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d-05 foto-02 scotti-e-bis 114 la-spiaggia Spugne e astroides si contengono lo spazio

Epicrisi 318. Dormire, forse sognare…

di Sandro Russo

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In questa settimana sono stato particolarmente intrigato da una serie di articoli di Eugenio Scalfari su un argomento che, fin dall’occhiello di apertura, è precisamente definito:
Il tempo che passa, la vecchiaia, il futuro che si offusca e il passato che si oscura”.

Questi i titoli:
– Il silenzio e la verità, da la Repubblica dell’8 dicembre 2020
– Quando arriva la fine di un viaggio, da la Repubblica del 1° febbraio 2021
Vivete bene la vita che è fatta di sogni del 3 febbraio 2021

Il grande giornalista ha cominciato per tempo la sua personale “stagione degli addii” (ricorda niente?);


I temi angosciosi della malattia, della vecchiaia e della morte sono anche quelli che Simone de Beauvoir (1908-1986) ha voluto affrontare, una volta di più con grande coraggio, negli ultimi anni della sua vita (La terza età, 1970). Nel 1981, in seguito alla morte di Sartre, scrisse La cerimonia degli addii (La Cérémonie des adieux), cronaca degli ultimi anni del celebre pensatore (e indirettamente, della sua vita).

Scalfari cita spesso un suo scritto del 1994: Incontro con Io (contenuto nel Meridiano Mondadori). Da allora sono passati 27 anni, ma è bene ‘portarsi avanti col lavoro’, come si dice…
L’incipit è proustiano.
«Mi sveglio sempre più presto la mattina. Si dice che ai vecchi accada così. I tessuti cominciano a disseccarsi, le linfe e gli umori si impoveriscono e il sonno diventa leggero, aereo, quasi un dormiveglia e un respiro appena più regolare e arreso».

Il tema del sogno ha avuto albergo questa settimana nel sito. Ho molto apprezzato il racconto di Carlos Ruiz Zafón, che ha sollevato una mia personale Polvere di sogni.
E non possiamo dimenticare uno dei primi sognatori ‘professionali’ della letteratura occidentale: il don Chisciotte della canzone della domenica di Fabio Lambertucci.


Vecchiaia e sogno si confondono “In un paese lontano lontano…”, di Pasquale Scarpati.

E un po’ sognante è anche il ricordo di Ponza e dei ponzesi di Vittorio Polli, riportato di Giuseppe Mazzella, ma i commenti sono serviti a riportarlo alla realtà di quegli anni (tra i ’50 e i ’60).

La persistenza della memoria (citando il titolo del famoso quadro di Salvator Dalì, del 1931) ci ha portato questa settimana avanti e indietro nel tempo.
Indietro con la foto di: Due fari, due stelline un regalo di Ornella Vitiello – A Ornè’, ma perché hai aspettato tanto a diventare contributor del sito, dopo essere stata presente e trainante in tante nostre iniziative? – cui mi fa piacere rispondere con una foto d’archivio ancora precedente (senza stelline però!):

Ancora 60 anni nel passato con Le foto delle nozze di diamante di Valentino Mazzella e Assunta Maria D’Antuono Mazzella.


Qua e là nello spazio e nel tempo con I dipinti degli artisti ponzesi a Latina, per Artown: Diana Avellino e Silverio Mazzella.

Tra letteratura e storia, ricordo qualche altro articolo di questa settimana sul sito:
L’amore di un francese per l’Italia, di Patrizia Maccotta, su un’opera non troppo nota di Stendhal: San Francesco a Ripa.

E rispondendo a qualche richiesta isolana, Fabio dà altre informazioni sull’epoca e sulle scorrerie dei corsari saraceni (turchi in realtà) – “i Saraceni sono stati così chiamati o perché si proclamano discendenti di Sara, ovvero perché, come dicono i gentili, sono originari della Siria, quasi Sirigini: abitano un deserto vastissimo… (Wikipedia). In puro Lambertucci-style, eclettico e multi-fonti: I pirati turchi Dragùt e Barbarossa e le navi della Mezzaluna.

Un salto un po’ tra tutte le arti – diciamo la settima, il cinema, ma sono coinvolti anche la scultura e la fotografia – ci porta invece una gradita sorpresa: la giovane Francesca Morea le cui realizzazioni si possono vedere all’articolo: All’animazione, il genio ponzese.

Ricordando gli anni passati e il sonno dei giovani comparato a quello dei vecchi, Scalfari scrive:

«Il risveglio dei giovani è pigro, lentissimo e pesante perché pesante è il loro sonno e densi gli umori, la carne, i liquidi che il loro corpo secerne durante il riposo. Dormono abbracciati ai cuscini, supini o riversi, abbandonati di traverso, interamente posseduti da quello straniamento da cui al momento del risveglio si strappano con fatica come ebbri scacciati quasi a forza da un perduto paradiso di beata oscurità immemoriale.
Ma il sonno dei vecchi è di tutta un’altra natura. Dormono come i passeri, le loro ossa si sono fatte lievi, i muscoli si sono affinati, la cute è sottile e secca come carta velina e il corpo, mentre si muove nel letto, è quasi sonoro come le canne d’un organo quando le sfiori col dorso della mano. Il loro risveglio è immediato. Escono dal sonno senza indugi e quasi intatti dalle contaminazioni che reca il riposo. Il cervello torna a funzionare senza opacità, le tessere della memoria e delle concatenazioni si ripresentano implacabilmente e ti spingono fuori dal letto, reclamano un movimento fisico che interrompa quei meccanismi automatici, che impedisca che si trasformino in un’ansia indistinta e diffusa».

Edvard Munch. Melancholy (1894-96)

L’aggancio con gli articoli sul sito è alle tante, troppe persone scomparse che ci siamo trovati a rievocare nell’ultima settimana:

Salvatore Romano “Busy”, a Le Forna.

La mamma di Claude, l’amico di Emanuela, che ci ha fatto ricordare i tanti amici e lettori che abbiamo a Malta…

A Ventotene si piange la scomparsa di Giovanni Verde (Zazà) – memoria storica dell’isola, personalità vivace e giramondo – fratello del più famoso sindaco Beniamino.

E Leo Lombardi, nel ricordo congiunto, mio e di Emanuela, e in quello di Domenico.
Ora, mentre quasi per tutti Leo Lombardi è stato una figura pubblica, per la sua attività di geologo e studioso di impianti idraulici (a Ponza e nel mondo), per noi amici più stretti, almeno negli ultimi trent’anni e più, e stato indissolubilmente legato a Leda.
– Stasera vediamo Leonardo e Leda – dicevamo.
Così che mi ha stretto il cuore ritrovarmi sotto gli occhi queste due immagini, separate tra loro da quattro decenni circa…

La notizia dell’ultim’ora – giunta proprio durante la compilazione della presente epicrisi – riguarda la scomparsa di Giovanni Rispoli, per tanti anni figura di riferimento della storica farmacia di Sant’Antonio.

È accompagnandomi a riferimenti dagli scritti sopra riportati di Scalfari che affronto gli articoli più propriamente di attualità e cronaca  della settimana.
Scalfari cita Leopardi, Pascal e Shakespeare… In vario modo questi grandi si interrogano sull’insensato fluire del tempo e degli eventi, non trovando nulla che li rassicuri.

“Silenzioso romba il tempo, verso la foce scorre il fiume. Oh, natura noi siamo nati nel tuo grembo intimoriti e tracotanti; silenzioso sentiamo il tempo rombare che ci trasporta”.

“Sappiamo che tra noi e l’inferno e il cielo c’è di mezzo soltanto la vita, che è la cosa più fragile del mondo.”

Quando conto l’orologio che racconta il tempo / e vedo il giorno superbo sprofondato nell’odiosa notte; / quando osservo la viola non più in fiore / e riccioli neri tutti inargentati di bianco; / quando alberi sublimi vedo nudi di foglie / che già al gregge schermarono la calura / e il verde dell’estate, stretto in covoni, / portato sul carro con bianca e ispida barba/ allora sulla tua bellezza mi vado interrogando, / che tra i resti del tempo te ne dovrai andare; / perché dolcezze e bellezze smarriscono se stesse / e muoiono veloci come ne vedono altre crescere veloci; / e niente contro la falce del Tempo può offrire difesa / se non la prole che lo sfidi, quando ti toglierà di qui.

Confrontarsi con i grandi temi dell’esistenza non è voler sminuire le cure giornaliere, ma può servire a metterle nella giusta dimensione; e anche le cronache locali vanno rapportate alla dimensione più ampia dei problemi: perché i ponzesi – Ponza e la sua cultura/memoria – sono da salvaguardare, cioè difendere, proteggere, giammai surgelare né chiudere in una riserva.
Ecco gli articoli più specifici:

Confetti rossi con profumo d’incenso, di Francesco De Luca;

Il quindici agosto di nove anni fa, di Assunta Scarpati;

A star dietro alle parole, di Francesco De Luca;

Riqualificazione del Museo, Comunicato dell’Amministrazione comunale;

Ente Parco. I bandi per la cessione dei daini;

A quando la vaccinazione anti Covid-19 a Ponza? di Silverio Lamonica;

Progetto futuro. (2), di Francesco De Luca;

Toponomastica. La risposta dell’Amministrazione.

Delle considerazioni a parte merita un articolo giunto da un abitante di Procida – Davide Zeccolella – finora sconosciuto (e silente), che ci ha contattato per chiederci di pubblicare un articolo sulle memorie di un vecchio pescatore procidano (Pasquale Pasquale Scotto di Cesare), di quando aveva dodici anni. L’articolo è qui – La storia dei guarracini – e il contatto ci ha dato un’ulteriore prova delle capacità aggregatrici del sito.
Dei 35 articoli usciti in settimana – en plein! …una media di cinque articoli al giorno! – qualcuno ho mancato di citarlo, in questa sovraffollata rassegna. Me ne scuso con gli Autori.

Chiudo con le parti più liriche delle considerazioni di Scalfari su una vita che si conclude.
…Ci sono anche altri segnali. Per esempio la vivezza con cui da qualche tempo mi tornano in mente i ricordi dell’infanzia, certi luoghi, certi volti, sensazioni che avevo smarrito, odori e sapori, il vento di libeccio che batteva le strade del paese dove sono nato e per lunghi giorni ne agitava il mare schiumoso contro gli scogli che chiudevano il porto; il volo dei gabbiani e delle rondini al cader della sera. [Scalfari nasce a Civitavecchia, e frequenta le scuole a Roma, ma vive negli anni del liceo a Sanremo, dove è compagno di banco di Italo Calvino – NdR].
Quando la memoria ritorna verso l’infanzia è perché il futuro si è raccorciato e la mente trova compenso allungando il passato all’indietro, il più indietro possibile. Si dice che nel momento della morte, nell’ultimo istante la lucidità che ci resta, l’intera vita si ripresenta di fronte, tutta insieme prima che l’oscurità cada per sempre sui nostri occhi. Nessuno può raccontare se questa credenza corrisponda a ciò che accade realmente in quel punto terminale dell’esistenza, ma l’allungamento del passato man mano che si raccorcia il futuro è un’esperienza che siamo in grado di percepire. A me comunque accade così.
Non è affatto una sensazione sgradevole, non mi procura né allarme né disagio, anzi mi accarezza l’anima, suscita un sentimento affettuoso verso quei luoghi e quei tempi che erano rimasti sepolti e muti mentre la vita incalzava e sospingeva in avanti gli appetiti e i pensieri. Ma è tuttavia un avvertimento che modifica per chi lo riceve la direzione e lo spessore della lente con la quale guardiamo vivere il mondo e noi stessi.
Ricordo ancora quanto è stato scritto da William Shakespeare nella Tempesta: «Noi siamo della stessa stoffa di cui sono fatti i sogni e nello spazio di un sogno è racchiusa la nostra piccola vita».

Vivete bene la vita che è fatta di sogni!
È il titolo di uno degli articoli di Scalfari, e anche il mio personale augurio per la domenica.

 

I tre articoli citati, di Eugenio Scalfari, in file pdf:

Scalfari. Vecchiaia

Scalfari.1. Quando arriva la fine di un viaggio

Scalfari.2 Vivete bene la vita che è fatta di sogni

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