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Lezioni di Storia dai corsi di cinema

di Sandro Russo

 

Il Cinema non è un mio interesse recente, ma ho cominciato ad approfondirlo con continuità e metodo solo a partire dal 2006 fa con uno storico “Corso di Critica cinematografica” fatto presso la storica associazione romana “Sentieri Selvaggi”.
La differenza tra “mi piace” e “cerco di capirci di più”.

Questo, negli anni, mi ha portato nuovi amici e diverse aggregazioni e a frequentare giri di veri maniaci… Ce n’è una varietà, tra generi e sottogeneri. Dai ricercatori-studiosi da ogni fonte possibile, agli “smanettoni” che scaricano film (e la qualunque) dalla rete, fino all’amica traduttrice dall’inglese e spagnolo che va ai festival (Venezia e Cannes) e partecipa alle interviste con scrittori, registi e attori. E poi ci racconta (e ne scrive), anche sul sito.

Le cose che mi interessano, o che sto facendo al momento, spesso cercano/trovano spazi di partecipazione e condivisione su Ponzaracconta. Così la serie “La storia raccontata dai film” svolta principalmente dal maestro e amico Gianni Sarro (Cfr. indice per Autori).


Nell’ambito degli approfondimenti recenti, l’altro giorno abbiamo visto e analizzato un film “culto”: L’angelo azzurro (Der blaue Engel), del 1930 diretto da Josef von Sternberg, tratto dal romanzo Professor Unrat di Heinrich Mann; romanzo che si segnala per la sua aspra e immediata efficacia narrativa ed espressiva e che ha suscitato l’interesse di sociologi e studiosi, oltre che degli psicoanalisti (da Wikipedia).
Von Sternberg, benché tedesco di nascita, emigrò giovanissimo negli Stati Uniti, tornò in Germania proprio per girare L’angelo azzurro e condusse la maggior parte della sua vita e attività oltre-oceano.

Il film narra la tragica storia del professor Rath, rispettabile insegnante di un ginnasio di provincia, che si innamora di Lola, una cantante di varietà, impersonata da Marlene Dietrich.
Sono importanti, nell’analisi del film, soprattutto la data di uscita – fu proiettato per la prima volta a Berlino il 1° aprile 1930; poi il regista (von Sternberg), l’attrice (Marlene Dietrich) e i complessi rapporti tra loro; oltre all’altro protagonista, il grande attore di teatro Emil Jannings (di dichiarate simpatie naziste, amico personale di Goebbels). La Dietrich all’opposto, di forte posizione anti-nazista, emigrò in America il giorno dopo la prima de L’angelo azzurro. Ottenne la cittadinanza americana nel 1939.


Tanti i punti interessanti da svolgere, ma ai fini di quanto voglio dire, focalizziamo l’attenzione sulla data.
Il 1930. Tre anni prima della caduta della Repubblica di Weimar e dell’ascesa al potere di Hitler

Per cui non possiamo non parlare de la Repubblica di Weimar, la denominazione non ufficiale con cui viene normalmente indicato il secondo Reich (Impero) tedesco nel periodo tra il novembre 1918 e il 1933.
La Repubblica di Weimar deve il suo nome alla città di Weimar, dove si riunì l’assemblea nazionale che redasse una nuova costituzione dopo la sconfitta tedesca nella prima guerra mondiale.
Il primo tentativo di stabilire una democrazia liberale in Germania fu un periodo di grande tensione e conflitti interni, nonché di grave crisi economica, che si concluse con l’ascesa al potere di Adolf Hitler e del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (ancora da Wikipedia, che ha una voce particolarmente ricca, al riguardo).

Per tornare ai film che forniscono intuizioni profonde su un determinato periodo storico, occorre distinguere tra quelli che anticipano eventi che ancora non sono accaduti e quelli che ‘a posteriori’ analizzano lo stesso evento.


Per fare un esempio, i segni premonitori dell’avvento del nazismo si possono trovare in un film come L’angelo azzurro del 1930; lo stesso tema viene trattato metaforicamente nel magnifico film di Michael Haneke (del 2009), Il nastro bianco (Das weiße Band), vincitore della Palma d’oro al 62º Festival di Cannes. E si comprende come la data di produzione del film, ovvero la visuale da cui sono visti gli eventi, faccia una grande differenza.

Il nastro bianco
si svolge in un villaggio nel nord della Germania protestante, tra il 1913 e il 1914, poco prima dell’inizio della prima guerra mondiale e il narratore – un giovane maestro – rievoca, a molti anni di distanza, l’escalation di inquietanti incidenti rimasti senza colpevole, in cui sembra siano coinvolti dei ragazzini. Mentre le immagini del ricordo emergono dal nero della memoria, si fa strada la sensazione che quei fatti potrebbero servire a chiarire gli eventi che si svilupparono in Germania negli anni a seguire. Un viaggio inquietante “alle radici del male”: i ragazzini del film saranno gli stessi che, diventati adulti, vestiranno le divise delle SA e delle SS.

Forse che il film di cui parliamo – L’angelo azzurro – nella persona del suo regista von Sternbergh, possiedono il dono della preveggenza?
Certo che no, ma registrano lo spirito del tempo con tale sensibilità e acutezza da scandagliare tutte le tensioni profonde che agitavano il paese in quel periodo.

Il caos degli ambienti artistici che definire libertini e sguaiati è un eufemismo; una figura femminile forte e determinata (la Lola del film) neanche immorale, ma amorale; l’intrinseca debolezza del prof. Rath, uno rispettato professore di liceo che perde la testa per una folle passione, e insieme la reputazione e la stima di se stesso: un cupio dissolvi nella perdizione.
Viene messa in scena una borghesia debole, impaurita e insicura, pronta ad abbracciare una soluzione forte quale che sia, purché la preservi dal caos; e anche (nelle figure del pagliaccio e del bidello della scuola) una maggioranza silenziosa che non sa che fare, e nel dubbio, rimane immobile. 

Queste e altre chiavi interpretative sono fornite da un illuminante saggio, di Siegfried Kracauer: Da Caligari a Hitler. Storia psicologica del cinema tedesco (Lindau; 2007): un trattazione del cinema tedesco tra le due guerre: espressione pessimista delle tendenze sociali e spirituali di quell’epoca.

Altro motivo di interesse. Sono presenti nel film scene girate tra i vicoli e le case di Berlino: la Berlino medioevale che non esiste più, dal momento che la città fu rasa a zero dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. In queste sequenze si vedono ombre lunghe e prospettiva sghembe, omaggio del regista al cinema espressionista tedesco: Il gabinetto del dottor Caligari , per intenderci (Robert Wiene (1920). E le opere di registi come Friedrich W. Murnau, Fritz Lang, Georg W. Pabst, Paul Leni.

Un ulteriore esempio di quanto sia necessario un approfondimento critico dei film – qui solo per una citazione – è l’opera di Jean Renoir La regola del giocoLa Règle du jeu, del 1939, considerato dai critici cinematografici non solo una delle migliori del regista, ma anche uno dei più grandi film mai realizzati. Anche questo un film “profetico”, anticipatorio della catastrofe incombente.

Riporto qui solo due delle tante opinioni sul film, di André Bazin, il fondatore dei Cahiers du Cinema: «Né il pubblico, né la maggioranza della critica seppero nel 1939 riconoscere ne La regola del gioco la più ampia e la più lucida espressione di un’epoca condannata. Probabilmente però non fu questa la causa principale del fallimento del film. La storia d’amore valeva quanto un’altra e sarebbe stata sufficiente per decretare il successo dell’impresa se la sceneggiatura avesse rispettato la regola del gioco cinematografico. Renoir aveva voluto realizzare secondo la sua stessa espressione un dramma gaio e questa mescolanza insolita disorientò. D’altra parte, la sua regia prodigiosamente mobile, la sottile ironia delle inquadrature e dei movimenti di macchina, lo stile della fotografia che annunciava in maniera generale la celebre profondità di campo che abbiamo ritrovato in America attraverso Quarto potere (1941) e I migliori anni della nostra vita (1946), sembravano allora delle fantasie buffe ma discutibili».
(André Bazin: Jean Renoir, 1971)

…E dello stesso regista:
«È un film di guerra, eppure non viene fatta nemmeno un’allusione alla guerra»
(Jean Renoir: La mia vita, i miei film; 1992)

Di queste indirette lezioni di Storia che si possono ricavare dai film, sarà forse necessario riparlare…

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