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“Eliminate Lenin e Trockij!”

di Fabio Lambertucci
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Nel 1918 il Governo inglese voleva eliminare i capi dei comunisti russi Lenin e Trockij e incaricò il leggendario agente segreto Sidney George Reilly, “l’asso delle spie”, di preparare un piano micidiale, che fallì però per un soffio…

Nel 1983 la televisione britannica Independent Television trasmise con grande successo la miniserie in 12 episodi “Reilly: Ace of spies” (in italiano “Reilly, l’asso delle spie”, trasmessa in Italia da Rete 4 e poi da Rete Oro) con protagonista l’attore neozelandese Sam Neill (1947).
La sceneggiatura era basata sul libro del 1967 “Ace of Spies” di Robin Bruce Lockhart (1920-2008), figlio del diplomatico e agente segreto inglese Robert H. Bruce Lockhart (1887-1970), capo della legazione non ufficiale britannica a Pietrogrado durante la Rivoluzione russa del 1917, autore nel 1932 del bestseller mondiale “Memorie di un agente britannico”.
Vi si narrano le avventurose e leggendarie gesta di Sidney George Reilly (1873-1925), spia al servizio di ben quattro potenze all’inizio del XX secolo, di origini misteriose, divenuto infine agente del primo “Secret Intelligence Service MI6” (SIS), comandato dal capitano di Marina Sir George Mansfield Smith-Cumming (1859-1923), e della congiura denominata “The Lockhart Plot”, commissionata dal Governo britannico del premier liberale David Lloyd George (1863-1945), per arrestare (ed eventualmente uccidere) a Mosca nel settembre 1918 il presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo Lenin (1870-1924), il capo dell’Armata Rossa Lev Trockij (1879-1940) e gli altri commissari e scatenare una rivolta armata dei partiti russi anti-rivoluzionari guidati dal generale Boris Savinkov (1879-1925) e dal generale zarista Judenic.
Dal 1998, grazie alla pubblicazione del libro, basato su documenti ufficiali, “Iron Maze: The Western Secret Services and the Bolsheviks” dell’agente segreto britannico, giornalista e storico Fred Gordon Brook-Shepherd (1918-2004), sappiamo con contezza che ciò che venne raccontato nei libri dei Lockard e nello sceneggiato televisivo avrebbe potuto essere avvenuto davvero.
Tanto che le rivelazioni di questo libro misero addirittura in imbarazzo il Governo britannico dell’epoca che dovette avviare delle indagini per disinnescare lo scandalo, pur a distanza di ottant’anni dai fatti (solo nel 1994 il Governo britannico aveva ammesso l’esistenza del SIS). Così che venne autorizzato alla consultazione dei documenti che non saranno mai resi pubblici nell’archivio del Servizio Segreto (SIS MI6) lo storico dello spionaggio Andrew Cook che nel 2002 pubblicò il suo “Ace of Spies: The True Story of Sidney Reilly” dove, oltre a smitizzare la figura della spia, sosteneva che tutta la storia del “complotto Lockhart” era stata un’iniziativa personale di Reilly, non voluta quindi dal Governo inglese.
Comunque, se l’eliminazione dei vertici del comunismo russo fosse riuscita, avrebbe cambiato il corso della Storia del Ventesimo secolo…

Nel giugno del 1917 il capo del Servizio segreto inglese Sir William Wiseman inviò a Mosca lo scrittore William Somerset Maugham (1874-1965) con il compito di assicurare il sostegno britannico al Governo provvisorio di Aleksandr Fedorovic Kerenskij (1881-1970) contrastando nel contempo, gli sforzi della propaganda tedesca perché la Russia si ritiri dal conflitto in corso. Quattro mesi dopo però con un colpo di mano, passato alla Storia come Rivoluzione d’Ottobre, i bolscevichi, ovvero la fazione maggioritaria del Partito Operaio Socialdemocratico Russo (POSDR) poi dal marzo 1918 Partito comunista russo, conquistano il potere. L’iniziativa britannica venne così vanificata.

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L’anno successivo il Servizio segreto militare SIS MI6 pianifica quindi l’eliminazione di Lenin e Trockij e il rovesciamento del Governo dei Soviet.
L’uomo su cui Londra fa affidamento è Sidney Reilly: è un personaggio eccezionale, determinato e temerario fino all’inverosimile, un vero maestro dello spionaggio. Con lui ci sono altri tre agenti: i capitani Robert Bruce Lockhart, George Alexander Hill (1862-1968) e Francis Cromie (1882-1918).
Reilly deve prendere accordi con la contro-rivoluzione, assumerà il nome di “Signor Constantine” a Mosca e quello di “Signor Maksim” a Pietrogrado e si farà aiutare dal suo grande amico, l’ex agente zarista ed avvocato, Grammatikov.

Nel 2015 la casa editrice Castelvecchi di Roma ha pubblicato in italiano l’autobiografia di Sidney Reilly “Io sono il re delle spie. Autobiografia curata da Pepita Haddon Chambers”, una delle mogli.

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Scrive Reilly : “A Mosca le forze armate su cui i bolscevichi facevano affidamento erano composte quasi esclusivamente da soldati lettoni. I soldati rossi disertavano a centinaia di migliaia. Ma i lettoni non potevano disertare. La Lettonia era nelle mani dei Tedeschi. I lettoni erano gli unici soldati che presidiavano Mosca. Chiunque si fosse messo in grado di dominare i Lettoni avrebbe avuto il comando della capitale. Questi soldati non erano di sentimenti bolscevichi. Servivano il bolscevismo perché non sapevano dove rifugiarsi. Erano dei mercenari stranieri. E i mercenari stranieri servono soltanto per denaro. Perciò sono a disposizione di chi li paga meglio. Se io riuscivo a comprare i Lettoni, il mio compito era enormemente facilitato”.

Reilly cerca così un contatto con i capi della Guardia lettone incaricata della sicurezza del Governo e dei palazzi del Cremlino. Lo trova con uno dei tre comandanti: il colonnello Eduard Berzin (1894-1938) che accetta, dietro pagamento di 1 milione e 200.000 rubli, di far parte, con gli altri lettoni, della cospirazione. Reilly lo descrive “soldato e gentiluomo, nemico dichiarato della Germania e del comunismo. Era già collaboratore del servizio segreto degli Alleati e agiva per conto di Henri de Vertemont, agente francese e del suo collega americano Xenophon Kalamatiano”.

A Mosca al teatro Bolshoi (Gran Teatro) il 28 agosto 1918 si sarebbe tenuta la riunione del Comitato Centrale sovietico. Lenin doveva pronunciare il discorso ufficiale e Trockij riferire in merito alla situazione delle forze rosse operanti contro il generale zarista Kolcak. Berzin comunicò a Reilly che uno dei reggimenti lettoni doveva prestare servizio alle porte del teatro. Reilly ordinò quindi a Berzin che, al segnale convenuto, i soldati avrebbero dovuto chiudere le porte e imporsi, con la minaccia delle armi, a tutte le persone presenti nel teatro, mentre un gruppo sceltissimo doveva catturare Lenin e Trockij. Con il favore del comandante, Reilly e Lockhart sarebbero entrati nel teatro in precedenza, nascondendosi con una buona dose di bombe a mano. Arrestati Lenin e Trockij, i soldati li avrebbero poi trascinati, ammanettati per le pubbliche strade, per dimostrare al popolo che i tiranni della Russia erano ormai fuori gioco. Nel frattempo l’esercito doveva smobilitarsi agli ordini del generale Judenic e il nuovo Governo provvisorio entrare immediatamente in funzione (il Governo sarebbe stato guidato dal generale Judenic e formato dall’avvocato Grammatikov (Interno, polizia e Finanza) e dal capo di una grande ditta commerciale Cuberskij (Comunicazioni – NdA).
Appena ristabilita la calma in città un contingente di forze armate doveva iniziare le operazioni, in cooperazione con il generale Boris Savinkov contro le forze rosse ancora in campo sul suo fronte. Un altro contingente avrebbe marciato su Pietrogrado, dove la rivolta doveva scoppiare simultaneamente con l’arresto di Moisej Urickij, capo a Pietrogrado della Ceka, la polizia politica segreta comunista.

Nello sceneggiato televisivo “Reilly: l’asso delle spie” (1983) questi fatti sono raccontati negli episodi numero 7, Gambit, 8, Endgame e 9, After Moscow diretti da Jim Goddard.

Ultimati i preparativi del complotto, Reilly venne a sapere che la grande riunione era stata rimandata di una settimana per permettere a Trockij di tornare dal fronte con notizie più liete. Si sarebbe tenuta quindi il 6 settembre. Reilly non si diede pensiero per il contrattempo, contento anzi di avere maggiori possibilità di perfezionare gli ultimi dettagli. Partì così tranquillo per Pietrogrado.

La fatidica giornata del 30 agosto 1918
Arriviamo così al giorno che segnerà la svolta di questa congiura: a Pietrogrado alle 11 della mattina del 30 agosto il ventiduenne cadetto Leonid Kannegiser si presenta nell’ufficio del capo cekista Moiseij Urickij e, per vendicare un suo caro amico e commilitone ucciso e torturato dalla polizia comunista, lo fredda a colpi di pistola. Fugge poi in bicicletta e a cavallo. Verrà arrestato dopo qualche giorno e giustiziato in ottobre. Giunta la tragica notizia a Reilly, la spia inglese pensa invece che l’assassinio sia stato opera degli uomini di Savinkov che hanno sbagliato anticipando l’azione del golpe. Ma non è finita: a sera a Mosca Lenin, dopo aver tenuto un discorso agli operai delle Officine Michelson, viene raggiunto da tre colpi di rivoltella, sparati, pare, dalla ventottenne socialista rivoluzionaria russa Fanny Kaplan poiché lo considerava un nuovo dittatore di tipo zarista che, dopo aver sciolto con la forza l’Assemblea costituente (composta in maggioranza dai socialisti rivoluzionari) e aver ceduto, con il Trattato di pace di Brest-Litovsk del marzo 1918, un terzo della Russia ai tedeschi, aveva creato la “Ceka” che stava eliminando tutti gli oppositori dei bolscevichi, compresi i compagni socialisti rivoluzionari.

Il film ucraino del 2016 “My Grandmother Fanny Kaplan” di Alena Demyanenko con Ekaterina Molchanova sposa invece la tesi innocentista: la Kaplan, semicieca e tisica, sarebbe stata usata come capro espiatorio da un altro dissidente bolscevico. Vi si narra anche la storia d’amore, poco conosciuta, della Kaplan con il fratello medico di Lenin, Dmitry Ilyich Ulyanov (1874-1943).

La Kaplan viene arrestata e giustiziata, senza processo, il 3 settembre. Lenin è stato ferito gravemente alla spalla e al polmone sinistro ma sopravviverà all’attentato. Tuttavia tutto il piano inglese è saltato e i congiurati sono in pericolo di vita. La Ceka, comandata da Felix Dzerzinskij (1877-1926), scatena una spietata caccia. A Pietrogrado si grida al complotto contro le Ambasciate dei paesi alleati e truppe cekiste assaltano la legazione britannica. Il capitano Cromie sulla sommità dello scalone dell’ambasciata, armato di due pistole, spara contro gli assalitori che però lo abbattono e fanno scempio del suo corpo. Lochkart viene catturato e poi condannato a morte. Hill invece la scamperà. In seguito il governo inglese arresterà Maksim Litvinov (1876-1951), rappresentante bolscevico nel Regno Unito e lo scambierà con Lochkart. Sidney Reilly riesce invece a fuggire in Finlandia.
Continuerà poi la sua opera antibolscevica, finché nel 1925 non farà più ritorno da una missione in territorio sovietico. Secondo alcuni l’ordine diretto di ucciderlo venne dato da Stalin. Il colonnello Eduard Berzin si discolpò dichiarando di aver avuto contatti con le spie inglesi solo per smascherarli, consegnò il denaro ricevuto a Dzerzinskij e venne nominato comandante di un campo di lavoro forzato. Verrà poi fucilato nel 1938 accusato di essere una spia al soldo dei nazisti.

I due attentati diedero ai comunisti russi il pretesto per trucidare circa 800 oppositori politici ed iniziare quello che sarà chiamato il “Terrore rosso”. Ha scritto nel 2017 la storica francese Marie-Pierre Rey (1961), professoressa di Storia russa e sovietica all’Università Paris I Panthéon-Sorbonne: – Nel 1920 il leader bolscevico annunciò, davanti a un’assemblea di giovani comunisti: “E’ morale tutto ciò che contribuisce alla distruzione della vecchia società di sfruttatori e all’unione di tutti i lavoratori a quel proletariato pronto a creare la società comunista”.
E fu in nome di una concezione sempre più astratta e utopica del proletariato che ordinò di decimare categorie appartenenti a strati sempre più modesti della popolazione”.

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Fonti
1) – BBC History Speciale “Spie”, n. 4, Bim. 2014, “SIS. Al servizio di Sua Maestà, Milano, p. 85.
2) – “Uccidete Lenin. I servizi Segreti avevano un piano”, in “la Repubblica” dell’11 ottobre 1998. Recensione del saggio “Il labirinto di ferro” (Iron Mazen: The Western Secret Service and The Bolsheviks) di Fred Gordon Brook-Shepherd.
3) – Sidney Reilly, Io sono il re delle spie. Autobiografia curata da Pepita Haddon Chambers, Castelvecchi, Roma, 2015, pp. 15-73.
4) – Marie-Pierre Rey, Vladimir Il’ic Ul’janov detto Lenin (1870-1924), in “Lenin” di Ozanam, Rodier e Rey, Mondadori Comics Historica Biografie, Milano, 2017.
5) – Primo Piano di Focus Storia “Rivoluzione Russa”, in “Focus Storia” n° 133 Novembre 2017, pp. 29-62.