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A proposito di… isolaitudine

di Francesco De Luca

 

Questa nota ha un valore che potrebbe definirsi ‘di comodo’ perché va a rilevare una distinzione concettuale mossa dalla vanità e da null’altro.

La vanita è quella che nutro io nell’evidenziare la differenza semantica e sentimentale fra isolitudine e isolaitudine.

Quasi simili i due termini ma profondamente diversi.
Il primo – isolitudine – come spiegato da Silvia Boccardi su questo Sito, si sofferma sulla solitudine e in essa vuole trovare relazioni, evocazioni, sentimenti. Il secondo – isolaitudine – accentua la sua dipendenza da isola e, pertanto, è nel concetto e nell’immagine di isola che cerca i suoi addentellati significativi e sentimentali.

Coniai questa parola nel 1994 nel dare titolo ad un mio lavoro, centrato proprio sul sentimento che suscita l’isola. Che per me era e rimane Ponza. Isolaitudine s’appella infatti la pubblicazione che chiarisce il suo intento: manifestare il sentimento che Ponza e i Ponzesi agitano in me.

In me ma anche, credo, in chi utilizza l’espressione ‘amato scoglio’ ogni qualvolta scrive della sua isola natìa, oppure in chi cerca le amicizie godute nell’età della fanciullezza, e ancora, in chi scrive di vicende storiche passate, filtrandole con sprazzi di ricordi familiari ponzesi. C’è nostalgia, c’è orgoglio, c’è afflizione per la perdita di un tesoro di emozioni, c’è conflitto perché l’oggi dell’isola è molto diverso da ieri, c’è delusione e appagamento. In un coacervo di sentimenti misti a credenze, paure, tradizioni. Nate, assorbite, ripudiate, divenute anima nello scorrere della vita a Ponza. Piccola isola, strapazzata dalla Storia, ambita dai suoi abitanti e non valorizzata.

Il sentimento dell’isola, quello che l’isola e la sua vicenda e i suoi abitanti attestano o sottendono. L’isolaitudine, niente di meno, niente di più.

 

ndr: la foto di copertina è di Gaia De Luca

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