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Istantanea mussoliniana: una rilettura (5)

di Rita Bosso

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Per le precedenti puntate leggi qui: (1) [1] , (2) [2](3) [3] e (4) [4]

Il 5 agosto 1943 Mussolini scrive al parroco Dies: gli hanno assicurato che è persona colta, di forte carisma, autorevole, punto di riferimento per la comunità; essendo un prete, ha maggiore libertà di movimento rispetto a ogni altro cittadino. Dies è fascista, come quasi tutti sono stati fino al pomeriggio del 25 luglio.
Dopo nove giorni di prigionia, Mussolini ha capito che la sua liberazione non è scontata, non avverrà grazie ai  mitomani e velleitari che progettano imprese fantasiose. Ogni sera i carabinieri della sua scorta si recano al Porto, su via Canalone; hanno chiesto al quattordicenne Giannino Conte, proprietario di una radio a galena, di trascrivere i bollettini di guerra; la lettura dei bollettini spegne le tenui speranze coltivate durante il giorno.

[5]Il maestro Giannino con Ernesto Prudente

Mussolini capisce che, se vuole essere liberato, deve agire, deve impiegare ogni risorsa disponibile, deve rischiare il tutto per tutto. Confeziona allora un messaggio che, in prima battuta, raggiungerà il parroco del paese. Nel messaggio:
– fornisce le coordinate spazio-temporali della prigionia; usa un formato universalmente comprensibile
– allega mille lire, sa che l’invio di messaggi clandestini costa. Rassicura il prete: che le spenda come ritiene più opportuno, nessuno gliene chiederà conto
– scrive di suo pugno un centinaio di parole, quel che basta per una comparazione della grafia
– consegna un oggetto sulla cui appartenenza non possono sussistere dubbi: il libro che i familiari gli hanno inviato pochi giorni prima, con sottolineature e annotazioni di suo pugno.

La sera successiva – nella notte tra il 6 e il 7 agosto- arriva un ordine improvviso: Mussolini deve essere trasferito a La Maddalena.
Dies, se anche volesse, non potrebbe fare più nulla per liberare l’ex duce.
“Mussolini è l’ultimo deportato che implorava soccorso, l’ultimo esiliato che chiamava il sacerdote (…) L’autografo col richiamo al libro è un’istantanea con cui Mussolini ha fotografato il fondo del suo spirito, rivelando, in un’ora ch’ei credeva l’ultima di sua vita, la sua fede Cattolica, il suo testamento religioso, il suo attaccamento alla Patria” (Dies, 1949).

Oppure Mussolini è un leone in gabbia che lotta furiosamente, disperatamente per la sua libertà.

[Istantanea mussoliniana (5) – Fine]

Di Rita Bosso, in condivisione con Associazione Cala Felci [6]