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Una canzone per la domenica (131). Don Chisciotte dei Modena City Ramblers

di Fabio Lambertucci

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Il personaggio letterario di Don Chisciotte della Mancha, creato da Miguel de Cervantes Saavreda (1547-1616), ha ispirato molti artisti. Due nella musica leggera italiana: il grande Francesco Guccini e il gruppo dei Modena City Ramblers. La canzone Don Chisciotte, cantata da Guccini, assieme al suo storico chitarrista Juan Carlos “Flaco” Biondini, è stata in realtà scritta da Giuseppe Dati, musicata da Goffredo Orlandi ed incisa nel 2000 nel diciannovesimo album di Guccini Stagioni.
È un dialogo-scontro tra Don Chisciotte e il suo scudiero Sancho Panza, tra l’idealismo del folle cavaliere e il realismo del povero scudiero. La canzone è un capolavoro e il suo tono è sostanzialmente positivo: alla fine i due protagonisti vanno a “combattere” contro l’ingiustizia.

Tuttavia la canzone che vorrei invece trattare è stata scritta e cantata tre anni prima: è Don Chisciotte del 1997 del gruppo Modena City Rambles. E’ la tredicesima traccia del loro terzo album Terra e Libertà.
Il titolo è tratto da un film del 1995 del regista inglese Ken Loach che narra dell’esperienza di un volontario inglese nella guerra civile spagnola del 1936-1939.
Le canzoni dell’album sono ispirate dalla letteratura magica latinoamericana e soprattutto dal romanzo Cent’anni di solitudine (Cien anos de soledad) del premio Nobel per la Letteratura del 1982, il colombiano Gabriel Garcia Marquez (1927-2014).
La musica è un folk irlandese con tipici suoni latinoamericani.

Il cantante è Stefano “Cisco” Bellotti, nato a Carpi nel 1968. Ecco il testo:

Don Chisciotte 

Vedo ombre e fantasmi
i nemici che ballano
I diavoli e gli spettri intorno a me
Le voci si inseguono
i rumori mi confondono
E il mondo sta svanendo intorno a me

L’orchestra ha finito
Il concerto da un pezzo
E nessuno più è rimasto qui a ballare
Siamo gli ultimi, Sancho
A marciare su una strada
Di rottami e di vecchie bandiere

Ritornello

Dimmi cosa ci faccio qui

(La mia strada di colpo si è persa)
Dimmi cosa ci faccio qui
(Il mio sogno è finito in frantumi)

Ho la bussola rotta
I pensieri annebbiati
Sono stanco e perduto
E mi chiedo
Che cosa ci faccio qui

Da salotti e prigioni
Gli amici mi guardano
E sorridono e poi scuotono la testa
i mulini mi aspettano
I bersagli mi conoscono
Sto correndo, ma la bussola si è persa

I megafoni parlano
I suoni riecheggiano
Ma nessuno più è rimasto ad ascoltare
Siamo gli ultimi Sancho
A vagare in un deserto
Di ricordi di patetiche avventure

Ritornello

L’orchestra ha finito
Il concerto da un pezzo
E nessuno più è rimasto qui a ballare
Siamo gli ultimi, Sancho
A marciare su una strada
Di rottami e di vecchie bandiere

Ritornello

Perché questa canzone mi piace?
Innanzitutto credo che descriva quel momento quando la forza d’animo che ti ha spinto all’azione si esaurisce e tutto comincia a confondersi, dove le idee che prima avevi chiare si dileguano. Mi ricorda la maratona: ti trovi a metà, la distanza dal traguardo è uguale a quella dalla partenza e allora vai avanti ma non sai bene perché. Soprattutto ti senti totalmente solo. Sto sbagliando ad insistere? C’è speranza? Questi sono gli interrogativi che mi suscita l’ascolto…

I musicisti dei Modena City Ramblers sono: Alberto Cottica (fisarmonica, cori), Franco D’Aniello (tin whistle, flauto traverso, bombarda, cori), Massimo Ghiacci (basso elettrico ed acustico, tea chest bass, cori), Massimo Giuntini (bouzouki, uilleann pipes, banjo, clarino), Francesco Monetti (violino, chitarra elettrica, cori), Giovanni Rubbiani (chitarra acustica, armonica, cori) e Roberto Zeno (batteria, djembé, congas, percussioni, cori).