il distacco, avvenuto nel novembre del 2019, di un grosso blocco di roccia della Scarrupata, precipitato poi sulla strada, ha irrimediabilmente pregiudicato la linea elettrica.

Da allora il faro non è più alimentato come prima e va avanti con l’energia prodotta da pannelli solari e da batterie che hanno bisogno di periodica manutenzione, unici strumenti per dare ossigeno al fanaletto di emergenza la cui portata non arriva nemmeno a 10 miglia.
Da allora – mi dice Cristoforo – non si è fatto più nulla. “Non ci stanno soldi”. Non è un’impresa facile – è vero –  ma “non c’è nemmeno un po’ di buona volontà” aggiungo io.

E della concessione alla New Fari srl di Cagliari che aveva vinto nel 2017 il bando del Progetto Valore Paese-Fari che si sa? Che fine ha fatto?
Anche lì tutto fermo. Mi dice  che Il visionario imprenditore cagliaritano Alessio Raggio ogni tanto si è visto e non ha ancora perso le speranze, ma essendo la concessione limitata al fabbricato c’è il grande problema della messa in sicurezza di alcune parti del faraglione che coinvolge, sia per quanto riguarda le autorizzazioni che i finanziamenti, il Ministero della  Difesa, il Demanio, la Difesa Servizi e forse anche il Comune. Quindi, se non si affrontano e si risolvono questi nodi, la New Fari non può metterci mano.

Più giorni passano, più mesi passano, più anni passano (…e ne stanno passando!) e più difficile diventa il recupero.

Chiedo a Cristoforo “E ora che andrà via Silverio, chi penserà alla manutenzione o, quanto meno, al disbrigo di quel  minimo di operazioni necessarie all’interno di un periodico sopralluogo?”
Ovviamente non ci sarà un nuovo fanalista, la figura ormai è in via di estinzione e da anni, essendo tutti i fari automatizzati, non vengono sostituiti. Si ricorrerà probabilmente al personale della Capitaneria di porto o a qualche risorsa messa a disposizione dal Comando Zona Fari.
A un mese dal pensionamento di Silverio certe cose dovrebbero già sapersi.

E’ inevitabile, perciò, che andremo incontro ad altre incertezze e a possibili ulteriori danni provocati dal tempo, dall’incuria e dai malintenzionati senza scrupoli che non mancano mai. Troveremo ancora il cancello di ferro divelto, il portone sfondato e mattonelle, porte, infissi, finestre che andranno via e con loro pezzi di storia.

C’è nell’aria questa strana sensazione che del faro non importi più a nessuno.
Nemmeno ai naviganti che, nel terzo millennio, hanno altri strumenti per orientarsi e tracciare le rotte.

Che quella luce sia accesa o spenta non fa più differenza. E che quel gigante,via via vada  perdendo pezzi, come è successo al Semaforo, non fa insorgere nessuna coscienza.

La cosa che fa male è l’indifferenza in cui si sta consumando questa tragedia assieme al brutto pensiero di vedere distrutto un simbolo ricco di storia, parte del patrimonio culturale dell’isola, buono oggi solo a fare un po’ di anonima pubblicità.

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