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La gattara di Frontone (prima parte)

di Rosanna Conte

 

“La gattara di Frontone?… ma sì, la signora Scudieri! Quella che non aveva figli, ma teneva tanti gatti!”.

Comincia così lo scavo nella memoria ponzese dei personaggi che nel tempo hanno legato il loro nome a Frontone. Venuti da fuori conservavano pur sempre un alone di ignoto, ma era nel loro rapporto con gli isolani che poi venivano inquadrati e si meritavano  rispetto e affetto.

La casa di Frontone dove viveva Lina Meiffret
(foto di Silveria Aroma)

La gattara, Lina Meiffret, con la sua naturalezza, era al primo impatto la moglie del dottore Scudieri, il “medico dei papi”, e di certo le famiglie di Salvatore Mazzella e Giovanni Mazzella, con le quali ha avuto rapporti ultradecennali, non potevano immaginare che quella signora così affabile e che amava fermarsi a parlare con loro un po’ di tutto, avesse dentro di sé una storia di dolore e di tanto spessore.

A Ponza, la potevi ritrovare in diversi periodi dell’anno, in estate come in inverno, sempre in abbigliamento comodo e poco ricercato che le consentiva di camminare sicura per i sentieri di Frontone; e stiamo parlando degli anni Cinquanta.

Non poco dovette colpire Maddalena Romano, suocera di Salvatore Mazzella, vedere la “signora Scudieri” inginocchiata a raschiare gli interstizi fra le mattonelle del pavimento e passarci la polvere bianca per tenere lontano gli insetti. Amava interessarsi personalmente della pulizia della casa e dava la calce su tutto anche sui pavimenti di cotto e di ardesia. Per il grande rispetto che aveva per la natura preferiva i prodotti naturali a quelli chimici che stavano dilagando in quegli anni e la presenza dei gatti doveva rientrare nella lotta naturale ai roditori: non veleno ma equilibrio biologico, anche se la colonia dei gatti arrivò a circa una ventina negli ultimi anni.

Il suo rapporto  sincero, cordiale e affettuoso non rimase circoscritto alla famiglia che le abitava accanto, ma si allargò a quella di Giovanni Mazzella che le curava i terreni, la casa, i gatti, e successivamente, quando in età avanzata per Lina divenne difficoltoso raggiungere Frontone, ogni volta che veniva a Ponza era ospite, sui Conti, di Civita, figlia di Giovanni.

Ma chi era la signora Scudieri e perché ne voglio parlare?

Lina Meiffret a Ponza 
(per gentile concessione di Emilia Giacometti Loiacono)

Al di là di quanto si sapeva di questa signora che ormai pochi ricordano, ma che per anni si è un po’ identificata con Frontone, non avevo nessuna idea di chi fosse. La scorsa estate, al termine della presentazione del libro “La colonia confinaria di Ponza: 1928-1939” mi si avvicinò una signora che, dopo aver commentato la serata, si presentò dicendo che era una frequentatrice di Ponza e che abitava nella casa che era stata della gattara a Frontone.

Non era parente, ma suo marito era figlio di una cara amica della signora Scudieri e a lui, in ricordo dello stretto legame affettuoso con sua madre e sua nonna, aveva lasciato la casa in cui aveva abitato per tanti anni quando veniva sulla nostra isola. Ma la parte interessante di quel breve colloquio fra noi due, riguardò un lavoro, pubblicato l’anno precedente, in cui lei aveva ricostruito le vicende antifasciste di Lina Meiffret, il nome della signora Scudieri. Mi promise che me l’avrebbe inviato e così è stato. L’articolo Lina Meiffret: storia di una partigiana sanremese deportata nei lager nazisti e dei suoi documenti è stato pubblicato nel 2019 sulla rivista  Per leggere n. 36. 

Intanto mi devo complimentare con la mia interlocutrice, Sarah Clarke, perché ha riportato alla nostra visibilità i tratti di una donna del cui passato a Ponza poco si sapeva, anche se, dalle poche testimonianze raccolte, nessuno ha avuto mai dubbi sulla sua forza, perseveranza, capacità di relazionarsi con tutti, amore per la natura e per le cose semplici.

La fonte principale di riferimento è stato un articolo di Italo Calvino del 1945 pubblicato su La nostra lotta col titolo “L’odissea di una internata”. Il suo contenuto è il racconto che Lina Meiffret fece delle sue vicissitudini, quando si erano appena concluse, al giovane scrittore, suo caro amico, col quale aveva condiviso gli anni della gioventù e della formazione politica. Ed è rimasta l’unica pubblicazione su di lei. Sarah Clarke, ha integrato le notizie lì esposte con quanto ha ritrovato nell’archivio dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Imperia, riportando in appendice l’intera intervista così come era stata organizzata da Calvino.

A Ponza si sapeva che la signora Scudieri aveva avuto a che fare con i lager nazisti, probabilmente dove c’erano i forni crematori, ma le idee non erano chiare. Il suo percorso era stato attraverso altri campi non meno disumani e partendo dalle prigioni fasciste, dove le erano state inferte sevizie indicibili che non le avevano consentito poi di avere figli.

Una breve sintesi delle sue vicende può restituirci il profilo di una donna che aveva vissuto seguendo le scelte che la sua coscienza le dettava e che per esse aveva pagato un prezzo molto alto, dalla perdita dell’uomo che amava all’impossibile maternità.

 

[La gattara di Frontone (prima parte) – continua]

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