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d-05 foto-02 scotti-e-bis 114 la-spiaggia Spugne e astroides si contengono lo spazio

Gli asparagi e la persistenza della memoria

di Sandro Russo

 .

Gli asparagi sono venuti fuori ieri, Pasqua, negli scambi del mattino tra noi della Redazione.
– Mia moglie e io andiamo da ns figlio (spostamento consentito) che abita a 100 metri da noi. E mo prepariamo un po’ di cose da portare tra cui una frittata di asparagi colti da me alcuni giorni fa – ha scritto Enzo DF con il buongiorno
– Sono soffocato dagli asparagi! Ce ne stanno più che a Palmarola! Non riesco a smaltirli tutti; li soffriggo e li congelo – ha ribattuto Sandro
– Qui invece è un po’ faticoso perché ci vanno in tanti. Anche io li congelo quando non li consumo subito – ancora Enzo.

Di qui, complice il sole che ha preso possesso della giornata che era cominciata con qualche pioviggine, la visita (periodica, ogni 5-7 giorni) ai miei siti. Non è che bisogna andar lontano… Sempre a due passi da casa, tra giardino e campo dei kiwi, è pieno di asparagi. Quelli selvatici vengono su spontanei; al massimo li trapianto perché non siano troppo in mezzo ai piedi; con quelli coltivati ho avuto qualche problema.


Ho provato per due volte a mettere su un’asparagiaia seria, ma è durata poco; dopo qualche anno veniva sopraffatta dalle erbacce e spariva. E sì che mettere le “zampe” a dimora (così si chiamano le radici), tra scasso profondo e sistemazione, costa tempo e fatica. Il primo anno non si coglie, per lasciarli accestire, il secondo anno così così, il terzo anno addio asparagiaia.
Di questi tentativi è rimasto qualche esemplare qua e là, disseminatosi spontaneamente lontano dal posto dove li avevo messi, che ogni anno “ricaccia” e contribuisce all’approvvigionamento casalingo.

Naturalmente, parlando di asparagi, il pensiero corre al rito degli asparagi di Palmarola, portato all’apoteosi dall’indimenticato Ernesto, di cui una storiella raccontata anni fa da Michele Rispoli (leggi qua).
E si registra qualche tentativo di dar loro una dignità letteraria, come nel titolo di una raccolta di racconti di Achille Campanile (1), dove sconsolatamente si conclude che no, non c’è proprio nessun rapporto, tra gli asparagi e l’immortalità dell’anima (forse la suggestione allo scrittore è venuta dal fatto di abitare in campagna, dalle parti mie, tra Velletri e Lariano).

Espletate le citazioni di base, vado a fare il mio giro… E qualche scoperta, in campagna si fa sempre, anche solo trovare una fioritura inaspettata, o qualche cambiamento, nelle piante, che solo qualche giorno prima non s’era notato… In primavera spesso succede.
Le asparagine più rigogliose si trovano lungo la rete di recinzione del campo di kiwi dove, esposte tutto il giorno al sole, le piante trapiantate si sono trovate meglio…

Arancio amaro (Citrus x aurantium), giunto qui a Lanuvio direttamente dalla Francia, gradito dono di Jean Mouton, papà di mia cognata, che ha trovato una mancanza grave che qui non ci fosse l’essenza base per fare il famoso vin d’orange (2)

Asparagina e fave in fiore. Le fave sono su due file all’interno della rete. I fiori sono molto profumati (…ma non devo starlo a raccontare ai lettori ponzesi!). Piantate quest’anno precocemente, dovrebbero arrivare a maturazione prima della data canonica del 1° maggio. Sotto, la striscia di fave dall’interno del campo

Jasminum primulinum e melo cotogno in fiore. Come dice il nome, “primulinum” è messaggero di primavera. Il cotogno fa anche troppi frutti: altro problema per smaltirli!

Glicine e pesco in fiore. Il glicine è pianta invasiva e estremamente vitale; con polloni sotterranei vegeta anche a distanza dalla pianta madre. Questa è un ricaccio che non sapevo dove mettere e si è ritrovata anche lei sotto la rete

Mandarino marzolino e altro pesco in fiore. Sono i più tardivi dei mandarini; quasi introvabili, dopo il successo dei clementini e altri ibridi

L’asparagina ha colonizzato la base di una pianta di tamerice, oriunda ponzese, da talee di una pianta che ho preso lungo la panoramica (vista ‘mmonnezza). Tra qualche giorno sarà un’esplosione di color rosa antico (v. sotto)

Asparagina dietro alle Iris (rifiorenti e ogni anno più numerose). Sotto, in primo piano Cerinthe maior, una boraginacea selvatica, raccolta a bordo strada. Fiore particolare, gradito dalle api. Qui si è trovata bene: piacere reciproco

Il raccolto della giornata e peonia in fiore (Peonia suffruticosa ibrido, legnosa, non erbacea). Ho notato che le asparagine con la loro vegetazione verde scuro sono lo sfondo ideale per numerose fioriture.


Note

(1) – Gli asparagi e l’immortalità dell’anima è il titolo di una raccolta di racconti umoristici del 1974 scritti dal narratore, giornalista e drammaturgo italiano Achille Campanile (1899-1977), edito dalla Rizzoli. Comprende 38 racconti, scritti tra il 1925 e l’anno di pubblicazione, il decimo dei quali dà il titolo al libro.
“Per un uomo in cerca di distrazione nell’arte, meglio ritrarre nudi di donna o bottiglie come Morandi? E quando si opta per una “settimana bianca” quanto è importante avere l’equipaggiamento giusto? Ma soprattutto, è evidente che non esista nessuna analogia tra gli asparagi e l’immortalità dell’anima. Oppure no? In questa serie di racconti brevi, surreali e gustosissimi, Campanile schiera sulla scacchiera della narrativa le sue migliori pedine: umorismo, nonsense, giochi letterari e di parole che esaltano le innate capacità funamboliche delle storie ben raccontate, trasformandole in irresistibili lezioni di vita, senza prendersi troppo sul serio. Tra acute analisi psicologiche e piccole ma essenziali fisiologie del matrimonio, Campanile ci accompagna nel suo mondo di scrittore raffinato, che sottopone alla sua lente d’ingrandimento, deformante e mai così chiarificatrice, i luoghi comuni e i cliché di una società in cui ancora oggi è possibile riconoscersi. (dalla scheda del libro in www.ibs.it).
Non confondere Achille Campanile con Pasquale Festa Campanile (1927 –1986) che è stato un regista, sceneggiatore e scrittore italiano. Benemerito della commedia all’italiana.

(2) – Vin d’orange (ricetta di Elisabeth):
1/4 di litro di alcool per liquori (a 90°)
– 5 arance amare sbucciate (solo le bucce)
– 1 limone verde intero (tagliato in 4)
– 800 g di zucchero
– un bastoncino di cannella o un baccello di vaniglia
Mettere tutti gli ingredienti in una damigianetta da 5 litri e riempire fino all’orlo di vino bianco secco.
Lasciar macerare per almeno 45 gg.
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Pronto (Prosit! Hic!)

Nota alla nota – Appositamente per fare questo apéritif il papà di Françoise, Jean – che ora non c’è più, mi ha portato dalla France (dalla sua amata ProvenceJe suis provençal, pas français!) un alberello di arance amare.
Mai usato per farci l’aperitivo, ma Françoise lo viene sempre a trovare…

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