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Il “partito”

di Silverio Guarino

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Si tranquillizzino gli assidui lettori di Ponzaracconta, perché qui di politica non se ne parla proprio, o se se ne parla sarà solo per curiosità.

Le estati della mia adolescenza e prima gioventù (prima dei 18 anni per capirci) erano caratterizzate da una serie di eventi che cronologicamente si ripetevano ogni giorno, prima di andare a tuffarsi nelle amate acque dell’amato scoglio.

Di buon’ora, verso le 9, andavo a casa del mio amico di sempre, Carletto Sandolo (figlio dell’avvocato Luigi Sandolo, salita Scarpellini) dove lui mi aspettava insieme alla mamma, signora Carla. Quest’ultima aveva appena preparato per me e Carletto la colazione, talora propedeutica alla lezione di latino, materia qualche volta da riparare a settembre e poi brillantemente superata, che io svolgevo amichevolmente come ripetizione estiva.
Il tutto fino alle 10.30 circa.

Arrivavo già in costume da bagno, portando con me asciugamano, maschera, tubo e pinne, pronto alla partenza per il mare. Carletto aveva infatti a disposizione una lancia di legno e un motore fuoribordo, marca Seagull e poi Dieselle da 2.5 e 5 cavalli, se non ricordo male, a miscela entrambi, e con quella andavamo insieme ad altri amici a fare il bagno intorno all’isola.

Ma prima bisognava passare dal “partito”.
Era un rito che si ripeteva quotidianamente, prima della partenza per il mare.

Il “partito” era uno stanzone poco illuminato a piano terra, che ospitava tutti gli attrezzi del mestiere che si potevano ritrovare nell’officina di un fabbro o di un meccanico, compreso un bancone di metallo con incudine, morsette varie, tenaglie, lime e chiavi inglesi di ogni grandezza. Per non parlare di cacciaviti e martelli. Qui e là, pezze imbevute di oli e di solventi. Sul bancone fucili a molla di ogni tipo, con aste e arpioni in bella vista, pronti ad essere usati nelle nostre battute di pesca subacquea, una volta pronti all’uso. Nell’aria odore di petrolio, benzina, grasso e sudore antico. C’era una parete che divideva in due quest’ambiente e si poteva accedere al retro dai lati. Spesso c’era anche posto, in un bidone pieno a metà di liquido opalescente, sporco di grasso e di carburanti che una volta poteva essere anche stato acqua, per i motori fuoribordo che venivano montati su quel recipiente per essere perfezionati nella carburazione o per la messa a riposo del periodo invernale. Anche taniche di benzina e olio per preparare la “miscela”, rigorosamente a mano. Cime e ancore di riserva, parabordi e remi e ‘u ssivo per gli scalmi. Carletto si muoveva in quell’ambiente con professionalità e competenza. Io, un po’ meno. E poi lui usava anche guanti da lavoro, per non sporcarsi le mani.

Dopo aver preparato tutto l’occorrente e averlo raccolto per la giornata al mare, lo portavamo con noi e scendevamo giù verso la banchina e la barca ormeggiata, lasciando il “partito” dove ci saremmo ripresentati al nostro ritorno per riportare indietro quanto portato prima con noi.

Il “partito”. Già, perché “partito”? Quella stanza era stata la sede di un “partito”, ma quale? Per noi era solo il “partito” e basta.


Dov’era? Dove oggi c’è il Bar Gildo, alla Punta Bianca, per capirci.

2 commenti per Il “partito”

  • Sull’amato scoglio evidentemente si viveva come in una favola. C’era anche il latino da riparare ma la cosa si risolveva per magia, senza sforzo. Si andava a casa dell’amico e i genitori di questi erano principi e regine presenti solo per sorridere e benedire. Non si sapeva niente, tutto era magia, mistero. Un’officina che si chiamava Partito?
    Perché Cappuccetto Rosso aveva in uso quella “tana del tesoro” non importava. Il sogno continuava. Ma poi il tempo passa e ancora ci si chiede chi era quel PARTITO?
    Svelarlo toglierebbe magia al racconto.

  • Silverio Guarino

    Carissimi lettori e collaboratori di Ponzaracconta:
    “Nuntio vobis gaudium magnum”

    Tra poco ritornerà l’estate e il nostro verboso commentatore seriale autoreferenziale riprenderà i suoi impegni stagionali e avrà meno tempo per dedicarsi al suo sport invernale preferito.
    Ma non illudiamoci, ritornerà nuovamente anche l’inverno e, con l’inverno, anche le sue esternazioni.

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