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Epicrisi 317. Diario di bordo

di Silveria Aroma

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Sono passati dieci anni da quando abbiamo lasciato la costa e preso a navigare attraverso spazio e tempo. I momenti di gioia e quelli di dolore si sono alternati e mescolati seguendo il ritmo di ciò che accade nella vita fuori dall’astronave.

Siamo invecchiati immagine dopo immagine, tra una foto in bianco e nero e un passaggio tutto a colori. Ad ogni stazione orbitante è sceso qualcuno, qualcun altro è salito. La rotta da seguire varia al variare del pensiero di uno o più membri dell’equipaggio e si contamina con l’esterno.

L’isola a tratti scompare dal radar, nascosta da un silenzio di nebulose, ma pronta a ritornare sempre étoile di questa costellazione di parole.
L’astronave brilla di una luce variabile ma sempre presente, ogni mattino e ogni sera. Come la luce di casa che si intravede tornando la sera. Un racconto, un pensiero, un ricordo… una ricca lista di possibilità tra cui scegliere e soffermarsi mentre l’astronave va attraverso il tempo e lo spazio.

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Nella settimana appena trascorsa siamo stati con Francesco De Luca [3] a fare un bagno a Capo Bianco dove l’acqua, attraversata dalla luce dal fondo, con la complicità del biancore della roccia, prendeva il colore del verde cobalto, che è un verde misto all’azzurro. Questo per l’estate, per l’inverno c’è il balcone [4].

Abbiamo contato con il pallottoliere i pensieri [5] di Pasquale Scarpati e ripercorso in breve la vita di due donne diverse fra loro ma capaci di imprimere segni importanti nella memoria. Teresa [6] e Amabile [7] che ci hanno lasciato in questi giorni.

Rita Bosso [8] ricorda Teresa Fabbri, e riporta nel presente un piacevole e affettuoso quadretto familiare: “Buongiorno, sono Tèrèsa, è permesso? Disturbo? Si può?” Dopo aver preso il pane: “Allora grazie, scusate il disturbo, buona giornata, arrivederci.”
Zi’ Monaca scuote la testa: “Ma quanto è esagerata, questa Tèèèrèèèsa! Buongiorno, grazie, prego, permesso… tutto questo, per un poco di pane secco da dare alle galline?”

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Giuseppe Mazzella [10] ci  regala parole di autori che hanno guardato con attenzione, e non solo con imperiosa voglia di consumare, l’isola e i suoi abitanti e ne hanno lasciato un tratteggio interessante. “Non esito ad affermare che il fascino vero di Ponza sta nella tempra genuina dei suoi abitanti. Sono, questi, rari rappresentanti di un mondo antichissimo, cui sono rimasti legati inavvertitamente da un filo esile ma saldo che un occhio distratto difficilmente scorge”.

Federico Galterio, già docente di scuola media nelle scuole di Ponza centro e in quelle di Le Forna negli anni scolastici 1980-1982, ci ha fatto conoscere la sua pubblicazione Ponza, sentinella del Tirreno [11].

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Una comunità si racconta anche in cucina, e allora anche dall’astronave siamo pronti a seguire in streaming le ricette di Assunta Scarpati [13], testimone essenziale delle tradizioni ponzesi. Ho già fame!

Tra un buon piatto e l’altro S’alza il vento! … Bisogna osar vivere! Come ci ricorda Gaia De Luca [14] attraverso le parole di Paul Valéry mentre “Una foto racconta” ci arricchisce gli occhi puntata dopo puntata.

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Brava Gaia! Se ne vuoi inviare altre (anche un po’ di quella avifauna selvatica che tanto mi piace) non ci dispiace affatto.

Come si vede dall’astronave ci sono molti lavori da fare per curare la meravigliosa isola che ci fa da casa. A Santa Maria dopo tante traversie, finalmente è stata indetta la gara per i lavori di completamento della scuola [16].

Il pensiero dell’estate che verrà comincia a fare capolino nelle giornate che via via si allungano, ed è come sempre accompagnato dalla necessaria volontà di risolvere vecchi problemi. La riunione della Pro Loco [17] rigorosamente via Rete, come Covid comanda, e la successiva risposta del sindaco [18] Francesco Ferraiuolo.

A tratti arrivano le note di qualche canzone. Sandro Vitiello ci ha fatto ascoltare un racconto cantato da Bruce Springsteen [19]. È una piccola storia di un paesino sperduto dove due ragazzini si amano vicino al fiume e fanno progetti, hanno sogni, hanno speranze. Lei rimane incinta e per loro finisce la stagione dei sogni e comincia quella della triste realtà, insieme. E la loro vita cambia completamente. Lui ritorna ancora, da solo, al fiume ma il fiume è asciutto ormai e la realtà è dura da vivere.

La musica entra nell’aula di storia dove Fabio Lambertucci ci racconta frammenti della nostra, in questa settimana di inizio febbraio lo fa attraverso due personaggi particolari Ciceruacchio [20] e Masaniello [21].

E la storia passa per i corsi di cinema [22] come ci spiega Sandro Russo.

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Lunga è la narrazione che coinvolge tutte le arti e ci lega a Chiaia di Luna, vecchia e vivida nella memoria e ci vogliamo andare [24].

Anche Leonardo Lombardi [25] e Salvatore Romano [26] ci hanno lasciato per un altro, misterioso, viaggio.

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Diario di bordo. Ponzaracconta spegne dieci candeline, dieci anni che non ti aspetti [28] sono racchiusi nel brioso amarcord della nostra Luisa. Ma non c’è tempo per fermarsi, il Bianconiglio di Alice incalza: è tardi, è tardi! Ed è già pronto un nuovo pezzo: un sonetto tutto per noi, regalo di Silverio Lamonica [29].

Il nostro viaggio continua alla ricerca costante di articoli, immagini, racconti e poesia da proporre al divino lettore, che ci voglia bene oppure no.

Auguri ponzaracconta!