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Una canzone per la domenica (133). Canto d’inverno

Proposta da Fabio Lambertucci

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In questo periodo così rigido cosa c’è di meglio di un’Ode all’inverno e “alla misteriosa forza che come ghiaccio travolge e distrugge ogni cosa”?
La canzone è “Canto d’inverno” del gruppo folk metal italiano “Furor Gallico” di Milano.
E’ la traccia principale del loro album del 2019 “Dusk of the Ages” (*) ed è cantata da Davide Cicalese con Valentina Pucci. All’arpa celtica Becky Rossi, alla chitarra Gabriel Consiglio, al basso Marco Ballabio, al violino Laura Brancorsini e alle tin whistles (**) Massimo Volonté.

Perché amo questa canzone? L’amo perché amo la Natura, oggi così calpestata dall’Uomo. Sono iscritto da molti anni al Wwf, pratico il trekking tra i boschi della Tuscia e vedo come questi territori meravigliosi vengono trattati da noi umani (discariche illegali, eliche fotovoltaiche, centrali a carbone). La canzone parla di questo, come ha detto il cantante della band folk metal Davide Cicalese: L’Uomo è parte integrante della Natura, sia nelle civiltà passate, come quella celtica, che nell’epoca attuale, dove purtroppo il rapporto con la Natura è conflittuale e di sfruttamento. Da qui la volontà di arrivare al recupero del rapporto con gli elementi naturali. I versi: “La tua voce ha la forza di mille tempeste/ ma l’Uomo non conosce più il tuo nome/ Dimmi chi davvero sei mostruosa forza che/ come ghiaccio travolge e distrugge ogni cosa” dovrebbero tornarci in mente ogni volta che un fenomeno naturale estremo si manifesta e noi facciamo finta di non riuscire a capire le sue vere cause: il cambiamento climatico da noi causato per avidità.

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Ecco il suggestivo testo:

Canto d’Inverno  (2019) (5:47)
di Elisabetta Rossi, Gabriel Consiglio e Ralph Salati

Alba d’Inverno, odore di neve
mi accoglie il tuo abbraccio silente
tra intrecci di brina sovviene memoria
del tuo nome e d’antiche leggende

Nella neve danzi con le ultime foglie d’autunno
sei nel vento, in un mondo sospeso nel tempo.

Perché il tuo canto è nel vento
nella neve che ancor cadrà
se da solitarie cime la tua voce sovviene
chi potrà comprenderla.

Signora dei boschi, mille i tuoi nomi
il freddo e il silenzio accompagni
in notti innevate malinconico canto
Signora delle cime

Qual destino avrai se il freddo mai più tornerà
bianca dama, custode dei segreti d’inverno

Perché il tuo canto è nel vento
nelle neve che ancor cadrà
se da solitarie cime la tua voce sovviene
chi potrà comprenderla

La tua voce ha la forza di mille tempeste
ma l’uomo non conosce più il tuo nome

Dimmi chi davvero sei mostruosa forza che
come ghiaccio travolge e distrugge ogni cosa

Perché il tuo canto è nel vento
quella neve che soffoca
se da solitarie cime la tua forza tutto annienta
chi resisterti più potrà

Perché il tuo canto è nel vento
ma il tuo ghiaccio si scioglierà
se da solitarie cime il tuo destino è già scritto
se il freddo mai più tornerà.

Note

(**) – L’illustrazione di copertina di Dusk of the Ages (Il crepuscolo delle ere) è opera dell’artista Kris Verwimp, nome noto agli appassionati di copertine heavy-metal). Ritrae una schiera di cavalieri soprannaturali impegnati in una caccia senza tempo condotta dalla figura ornata di corna di cervo. In piedi sulla sinistra, invece, un bardo, figura tradizionale della tradizione celtica, munito solo della sua arpa.
Sulla destra dell’illustrazione, parzialmente nascosto dalla vegetazione, un masso riporta incisioni curvilinee comuni alle decorazioni celtiche anche in aree insulari, con motivi che richiamano lo Specchio di bronzo di Desborough (50 a.C – 50 d.C.)

(*) – Il tin whistle o pemperino o pennywhistle è un flauto a fischietto, a sei fori, di origine inglese, largamente usato nella musica popolare delle isole Britanniche e dell’Irlanda, appartenente alla famiglia dei flauti dritti (la stessa del flauto dolce). È anche lo strumento su cui si basa la musica tradizionale africana kwela (fonte Wikipedia).

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