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A star dietro alle parole

di Francesco De Luca

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Già altre volte ho confessato in questo Sito di avere interesse a trovare significati ragionevoli ai nomi dei luoghi di Ponza, convinto come sono che i luoghi si chiamano in un certo modo perché il nome ad essi dato è stato attribuito per una ragione, evidente ai contemporanei.
Il topos per i Greci era l’argomento. Quando veniva utilizzato per denominare i luoghi si entrava nell’ambito della toponomastica.
Qualcosa sono riuscito a trarre fuori dal nero dell’ignoranza, a proposito delle denominazioni isolane, ma c’è ancora tanto da cercare.

Così, giorni fa sono stato occupato a leggere un atto notarile del 1903. Cinque fratelli si divisero i fondi rustici lasciati dal padre, morto. Lo facevano in accordo davanti al notaio Giovanni Coppa di Francesco. Nella spartizione compaiono alcuni terreni, sugli Scotti, dove si trova la cappella della Madonna della Civita. Quella zona in ponzese è denominata ‘a macchia ‘u spalece. L’espressione dialettale dirotta il significato verso gli asparagi (sparece – in dialetto – asparago). La cosa è plausibile perché trattasi di zona coperta dalla macchia mediterranea e, si sa, l’asparago selvatico alligna lì dove la terra è incolta.

Il dialetto è strumento linguistico che codifica e tramanda il senso che il popolo ha prediletto e predilige, e pertanto ha un merito conservativo indiscutibile, ma possiede in sé, nella sua propria natura, difetti che devono essere tenuti presenti. Il dialetto segue l’oralità delle parole, il suono, e per questo è fluido, mutevole, ingannevole (esempio: asparago si dice asparece o aspalece? Manca la forma scritta che sancisce la correttezza!).

Prova di questa carenza mi si è evidenziata in quell’atto notarile dove quella zona viene chiamata macchia dello spalatro. Oddio… lo spalatro… cosa è? Basta un attimo di ricerca e lo spalatro si evidenzia come la ginestra spinosa. Presente a Ponza, e più rigogliosa nelle zone boscose. Accludo le foto.
Quale significato privilegiare: macchia ‘u spalece ossia dell’asparago o macchia ‘u spaletro ossia macchia dello spalatro?

Non è il fine di questo articolo. Qui voglio soltanto evidenziare come le denominazioni possono essere due e tutt’e due debbono trovare accoglienza nella conoscenza dei Ponzesi. A tal proposito, chi può dare ragguagli ulteriori, li dia.
Non penso che l’argomento sia di poco conto.
Come ho concluso in altri articoli dico che: si nun saie ‘u nomme tuie – te chiammeno strunzo.

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