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Una foto racconta… (24). Per un’altra Pasqua

di Patrizia Maccotta

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L’inverno lascia un ricordo

Se non ci fossero i riti, l’uomo precipiterebbe nel caos. La primavera fa parte dei riti: è rinnovo, rinascita, resurrezione.
Ma l’inverno cede il suo posto lentamente. Ai fiori sparsi come coriandoli sui prati, ai rami che si rivestono di sfumature tenui e alla luce tiepida, oppone gli ultimi fuochi sulle colline, atmosfere raccolte e notti più limpide.
Le querce, soprattutto, sono restie. Sono le ultime a ricoprirsi di un verde già scuro nella terza decade di aprile [d’altronde “Aprile è  il più crudele dei mesi: genera/Lillà  dalla morta terra, mescola/Ricordo e desiderio…” (*)].
E sull’acqua increspata del fontanile lasciano un loro ricordo.
(*)“Aprile è il più crudele di tutti i mesi, genera lillà dalla terra morta, mescola memoria e desiderio, desta radici sopite con pioggia di primavera. L’inverno ci tenne al caldo, coprendo la terra di neve immemore…” – T.S. Eliot (1888-1965); da: The waste Land (1922). Premio Nobel per la Letteratura 1948.
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Nota della Redazione:
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